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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca

"La medicina è troppo arida, la cucina mi rende felice": dopo MasterChef Niccolò guarda al futuro (e sogna anche il teatro)

Con il suo black humor e il suo "pessimismo-realismo" - come lo definisce lui stesso - il giovane medico ravennate è stato uno dei concorrenti di MasterChef più amato di sempre. "La mia cucina? Devo tutto a mio nonno e al mio coinquilino"

È stato uno dei concorrenti di MasterChef più amato di sempre, con quel suo "pessimismo-realismo" - come lo definisce lui stesso - e quel black humor con cui è riuscito a strapparci un sorriso. Niccolò Califano, medico 27enne di Ravenna, è reduce della partecipazione alla tredicesima edizione di MasterChef Italia, il cooking show di Sky prodotto da Endemol Shine Italy, in onda su Sky Uno ogni giovedì e disponibile in streaming su Now. Il giovane aspirante chef romagnolo è stato eliminato dal programma a un passo dalla finale "per colpa di un cactus", come ha detto lui stesso senza perdere il sorriso.

Oggi Niccolò lavora come medico nel nuovo Cau e al centro per anziani 'Rosa dei Venti' di Ravenna. Ma tra i suoi sogni c'è ancora la cucina (e il teatro: Niccolò, infatti, ha studiato recitazione all'Accademia Marescotti).

Com'è andata l'avventura di MasterChef? Ti aspettavi l'eliminazione?
MasterChef ha rappresentato l'esperienza più "mistica" della mia vita, è stato tutto molto bello e interessante. L'eliminazione dopo il piatto che avevo fatto me l'aspettavo: arrivato davanti ai tre giudici con Eleonora giustamente hanno eliminato me, non avrebbero potuto fare diversamente. Mancava davvero poco alla finale, per cui è normale che il pensiero ci sia.

Avevi già preparato il tuo menù da presentare, nel caso fossi arrivato in finale?
Sì. Avrei voluto fare degli spaghetti fritti alle vongole arrotolati a mo' di cannolo come antipasto. Poi un tributo a tonno fagioli e cipolla, uno dei piatti preferiti mio e di mio nonno, rivisitando così una cosa rustica in chiave gourmet usando la ventresca di tonno e una confettura di fagioli azuki. Ma è rimasto tutto nel mio immaginario... Probabilmente comunque proverò a farlo a casa per conto mio per vedere come viene.

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Hai parlato di tuo nonno, com'è nata la tua passione per la cucina?
La mia passione per il cibo e la cucina nasce prima di tutto da un'ossessione, in senso positivo, per il cibo: sono attratto dal cibo e mi piace un sacco mangiare e provare esperienze nuove col palato, che mi ha sempre guidato. Credo che gusto e olfatto ti possano regalare sensazioni uniche, che la vista, il tatto e gli altri sensi non possono fare. La tecnica, invece, l'ho affinata nel periodo universitario, quando studiavo Medicina come fuorisede a Parma: vivevo insieme a Stefano, il mio coinquilino di Modica (al quale durante una puntata del programma ha dedicato un piatto, ndr), che aveva fatto la scuola di cucina Alma di Gualtiero Marchesi, ma che aveva smesso di lavorare in cucina, diceva che era troppo stressante. Quando cucinava io lo guardavo e mi incantavo: riusciva a fare cose semplici ma allo stesso tempo gustose. Quando ci sedevamo a tavola io guardavo il mio piatto, poi guardavo il suo e pensavo che avrei voluto fare a cambio! Così abbiamo iniziato a cucinare insieme, per cui la tecnica che ho imparato la devo al mio coinquilino, ma anche a mio nonno che, nella sua officina piena di attrezzi, mi ha sempre insegnato a utilizzare lo strumento giusto, che sia un martello o un coltello. E poi adoro fare emozionare le persone cucinando: non c'è nulla di più bello che fare sorridere qualcuno facendogli da mangiare, vuol dire che hai fatto qualcosa di buono che evoca un ricordo, e questo è il bello della cucina. In questo la cucina ha un vantaggio rispetto alla medicina, perché aumenta la qualità della vita: spesso la medicina allunga la vita, ma non ne aumenta la qualità. In questo senso una ricetta culinaria ha più valore di una ricetta medica. Quando mio nonno stava male cucinavo tutti i giorni per lui, che non sapeva farlo: lo rendevo felice anche se stava morendo, e questo lo ha aiutato molto.

