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50 anni al servizio della città: Russi intitola la nuova piazza a Don Pippo

Il sindaco Retini: "Prezioso interprete della sua comunità, l’ha servita con amore e umiltà sapendo unire la guida spirituale a quella della dimensione sociale"

Domenica mattina l'Amministrazione comunale di Russi ha ricordato la figura di Don Giuseppe Benzi, da tutti conosciuto come don Pippo, che per 50 anni ha servito la parrocchia di San Pancrazio. Presenti alla celebrazione il sindaco di Russi Sergio Retini, l’attuale parroco di San Pancrazio don Giorgio Pirini, il presidente del consiglio di zona Aldo Argelli e il nipote del parroco defunto Pellegrino Bezzi. "Prezioso interprete della sua comunità, l’ha servita con amore e umiltà sapendo unire la guida spirituale a quella della dimensione sociale - ha commentato il sindaco Retini - Don Pippo era il parroco di tutti e sicuramente abbiamo interpretato il sentimento popolare dedicandogli il nuovo piazzale di San Pancrazio in via Randi. A nome della città di Russi, grazie Don Pippo!".

Don Giuseppe, proveniente da una famiglia povera di coloni a mezzadria, nasce a Filetto il 10 agosto 1913, ottavo di nove figli, e muore a San Pancrazio il 28 aprile 2002. Fin dall’età delle scuole elementari era dotato di grande fede cristiana e già pensava, per il suo futuro, alla vita consacrata, anche se nell’ambito familiare regnava un notevole parere discordante, sia per la poca fede religiosa, sia per la scarsità di mezzi finanziari. Essendo fin da piccolo determinato, forte e sicuro di sé, con l’aiuto di persone a lui particolarmente vicine si assicurò l’ingresso in seminario fin dalle scuole elementari per di raggiungere quella meta che serbava in cuore. La famiglia dovette prendere atto della sua volontà. La mamma riusciva a mandargli qualche piccolo aiuto, ma i finanziamenti non bastavano per proseguire gli studi e, per non essere di peso alla famiglia, in silenzio, trovò il modo di abbinare studio e lavoro. Fu ordinato sacerdote nel 1937 officiando la sua prima Messa il 29 giugno. Sei mesi dopo, nel gennaio del 1939, morì il padre. Di fronte a tale sofferenza, sostenuto dalla sua grande fede e con la forza dello Spirito Santo, si dedicò con tutte le sue energie al servizio della famiglia e, come cappellano, al servizio del parroco di San Pancrazio.

Dopo qualche anno il Vescovo lo chiamò alla guida spirituale della Parrocchia di Ravaldino in Monte, una piccola frazione del Forlivese, vi aderì portando con sé la mamma ed una sorella. Anche se impegnato nel suo nuovo ministero, non mancava mai di aiutare il fratello nei lavori agricoli, anche perché era venuto a mancare l’altro fratello in terra Croata durante la guerra. Allo scoppio della guerra, ritenne doveroso prestare la sua opera come Cappellano Militare dove mise a frutto la sua umanità nella compagnia continua ai giovani soldati di quel momento: consigli, aiuti nei bisogni che la varie circostanze presentavano e la stima attenta per quanto operava. Col suo carattere silenzioso non mancava di aiutare tutti coloro che si rivolgevano a lui per un consiglio, un aiuto senza distinzione di ideali politici, di colore, di ceto sociale. Si rese disponibile verso il resto della famiglia, in particolar modo della cognata vedova e del nipote che portò con sé per cinque anni a Ravaldino in Monte per consentirgli di frequentare le scuole elementari. Nel 1952 venne assegnato alla Parrocchia di San Pancrazio in qualità di Arciprete, dove rimase fino alla morte.

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