Cronaca Massa Lombarda

L'ecg si fa in farmacia in telemedicina: e il referto arriva entro 24 ore

Si tratta di un'esperienza inedita per la Romagna e non solo. Basterà recarsi in una delle farmacie cittadine per sottoporsi ad un Ecg che verrà valutato a distanza da cardiologi specializzati

Scatterà a breve il nuovo servizio di medicina di prossimità a Massa Lombarda: basterà recarsi in una delle farmacie cittadine per sottoporsi ad un Ecg che verrà valutato a distanza da cardiologi specializzati. Nell'arco di 24 ore, e a prezzi vantaggiosi, il referto sarà a disposizione del paziente. Nei giorni scorsi è stato eseguito il primo test alla presenza del sindaco Bassi presso la farmacia San Paolo di viale Vittorio Veneto 52 nel ricordo di Luigi “Gigi” Galvani, titolare della famacia, nonché sostenitore della ricerca del professor Noera.

"Questa importante attività - spiega Daniele Bassi, sindaco di Massa Lombarda - prende il via circa 20 anni fa e oggi riporta la nostra città ai vertici in tema di risposta di sanità di prossimità. Lo scopo è quello di avvicinare i servizi ai cittadini e migliorare la salute alle persone. Con l’auspicio che questa esperienza diventi patrimonio comune. Tutto ciò è possibile anche grazie alla competenza e alla disponibilità del professor Giorgio Noera: apprezzato cardiochirurgo, presidente della “Health ricerca e sviluppo” e grande innovatore".

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Si tratta di un'esperienza inedita per la Romagna e non solo. Tutti coloro che avranno necessità di eseguire un Ecg (Elettrocardiogramma) potranno recarsi in una delle due farmacie cittadine, per sottoporsi all'esame diagnostico che verrà valutato a distanza da cardiologi specializzati in telemedicina. Nell'arco di sole 24 ore, il referto verrà consegnato al paziente, inviato al suo medico di base e caricato sul fascicolo sanitario elettronico dell'interessato. Il tutto a prezzi vantaggiosi per il cittadino: circa il 30% in meno rispetto al ticket ospedaliero. Una tecnologia che la “Health ricerca e sviluppo” fornisce alla farmacia dal valore di circa 10mila euro oltre agli importanti costi relativi ai server a monte di tuta la tecnologia.

Tutto è iniziato col “Progetto Massa Lombarda” del 2002. Grazie ad un apparecchio grande come uno smartphone, il Bluecardio, i pazienti che partecipavano alla sperimentazione potevano essere monitorati e trasmettere i parametri vitali sul corretto funzionamento del cuore a specialisti a chilometri di distanza. Oltre alla collaborazione tra Health ricerca e sviluppo, Ambulatorio Giardino di Santa Lucia e Università di Bologna, tra i nomi illustri dietro a questa esperienza innovativa vi erano quelli dell'ingegner Gianluca Mazzini, oggi presidente di Lepida, il presidente della Società italiana di telemedicina Antonio Gaddi, il professor Patrizio Bianchi, oggi ministro, e l'allora presidente regionale Vasco Errani. In questi anni il progetto partorito in Bassa Romagna ha toccato vari angoli del globo, dall’India all’Africa, e collezionato collaborazioni importanti, dal Ministero della difesa all’Agenzia spaziale europea. Noera diversi anni fa ha consegnato un Bluecardio anche al Dalai Lama e, grazie all'esperienza maturata nel campo della telemedicina, di recente ha contribuito alla ricostruzione del disastrato sistema sanitario libico. "La sfida digitale e la sfida sanitaria corrono di pari passo spiega il cardiochirurgo -. In particolare la sfida sanitaria si basa inevitabilmente sulla possibilità di raggiungere le persone e mettere in campo strumenti di prevenzione".

L'Oms sottolinea come le malattie cardiovascolari siano al primo posto in quanto a decessi e costi sociali. In Italia vengono spesi ogni anno mediamente circa 2500 euro per ogni cittadino in sanità: una metà va al comparto ospedaliero, l’altra passa per per gli ambiti territoriali. Senza dimenticare i tempi, i costi e i disagi legati alla mobilità per raggiungere le cure e la terapia. "Quello che è successo durante il Covid – commenta Noera - ha accentuato la distanza tra cittadini e sanità, determinando un peggioramento del processo di prevenzione. La pandemia ha rallentato la diagnosi precoce e in questi mesi vi è stato un incremento di circa il 30% degli infarti nella fascia di età compresa tra i 40 e i 60 anni. Abbiamo tutte le tecnologie per effettuare una reale medicina di prossimità: ora dobbiamo sfruttarle per migliorare la fruibilità della prestazione".

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