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In ospedale uno stimolatore all'avanguardia per trattare il dolore cronico

È molto alto il livello di servizio proposto dall’hub di Ravenna che vanta, tra gli altri, quello per l’impianto dello stimolatore di ultima generazione capace di interrompere i segnali di dolore al cervello

Sono molti i pazienti che, grazie ai trattamenti per il dolore cronico all’Unità Operativa Complessa di Terapia Antalgica di Ravenna, hanno smesso di soffrire. Una patologia che solo in Emilia Romagna colpisce 1,5 milioni di persone e che in Italia supera i 16 milioni. È molto alto il livello di servizio proposto dall’hub di Ravenna che vanta, tra gli altri, quello per l’impianto dello stimolatore di ultima generazione capace di interrompere i segnali di dolore al cervello.

"Il nostro hub rappresenta uno dei primi centri di eccellenza del panorama nazionale per l’impiantistica ad alta complessità e per l’uso di piattaforme tecnologiche multidimensionali. E’ uno dei due centri di riferimento per la regione Emilia Romagna che può ospitare 4 posti letti dedicati – commenta Massimo Innamorato, primario del Servizio di Terapia Antalgica – Siamo strutturati per accogliere i pazienti che accedono sia per consulti ambulatoriali (prime visite e/o controlli, erogazione di cannabinoidi, gestione delle sindromi da abuso da oppiacei e agopuntura) sia per interventi mininvasivi in sala operatoria (infiltrazioni peridurali, intraforaminali o a livello delle articolazioni vertebrali, impiantistica midollare farmacologica ed elettrica). Si tratta di un numero sottostimato di pazienti che decidono di accedere alla nostra struttura, basti pensare che solo l’Emilia Romagna ne ha registrati circa quattrocentomila. Sono ancora pochi i pazienti che conoscono queste realtà e hanno informazioni frammentarie e a volte poco corrette”.

Una pratica collaudata quella di Innamorato, che ora potrà avvalersi di un sistema innovativo di impulsi elettrici che, grazie a calibrazioni successive all'impianto, permette di rimuovere “su misura” il dolore persistente dei pazienti potendo combinare tutte le modalità di stimolazione ad oggi disponibili. “I vantaggi non si fermano qui - continua il medico - infatti questa nuova tecnologia richiede ridotti tempi di ricovero (2 giorni) e, avvalendosi di un sistema wireless di ricarica, consente al paziente di ricaricare la batteria senza la necessità di reinterventi per la sostituzione”.

Sono ancora tantissimi gli italiani che rientrano in questo triste primato, che colpisce 1 su 4 (oltre 16 milioni) e 1 milione e mezzo di emiliano romagnoli. A livello mondiale, il dolore cronico colpisce circa 1,5 miliardi di persone. Solo la metà dei casi si rivolge a un medico, più spesso a quello di famiglia (57,9%), raramente al terapista del dolore (5,8%). Il 61,7% degli italiani soffre di dolore cronico ma non sa come affrontarlo. Il dolore viene sopportato o sottovalutato dal paziente in quasi un terzo dei casi (29%) oppure curato con antidolorifici non specifici (23%).

Si tratta di un dolore persistente e debilitante che dura per tre mesi o più e può avere origine da motivi diversi: malattie croniche degenerative quali l'artrosi conseguenza di un intervento chirurgico o a un infortunio oppure può essere di origine iatrogena come l’emicrania. Il comunissimo mal di schiena è tra le prime cause di dolore cronico (più della metà), seguito dalla cefalea, dai dolori delle grandi e piccole articolazioni, della nevralgia post-erpetica (il fuoco di Sant'Antonio), della nevralgia di altri nervi, quali il trigemino.

“La maggior parte si è ormai rassegnata a pensare che la medicina non può fare di più, rinunciando a stare meglio, “accettando” il dolore come un'inevitabile conseguenza del loro problema: il 25%, che corrisponde a circa 4 milioni – prosegue Innamorato - non è adeguatamente trattato. È stato stimato che almeno il 22% della popolazione colpita da dolore cronico soffre di depressione e ansia a causa delle limitazioni causate da una quotidiana sofferenza".

I trattamenti di nuova generazione, oltre a confermare l'evidente livello di efficacia anche nel tempo, hanno inciso molto sull'invasività dell'intervento. Il sistema è composto da un generatore di impulsi ricaricabile posizionato sotto pelle e connesso a piccoli filamenti che trasmettono un segnale elettrico direttamente a livello del midollo spinale. Lo stimolatore impiantato all'ospedale di Ravenna è l'unico in grado di rilasciare in sicurezza lievi impulsi elettrici ai nervi fra 2 e 10.000 HZ (e tutte le forme di onda disponibili), interrompendo la trasmissione dei segnali del dolore al cervello. Sono molte le peculiarità che rendono unico e omni-comprensivo il dispositivo (non a caso di chiama Omnia).

“Innanzitutto il fatto che tutta la gamma di frequenze è contenuta nel dispositivo e questo consente al medico di poter calibrare, dopo l'intervento, la potenza e la durata delle onde utili a controllare il dolore del paziente avendo a disposizione tutte le modalità disponibili. Un passaggio epocale che consente tramite regolazioni successive all’intervento di ottenere il miglior risultato – conclude Innamorato - cercando nello stesso dispositivo la modalità più efficace, senza dover ricorrere a molteplici interventi chirurgici per sostituire un sistema con un altro. Un intervento chirurgico sempre meno invasivo, che prevede un periodo di prova di 4 settimane e un ricovero di massimo due giorni per l'inserimento del dispositivo. Un sistema completo che include anche gli aspetti più “logistici” della gestione quotidiana del paziente, come la ricarica wireless della batteria, che ha definitivamente abolito un secondo richiamo in sala operatoria per sostituirla".

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