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La lunga lotta di Paolo contro il gioco d'azzardo: "Passavo intere giornate alle slot. Ora sono rinato, ma ho ancora paura"

Il gioco d'azzardo può trasformarsi in una vera e propria malattia. Per questo Paolo, giocatore compulsivo dell'associazione Giocatori Anonimi di Ravenna, ha deciso di raccontare la sua esperienza

Il gioco d'azzardo può trasformarsi in una vera e propria malattia. Una malattia subdola che può colpire chiunque di noi e trascinarci nel baratro, in un vortice pericolosissimo dal quale non è semplice uscire. Per questo Paolo, giocatore compulsivo dell'associazione Giocatori Anonimi di Ravenna, ha deciso di raccontare la sua esperienza. E lo ha fatto di fronte al pubblico di internet, in una diretta Facebook sulla pagina dello sportello 'Esc' - sportello per giocatori d'azzardo e familiari, un servizio dei Comuni di Ravenna, Cervia e Russi - insieme all'operatore sociale di Esc Andrea Caccia.

"Sono sempre stato un giocatore 'sociale' - inizia a raccontare Paolo - Ogni tanto giocavo a carte o al Superenalotto, ma niente di più, era un divertimento. Questo fino a fine 2000-inizio 2001, quando mio cognato mi fa conoscere le macchinette. Piano piano inizio a 'giochicchiare' alle slot machine, inizia a piacermi sempre di più. Per circa 5-6 mesi ho giocato saltuariamente, riuscivo a fermarmi. Poi ho iniziato a sentire il bisogno fisico e mentale di giocare tutti i giorni: ogni giorno, quando tornavo da lavorare, mi fermavo in un bar e giocavo. Mia moglie mi chiamava preoccupata, io mi inventavo degli straordinari a lavoro. E così ho iniziato con le bugie. Più giocavo e più avevo il bisogno di giocare. Passavo delle giornate intere nelle sale slot o nei tabacchi, entravo alle 8 di sera e uscivo alle 2 di notte, dicevo a mia moglie che ero a cena con gli amici... Non avrei mai creduto di poter fare una cosa del genere. Non riuscivo più a smettere, più passava il tempo e più dovevo trovare tempo e soldi per giocare, stava diventando la cosa più importante della mia vita".

Paolo non è stato sempre 'propenso' al gioco: "Prima ero una persona che si rendeva conto di quanto fossero pericolose le macchinette - racconta - Quando andavo al bar e vedevo le persone davanti alle slot, mentalmente pensavo 'Guarda, quello si sta rovinando'. Alla fine mi ci sono ritrovato io, arrivando a livelli importanti (Paolo preferisce non dire quanti soldi ha perso nel gioco, ma dice che si tratta di "una somma non piccola e non grandissima", ndr). Andare a giocare era diventato il mio unico scopo: non pensavo più alla mia famiglia, al lavoro, non andavo più a trovare i miei genitori. Non era neanche importante vincere o perdere: dovevo solo giocare. Avevo perso il valore del soldo, non mi rendevo conto di quanti soldi mi giocavo, dovevo farlo finchè non li finivo, continuavo a fare bancomat. Ero diventato una brutta persona. Questo è durato fino alla fine del 2008, per 7 anni ho avuto due vite: quella da giocatore fuori casa e quella in casa, dove mi infilavo una maschera cercando di sembrare il 'Paolo normale', anche se continuavo a pensare a come trovare soldi e a raccontare bugie".

Fino a quando la moglie (ora ex) di Paolo lo scopre: "Si è resa conto che avevo bisogno di aiuto e mi ha messo davanti a un bivio: o mi facevo aiutare, o dovevo andare via di casa. Io, per non perdere la mia famiglia, ho accettato l'aiuto. Ho chiamato l'associazione 'Giocatori Anonimi' di Ravenna e sono andato alla prima riunione, accompagnato da mia moglie. La terza o quarta sera è successa una cosa che mi ha fatto smettere di giocare: una persona mi ha raccontato la sua esperienza da giocatore. Mi ha colpito talmente tanto che mi sono reso davvero conto che dovevo smettere. E non era mica facile... La mia testa andava sempre verso le slot. Ho iniziato un percorso e dopo tanti anni sono ancora qua. In questi 12 anni e mezzo di' non gioco' sono rinato, non ho mai messo un euro dentro le macchinette e faccio di tutto per continuare a non metterlo. Ho imparato che il gioco d'azzardo è una malattia, e questo l'ho vissuto proprio sulla mia pelle. Una malattia emozionale che cresce progressivamente. Il percorso parte dall'accettazione della malattia, poi bisogna fare ammenda, chiedere scusa a tutte le persone a cui hai fatto del male; ti si chiede anche di provare a cambiare il tuo carattere, poi di dare una mano agli altri, ed è quello che cerco di fare. Dopo 12 anni e 6 mesi di astinenza dal gioco non mi sento guarito, sarò un giocatore compulsivo per tutta la vita".

