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L'appello di Legambiente: "Dismettere le piattaforme inattive partendo da Ravenna"

La Goletta Verde di Legambiente lancia da Rimini un appello per l'immediato smantellamento delle 34 piattaforme inattive e abbandonate nei mari italiani

La Goletta Verde di Legambiente lancia da Rimini un appello per l'immediato smantellamento delle 34 piattaforme inattive e abbandonate nei mari italiani. E un piano per l'Adriatico, per "riconvertire il settore offshore del fossile partendo dal distretto di Ravenna".

L'imbarcazione ambientalista ha messo lunedì mattina a confronto su questi temi il sindaco di Ravenna Michele De Pascale, Ivan Missiroli della Fiom-Cgil di Ravenna, Alberto Bernarbini di Quint'X, Franco Nanni rappresentante del settore offshore, Paolo Calvano consigliere e segretario regionale del partito democratico, Marco Croatti, parlamentare pentastellato e i rappresentanti del Friday for future Rimini. Secondo Legambiente, il settore degli idrocarburi in regione è "da tempo in crisi", dal punto di vista dell'occupazione e del fatturato. E "sarebbe inutile e sbagliato pensare che il settore artigianale e industriale dell'indotto possa essere risollevato con ulteriori regali alle lobby delle fossili aggravando la crisi climatica". Serve invece "un netto cambio di passo che offra anche una seria e pragmatica riconversione dell'intero settore industriale, puntando sulle rinnovabili e sul decommissioning delle piattaforme".

Numeri alla mano, nel mare italiano sono 138 gli impianti offshore, 94 dei quali nella fascia delle 12 miglia. Di questi, almeno 34 possono essere smantellati subito, "perchè mai partiti o non più produttivi", afferma il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti. L'attivazione di un programma di dismissione "cadenzato e razionale" porterebbe a un vero e proprio "cantiere diffuso della durata di non meno di 15-20 anni". Ma il percorso verso la riconversione energetica, conclude Zampetti, "passa anche dalla cancellazione dei sussidi alle fonti fossili che in Italia ammontano a circa 18 miliardi di euro all'anno tra diretti e indiretti".

Tra le piattaforme da smantellare almeno 15 si trovano entro le 12 miglia marine nell'Adriatico ravennate. Da tempo Legambiente chiede inoltre che Eni "riorienti i propri investimenti in modo significativo verso le energie verdi e il risparmio energetico". Tuttavia il Cane a sei zampe "non manifesta alcun impegno sulle rinnovabili in Emilia-Romagna, eccetto alcuni impianti pilota per l'energia da maree, partiti quest'anno. Una inadeguatezza dell'azienda, ma anche un fallimento della politica che continuamente rivendica la centralità dell'Emilia-Romagna sul settore energetico tradizionale". Ancora oggi, segnala l'associazione, "buona parte degli idrocarburi estratti in Emilia-Romagna è esente da royalties": nel 2018 la produzione e' stata esentata per il 63% con un "mancato introito" pubblico di oltre sei milioni di euro. Mentre il mancato adeguamento ai parametri di altri Paesi dei canoni di concessione ha portato un mancato incasso da parte della Regione di 50 milioni di euro. (fonte Dire)

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