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L'associazione Disordine rimprovera la direzione del Mar: "Vogliamo la restituzione dei beni"

L'associazione ravennate: "Mentre nel mondo molte città realizzano Musei che raccolgano le opere trafugate nel tempo, noi mandiamo in rovina le nostre risorse o le nascondiamo nei magazzini non visibili"

Una critica sulla gestione del patrimonio artistico del Mar arriva dall’Associazione Dis-Ordine. "Non intendiamo intervenire nel dibattito in corso in consiglio comunale non avendone titolo, vorremmo però fornire alcune riflessioni e idee nel merito", spiega l’associazione ravennate che annovera tra i suoi iscritti insegnanti, allievi, artisti, mosaicisti e intellettuali che, nel tempo, hanno contribuito alla realizzazione, ai restauri e alla valorizzazione di molte opere del Patrimonio culturale e materiale di proprietà del Comune di Ravenna e ora in parte presente nei locali del MAR Museo d’Arte della città di Ravenna.

"Pensiamo utile, a questo titolo, regalare alla città del mosaico e ai suoi amministratori e funzionari alcune riflessioni e contributi per una migliore salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio di proprietà legittima dei cittadini ravennati, ma anche un patrimonio culturale che va tutelato per le future generazioni. Se un museo - prosegue l’Associazione - rappresenta la memoria collettiva, come diceva il direttore Cristian Greco, oggi è necessario comprendere che i musei nel loro ruolo chiave di testimoni del passato e custodi dei tesori dell’umanità per il futuro, svolgono una funzione essenziale e crescente nell’attività  formativa e nello sviluppo di una società critica. Luoghi deputati a custodire la memoria collettiva della società e al contempo divenire laboratori di innovazione che mettono in relazione il passato con il futuro in una scena in cui tutti gli attori contribuiscono, superando i dogmatismi dei singoli saperi, ad affrontare le sfide del futuro".

I Mosaici

Parlando della collezione di mosaici del MAR, l’Associazione Dis-Ordine ricorda che "oltre a quelli degli artisti mosaicisti e a quelli storici della collezione vi sono anche mosaici come quelli realizzati da Pro.Mo (promozione mosaico) tra gli Anni ‘80 e ‘90 che rappresentano dei pezzi unici al mondo tra i quali quello di Balthus, ad esempio, realizzato da tre generazioni di mosaicisti, unica opera in mosaico firmata dall’artista, realizzata per essere prestata ai musei del mondo (il Giappone ne fece richiesta), per promuovere Ravenna città del mosaico, purtroppo invece stabilmente collocata a fianco dei bagni pubblici del MAR. Stessa sorte per i due mosaici realizzati da opere di Michelangelo Antonioni da lui riconosciuti e mai prestati alle mostre realizzate sul maestro Antonioni in altre città. E anche l’unico mosaico di Emilio Villa sta vivendo la stessa sorte da molti anni come anche  i mosaici dello studio Alchimia fondato da Alessandro Mendini, realizzati e donati al Mar dall associazione dei mosaicisti di Ravenna e mai valorizzati come meriterebbero".

Opere acquisite 

In riferimento alle opere di cui il museo divenne proprietario durante le direzioni di Giulio Guberti, Bruno Bandini e oltre "che documentano in maniera originale, se non unica l’arte italiana degli Anni ‘70, ‘80 e ‘90, un fine secolo di cui la città di Ravenna fu una rara e virtuosa protagonista con il coinvolgimento dei maggiori artisti, curatori e critici europei del momento come ben documenta la rivista di quegli anni, La tradizione del nuovo, non è chiaro perché il loro destino sia quello del progressivo occultamento nei magazzini del museo che, in questo modo, disattende ad uno dei sui compiti con una forma di autolesionismo incomprensibile".

La collezione dei gessi

"Le città che hanno collezioni di gessi da tempo li hanno catalogati ed esposti - prosegue l'associazione -, la nostra città vanta una Gipsoteca che negli ultimi anni, per vari motivi, sta andando progressivamente verso la distruzione, un patrimonio occultato disperso e depredato, come documentato in una lezione tenuta alla Casa Matha da Paola Babini, Mariella De Logu, Fulvio Fiorentini e Graziella Pasini che da anni si batte per salvare questo patrimonio unico della città da una forma  di ICONOCLASTIA  INCONSAPEVOLE. Ad esempio perché in occasione delle celebrazioni dantesche non valorizzare e mostrare le opere di Enrico Pazzi? Quelle che gli permisero di andare a studiare a Firenze ove realizzerà quel famoso monumento a Dante oggi conosciuto nel mondo.

"Vogliamo la restituzione dei beni"

In conclusione l’Associazione Dis-Ordine riitiene che Rincorrere il rischio sia "quello di distruggere le identità culturali delle diversità di cui l’arte italiana è depositaria. Un Museo non è una Fiera d’Arte o solo una Galleria d’Arte, un Museo ha dei doveri storico-culturali a cui attendere, ha un patrimonio preso in prestito dal passato per essere conservato, valorizzato e tramandato ai veri proprietari: le generazioni future. In questo tempo valorizzare significa anche digitalizzare per far conoscere al mondo, rendere disponibile agli studenti e agli studiosi anche gli archivi e le opere. Mentre nel mondo molte città stanno realizzando Musei che raccolgano le opere trafugate nel tempo, noi mandiamo in rovina distruggendo le nostre risorse o le nascondiamo nei magazzini non visibili in attesa della loro distruzione.

Vogliamo la restituzione dei beni illecitamente traslocati in varie sedi, dispersi, distrutti e occultati. Ora che si stanno digitalizzando le opere dei musei noi non abbiamo né un inventario aggiornato con i luoghi ove sono depositati né una catalogazione del nostro patrimonio pur avendo a Ravenna l’Università di Beni Culturali. Il grande Andrea Emiliani, che ci fece l’onore di venire a Ravenna per tenere a battesimo l' Associazione Dis-ORDINE, ci sta ancora insegnando a continuare nella difesa del nostro patrimonio e della nostra identità culturale".

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