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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca Faenza

Matteo, 18enne premiato da Mattarella: "Ho rischiato di morire per un batterio preso nel fango, ma rifarei tutto da capo"

"Ho passato 15 giorni in ospedale, non riuscivo a mangiare e a bere perché avevo un ascesso in gola e avevo tremori come fossero attacchi epilettici anche per 20 minuti di fila. Non ho capito la gravità della cosa fino a che non sono uscito"

Per aiutare a spalare fango ha rischiato la vita, ma nonostante questo non ha dubbi: rifarebbe tutto da capo. Matteo Violani è uno dei tre ravennati che qualche giorno fa sono stati nominati Alfieri della Repubblica. Il presidente Mattarella ha conferito l'Attestato d’onore al 18enne faentino "per il servizio di volontariato prestato in occasione dell’alluvione che ha colpito la sua città. Il suo impegno costituisce un esempio di cittadinanza attiva e simboleggia la resilienza di una intera comunità".

Un riconoscimento giunto proprio in occasione del 18esimo compleanno del giovane volontario. "Direi che è stato un super regalo - commenta Matteo - Mi è sembrato assurdo, non me lo sarei mai aspettato e ho provato un grande onore. Se devo essere sincero, però, è un riconoscimento che non sento solo mio, ma credo rappresenti migliaia di ragazzi che come me si sono rimboccati le maniche per aiutare il proprio territorio".

Matteo, dopo aver trascorso i primi giorni a pulire la casa alluvionata dei nonni vicino al Lamone, ha iniziato a collaborare con la Caritas di Faenza al centro operativo per gli alluvionati aperto con Agesci e l'associazione Mato Grosso nella Chiesa di San Domenico. "Dovevamo organizzare i volontari, decidere le priorità, dividere i gruppi, distribuire il materiale raccolto - spiega il giovane - Nel frattempo gestivamo anche gli sfollati che venivano a ritirare i pacchi di viveri o gli strumenti di pulizia, abbiamo ricevuto donazioni di ogni genere da tutta Italia".

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A metà luglio, mentre lavorava al centro operativo, il 18enne inizia a sentirsi male. "Mi era salita la febbre, e da lì ho iniziato a stare sempre più male, tanto che hanno dovuto portarmi in pronto soccorso. Per 4 o 5 giorni i medici non sono riusciti a capire cosa avessi, poi hanno trovato questo batterio, preso con tutta probabilità nel fango mentre spalavo, che mi aveva causato la sindrome di Lemierre (patologia che, se non trattata in tempi brevissimi, ha un alto tasso di mortalità, ndr). Ho passato 15 giorni in ospedale, non riuscivo a mangiare e a bere perché avevo un ascesso in gola e avevo tremori come fossero attacchi epilettici anche per 20 minuti di fila. Non ho capito la gravità della cosa fino a che non sono uscito dall'ospedale. È un batterio rarissimo, la mia fortuna è stata che siamo riusciti a prenderlo in tempo: se fossi andato in ospedale un giorno dopo, forse oggi non sarei qui a raccontarlo. Ma non mi sono pentito di nulla, neanche sul momento: rifarei tutto quello che ho fatto altre mille volte. La felicità di quel momento per me è stata scoprire o riscoprire le persone del nostro territorio, la solidarietà e la collaborazione che si è creata tra di loro, vedere i volti delle persone sorridere quando consegnavi loro un pacco di cibo, parlare con loro e provare a tirarle su".

Matteo, che attualmente è al quarto anno all'indirizzo grafico dell'Istituto Oriani, è stato segnato nel profondo da questa esperienza di volontariato, tanto da aver ripensato un po' al suo futuro: "Il mondo della grafica e del design mi affascina tantissimo, però ora ho capito che in realtà voglio stare a contatto con le persone, è questo che mi piace. Per cui non so ancora cosa farò dopo le superiori, ma sicuramente qualcosa che mi consenta di stare tra la gente". Infine il 18enne coglie l'occasione per fare un appello: "Ci sono ancora un sacco di persone sfollate, qualcuno non potrà mai tornare a casa. Bisogna continuare con gli aiuti, continuate a sostenere gli alluvionati".

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