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Ingannò lo Stato dicendo di essere arrivato da solo in Italia: minore condannato

L'indagine nasce a ottobre 2017 con una segnalazione della Questura di Ravenna, a cui il minore si sarebbe presentato dicendo di essere solo in Italia e senza possibilità di sostentamento

Un anno di reclusione e 500 euro di multa per aver ingannato lo Stato italiano, mentendo quando disse di essere arrivato solo, di non aver parenti nè mezzi, facendo sì che fossero le istituzioni a mantenerlo con circa 77 euro al giorno. E' la condanna, con la condizionale, che il tribunale per i minori di Bologna ha inflitto a un albanese, arrivato in Romagna nel 2017 e imputato di truffa ai danni dello Stato.

Nel valutare il caso del minore, simile ad altri che arrivano dopo le citazioni a giudizio della Procura, il presidente del tribunale Giuseppe Spadaro, giudice estensore, fa notare in sentenza la "particolare scelleratezza" della condotta "volta non solo a raggirare la legge ma altresì a cagionare un danno economico alla pubblica amministrazione, servendosi delle risorse che quest'ultima mette a disposizione in protezione di quei soggetti realmente bisognosi di un aiuto da parte delle istituzioni", come riporta l'Ansa. Il giovane arrivò in realtà insieme al padre e il tribunale sottolinea come presumibilmente abbia agito spinto dal genitore, per cui procede la Procura ordinaria.

L'indagine nasce a ottobre 2017 con una segnalazione della Questura di Ravenna, a cui il minore si sarebbe presentato dicendo di essere solo in Italia e senza possibilità di sostentamento. In realtà, è emerso in seguito, sarebbe arrivato insieme al padre che dichiarò di aver fatto il viaggio per raggiungere un parente in Romagna e poi ripartì per l'Albania. Il giovane allora fu mandato, come prevede la legge, in una comunità e le spese per il suo mantenimento sono state affrontate da un ente pubblico, che si è fatto carico anche di scuola e progetti educativi. Ma l'erogazione fu ottenuta illecitamente, per l'accusa e per il tribunale, oltre che consapevolmente: "Sarebbe davvero inverosimile sostenere che il minore mentisse sulla propria condizione personale per motivazione diversa dall'indurre in errore le forze dell'ordine", osserva la sentenza.

Dichiarando il falso il giovane ha infatti realizzato "concretamente il progetto criminoso preordinato dai genitori che inducevano il figlio ad abbandonare il proprio Paese di origine per trovare un soggetto terzo che si occupasse del mantenimento". E proprio al contesto familiare guarda il tribunale nel concedere il beneficio della sospensione condizionale: si può dedurre, si dice, che sia stato il padre a ideare il tutto, organizzando il viaggio con l'esclusivo intento di sistemare il figlio. Un piano per aggirare le leggi italiane e creare un danno economico alla pubblica amministrazione, a cui il ragazzo si sarebbe sostanzialmente prestato.

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