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Questa cosa del far sorridere le persone cucinando l'hai detta anche durante il live cooking, quando hai presentato il piatto che ti ha aperto le porte di MasterChef e che era dedicato alla tua fidanzata. Anche giovedì sera hai cucinato "ispirato dall'amore" e dalla musica, e infatti sei risultato il migliore della prova...
Era una prova in cui sentivo che avrei vinto, ne ero sicuro. Mi sono lasciato andare alle emozioni con la musica e ho cucinato veramente in maniera diversa. Ho pensato anche a lei, e anche se oggi non stiamo più insieme non mi pentirò mai di averle dedicato quel piatto.

Com'è stato lavorare in un ristorante stellato?
Sinceramente non mi è piaciuto. Dovevo replicare un piatto e quindi non c'è stato spazio per la fantasia, dovevo farlo uguale a quello dello chef grammo per grammo. Però sicuramente è stato interessante assaggiarlo quel piatto, era qualcosa di incredibile ed era la prima volta che assaggiavo un piatto stellato nella mia vita. Quella prova mi ha dato tanto filo da torcere: potevo fare molto meglio, ma sono entrato in un atteggiamento pessimista e non sono stato tanto reattivo, mi sono proprio visto spegnermi.

A proposito di pessimismo: il tuo atteggiamento e il tuo umorismo hanno ispirato tanta simpatia negli spettatori. Come sei nella vita di tutti i giorni?
Io più che pessimista mi definisco realista, ed è una cosa che mi aiuta a essere autocritico nelle cose di tutti i giorni. Credo che molte persone si siano rispecchiate in una persona come me, piuttosto che in un Antonio al quale va sempre bene tutto nella vita. Le persone come Antonio io le guardo e le invidio, però non ce la faccio a essere così.

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Sei anche riuscito a strappare un complimento a Iginio Massari, che ha definito il tuo dolce "perfetto, da alto ristorante"...
È stato il momento più alto della mia vita! (ride) No dai, forse quello è stato quando mi sono laureato. Però è stato davvero inaspettato perché non avevo in mente di fare il piatto in quel modo: volevo fare una semisfera con lo stampo in silicone, ma non ho tenuto abbastanza lo sformato in abbattitore e ho dovuto rimediare con un dolce al cucchiaio. E alla fine è venuto ancora più buono di come probabilmente sarebbe venuto secondo la mia idea. Questo è un aspetto magico della cucina, a volte dall'errore nascono cose migliori. Chissà quante ricette sono nate per errore!

Durante una puntata hai un po' "sdoganato" la cucina salutare. Quali sono gli ingredienti che non mancano mai nel tuo frigorifero?
Sicuramente il burro e il parmigiano, e già così direi che ho detto tutto sui grassi! (ride). Adoro gli spaghetti burro e parmigiano o la pasta aglio, olio e peperoncino, che è anche il piatto che mi chiedono sempre di fare i miei amici dopo le serate. Però tendo ad avere anche una cucina improntata sull'asiatico, mi piacciono molto i sapori esotici. E infatti il piatto di cui sono più orgoglioso è proprio il riso ribe con cavolo cappuccio, carote e zucchine, bocconcini di pollo, uovo, sesamo e cipollotti fatto al live cooking.

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Senti ancora i tuoi compagni di MasterClass?
Certo, con loro si è creato un bellissimo rapporto ed è nata un'amicizia al di fuori dalla competizione, soprattutto con Eleonora, Sara, Andrea, Alberto e Lorenzo. Sono felicissimo di averli conosciuti, mi hanno svoltato la vita.

Quando sei uscito hai detto "che siano clienti o pazienti, sempre ricette saranno". Oggi lavori come medico, hai scelto di seguire questa strada?
A questa domanda la mia risposta è sempre: non lo so, perché la mia vita non ha senso! (ride) Fare il medico sicuramente mi dà una sicurezza economica non indifferente che molte persone della mia età non possono avere, faccio un lavoro privilegiato. Però penso che a breve inizierò a lavorare un po' meno ore per potermi dedicare alla parte più creativa, quella della cucina. Ho bisogno di arte nella mia vita, altrimenti non sono felice. La medicina è troppo arida, non rispetta la mia vena artistica che sento di dover sviluppare.

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Pensi sia più dura la vita del medico o quella dello chef?
Quella dello chef sicuramente, e il mio coinquilino di Parma ne è l'esempio. A me piace fare il medico, però non abbastanza. Mi è passata un po' la voglia di provare a sperimentare la strada della medicina, non voglio precludermi la strada della cucina.

Quindi quali progetti hai per il futuro, a parte "conquistare il mondo", come hai detto poco prima di uscire?
(Ride) Io sono un ninja, nessuno sa quale sarà la mia prossima mossa. Chissà, tra cucina e medicina... Potrebbe essere anche il teatro!

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