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Cronaca Faenza

In trasferta dall'Albania per rubare vestiti: arrestate zia e nipote

Le due donne erano arrivate in auto dalla Croazia “armate” di borse schermate e di tronchesine per eludere i sistemi antitaccheggio. I carabinieri le hanno arrestate

In missione dall’Albania a Faenza per svaligiare un negozio di abbigliamento: arrestate zia e nipote con quasi 2000 euro di refurtiva. Le due donne erano arrivate in auto dalla Croazia “armate” di borse schermate e di tronchesine per eludere i sistemi antitaccheggio. I carabinieri le hanno arrestate mentre cercavano di confondersi fra la clientela che affollava il centro commerciale “Le maioliche” sabato pomeriggio.

Nella tarda mattinata di sabato, la dipendente di un negozio di abbigliamento del centro commerciale si è insospettita quando si è accorta che c’era molto disordine sugli scaffali destinati alla merce in esposizione e soprattutto perché vi erano molti appendiabiti lasciati vuoti. Dopo essersi guardata intorno, la commessa ha notato due donne uscire frettolosamente dal negozio con un carrello della spesa ed ha tentato invano di raggiungerle in quanto si sono dileguate in direzione del parcheggio esterno.
 

Dopo alcuni minuti, la stessa dipendente ha riconosciuto le due donne nel frattempo tornate nel negozio ed è rimasta ad osservarle per studiarne i movimenti: ha visto chiaramente che entrambe facevano finta di osservare la merce dopodichè gli indumenti “sparivano” dalle loro mani. Nel momento in cui la commessa ha fermato una di loro per effettuare un controllo, la donna ha gettato per terra la borsa in cui aveva riposto vari indumenti ed allo stesso tempo ha tirato fuori dalla sua borsa altri vestiti dai quali era stata tagliata l’etichetta, quindi si è data alla fuga di corsa, seguita dalla sua complice.

Nonostante siano state inseguite fino al parcheggio, le due donne sono riuscite a dileguarsi ed a quel punto la direzione del negozio ha telefonato al 112 per segnalare l’accaduto. La pattuglia del nucleo operativo e radiomobile intervenuta sul posto, dopo aver visionato le immagini del sistema di videosorveglianza del negozio per vedere l’aspetto delle due donne, ha iniziato le ricerche a partire dal parcheggio del centro commerciale: è lì che i carabinieri hanno notato un’autovettura Volkswagen “caddy” con targa del Montenegro che li ha subito insospettiti. Occultata nello sportellino del serbatoio c'erano le chiavi dell'auto. Aperta la macchina, i carabinieri hanno trovato nel cofano due borsoni ricolmi di indumenti (jeans, maglie, giacche, abiti) per un valore complessivo di circa duemila euro, tutti rubati dal negozio di abbigliamento dove le due donne erano state notate più volte entrare ed uscire.

Nell’auto c’era anche la federa di un cuscino rivestita all’interno con strati di carta stagnola per aggirare il rilevatore dell’antitaccheggio, contenente numerosi capi di biancheria intima insieme a decine di etichette munite di rilevatore magnetico che erano state tagliate utilizzando due piccoli tronchesi da elettricista rinvenute nell’abitacolo. Con l’ausilio di un secondo equipaggio i carabinieri di faenza hanno cominciato a setacciare i paraggi ed alla fine hanno rintracciato due donne vestite allo stesso modo di quelle che erano state filmate dalle telecamere interne del negozio di abbigliamento “saccheggiato”: si trovavano ancora nelle pertinenze del centro commerciale, a quell’ora molto affollato, sicuramente la loro intenzione era confondersi fra la clientela. Una delle due, 40enne, identificata mediante la sua patente di guida albanese, è risultata l’intestataria dell’auto trovata precedentemente nel parcheggio piena di abbigliamento rubato. Insieme a lei si trovava la zia 47enne, sua complice nei furti. Alla banca dati delle forze di polizia le due albanesi sono risultate sconosciute e prive di recapito in quanto mai controllate in Italia.

Gli accertamenti effettuati in caserma hanno consentito di dimostrare che durante la mattinata erano giunte in Italia provenienti dalla Croazia passando da Trieste, con l’esclusivo scopo di rubare abbigliamento che poi avrebbero dovuto consegnare in Albania ad un ricettatore, versione che la proprietaria dell’auto ha riferito ai carabinieri. a suo dire, il denaro che avrebbe ricavato da quella vendita le sarebbe servite per curare un familiare in Albania. Zia e nipote sono state arrestate con l’accusa di furto aggravato e continuato in concorso. Dopo la convalida sono state processate per direttissima e condannate dal giudice Bernabei a sette mesi di reclusione e seicento euro di multa, pena sospesa con la condizionale. Molto probabilmente le due donne facevano parte di una banda organizzata dedita allo stesso genere di furti pertanto non si esclude che prima di “colpire” a Faenza avessero pianificato l’obiettivo con altri complici diretti altrove.

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