Quella del gioco, come qualunque altra dipendenza, è una malattia dalla quale non si guarisce mai del tutto. "La voglia di giocare è calata molto, ma continuo il mio recupero perchè ho paura di ricadere e tornare nel vortice del gioco compulsivo - ammette Paolo - Non mi vergogno più, quando giocavo mi vergognavo, ora sono orgoglioso di quello che ho fatto. Sono consapevole che se infilo due euro in una macchinetta, poi ci vanno anche tutti quelli che ho in tasca, per cui continuo il mio recupero, perchè io il programma di recupero non l'ho ancora finito: è un programma 'di vita', di cambiamento interiore. Accettare di avere una malattia è stata la cosa più difficile, è il primo passo. Devi accettare che il gioco ha vinto, e per un giocatore - che gioca principalmente per vincere, almeno all'inizio - è difficile. Giocare era diventata la mia droga: la mia sostanza erano i soldi, cercavo soldi per giocare, non per pagare le bollette o fare la spesa. Il gioco mi creava emozioni positive, quando vincevo, e negative quando perdevo: ero diventato dipendente da queste emozioni. Quando ho accettato questo, ho capito che ero una persona malata". 

L'età media delle persone che si rivolgono ai gruppi ravennati di Giocatori Anonimi è piuttosto alta: "Ci sono pochi giovani che chiedono aiuto al nostro sportello - continua Paolo - L'età media dei nostri gruppi è di circa 45-50 anni. Chiedere aiuto è la cosa più difficile, ci vuole veramente un grosso coraggio per ammettere a se stessi di avere un problema. Il giocatore pensa sempre di farcela da solo: ma da solo non ce la fai. Quasi tutti vengono obbligati a chiedere aiuto, sono pochi quelli che hanno il coraggio di farlo da soli. Allora vi dico: abbiate il coraggio di chiedere aiuto, a qualsiasi ente, a qualsiasi persona. Non vergognatevi di ammettere che avete un problema col gioco, perchè se andate avanti vi distrugge".

Un grosso problema, soprattutto in questo periodo di chiusure dettato dalla pandemia, è dato dal gioco online: "E' difficile capire se il problema del gioco d'azzardo compulsivo sia aumentato o diminuito - conclude Paolo - Le sale slot sono chiuse, ma il gioco online e i gratta e vinci continuano. Il gioco online credo sia il gioco più brutto e cattivo che ci sia: quando giocavo uscivo di casa, andavo a fare bancomat, andavo al bar o alla sala slot, vedevo delle persone e mi vegognavo, cercavo di nascondermi, ma mi rendevo conto che giocavo, perchè mettevo fisicamente i soldi dentro la macchinetta e mi rendevo conto quando li avevo finiti sul conto. Online è diverso: non ti rendi conto di niente, non tocchi soldi, non ti vede nessuno, ce l'hai sempre con te, basta avere la carta di credito, te ne rendi conto solo quando hai finito i soldi sul conto. Puoi giocare ovunque, a casa, a lavoro, quando vai in bagno, prima di dormire... E' una cosa spaventosa e credo che in questo momento sia la cosa più pericolosa".

L'associazione Giocatori Anonimi e lo sportello Esc

A Ravenna Giocatori Anonimi ha due gruppi che si incontrano tutte le settimane, anche se la pandemia ha mutato un po' la situazione. Chiunque abbia bisogno di aiuto o voglia semplicemente fare due chiacchere con persone che possono capire la sua situazione può partecipare al gruppo del mercoledì alla Casa del volontariato in via Oriani 44 dalle 21.00 alle 23.00 (numero di telefono 3669768038) o al gruppo del giovedì nella stessa sede e allo stesso orario (numero di telefono 3476485617).

"In questo momento purtroppo siamo chiusi - spiega Paolo - In questo anno di Covid in pochi ci hanno contattato, quasi nessuno. Noi però ci siamo, rispondiamo sempre. Qui a Ravenna è successa una cosa molto bella: alcune persone hanno deciso di andare a fare delle passeggiate al sabato pomeriggio in Darsena, e intanto ci si racconta le rispettive storie. Non è un gruppo, certo, ma almeno ci ha tenuto un po' uniti. A me manca frequentare il gruppo, ne ho bisogno. Per noi la riunione è come prendere una medicina, perchè il gioco d'azzardo è una vera e propria malattia. Abbiamo cercato di ottenere dei permessi e le Prefetture hanno iniziato a rispondere in modo positivo: ora aspettiamo la risposta della Prefettura di Ravenna e, anzi, ne approfittiamo per fare un appello per poter riaprire il gruppo terapeutico".

Lo sportello Esc offre consulenze gratuite ai giocatori ma non solo: anche a familiari, amici, datori di lavoro e a chiunque abbia problemi personali o legati a conoscenti, riguardanti il gioco d'azzardo compulsivo. Si tratta di un sostegno che nel primo anno di vita del servizio è stato usufruito da 25 persone, che parte dall'ascolto non giudicante delle persone coinvolte, per poi sostenere percorsi di cambiamento mirati al loro benessere e all’uscita da situazioni di eccessivo indebitamento. Oltre alla consulenza psicologica, Esc offre infatti orientamento e supporto legale con un educatore e un avvocato. E' possibile conoscere lo sportello tramite il sito www.sportelloesc.ra.it, chiamando o scrivendo al 3427454232 o seguendo la pagina facebook Esc – sportello per giocatori d'azzardo e familiari Ravenna Cervia e Russi.

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