Cronaca

"L'omicidio colposo del centro ricerche ambientali": Lista per Ravenna chiede un'indagine

Lista per Ravenna ha quindi deciso di sottoporre al consiglio comunale un emendamento, chiedendo alla Giunta comunale l'effettuazione di un'indagine interna

L'amministrazione comunale di Ravenna, con l'Università di Bologna, è al lavoro per riuscire a realizzare nel complesso immobiliare dell’ex centro ricerche ambientali di Marina di Ravenna, in via Ciro Menotti 48, un progetto innovativo di ricerca sul fronte ambientale, energetico e delle tecnologie per il mare, anche con partner stranieri: una nuova realtà di livello internazionale, che operi nel contesto del Tecnopolo nei due macro settori della gestione sostenibile dell’energia e dei rifiuti e delle scienze e delle tecnologie del mare, con particolare riguardo alla crescita blu sostenibile.

"La grancassa con cui il Pd glorifica il ritorno a casa del Comune dell’area di oltre 5 ettari già sede del defunto Centro di Ricerche Ambientali non copre le sue responsabilità sull’omicidio, tanto meno quella sugli enormi danni economici subiti dall’amministrazione comunale, valutabili sull’ordine di milioni di euro, riguardo a cui chiedo ora che sia effettuata un’indagine, al momento interna, avvalendomi anche della testimonianza, che ho consegnato alla presidenza del consiglio comunale, espressa da Roberto Serra, ex direttore del Centro tra la primavera del 1995 e la fine dell'estate del 2004 - punta il dito il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - Fu Raul Gardini, nel 1992, a costruire per la Montedison il Centro, su un terreno concesso dal Comune inizialmente fino al 2020, in seguito fino al 2034. Il contratto obbligava la proprietà del Centro, in cambio di un prezzo simbolico per l’uso del terreno pari a 25.820 euro di oggi, ad attrezzarlo e adibirlo a ricerche avanzate nei campi chimico, biologico, informatico e di scienze della terra, nonché a svolgere un’intensa collaborazione con la facoltà di scienze ambientali dell’Università di Ravenna a supporto delle sue attività di tirocinio e formazione degli studenti. Anche dopo la morte di Gardini e dell’impero Ferruzzi, l’accordo fu discretamente rispettato fino al 2004; ma poi il Centro fu ceduto a una società che lo svuotò, tagliando le attività di ricerca e di formazione universitaria e riducendolo a un laboratorio di analisi. Il danno per Ravenna fu gravissimo, ma il Comune fece finta di niente, senza nemmeno contestare le violazioni del contratto, causa - in ragione degli impegni di enorme interesse pubblico totalmente violati - di un danno plurimilionario della comunità ravennate, rinunciando anche a pretendere il ritorno dell’area, con il fabbricato edificato compreso, nel suo pieno possesso. Lista per Ravenna denunciò più volte pubblicamente questi fatti, in particolare quando, con decorrenza 1 febbraio 2009, la società vendette il Centro senza che il Comune vi ponesse doverosamente il divieto, alla CRSA Med-ingegneria che, a parte le buone intenzioni, era strutturalmente inadeguata ad affrontare gli investimenti di grande entità necessari per rilanciare in grande stile le ricerche del Centro. Fummo facili profeti di sventura: il bilancio del 2009 chiuse già in rosso. Il 1 febbraio 2010, con la messa in cassa integrazione per sei mesi di notevole parte del personale, ebbe inizio l’agonia del Centro, che si concluse nel 2015 col fallimento della società".

"Il “grande affare” di oggi è che il Comune si riprende quel vastissimo e pregiatissimo terreno, col Centro dentro, che almeno dieci anni prima avrebbe potuto recuperare gratis e farne tutto quello che voleva, pagando “solo” 150 mila euro alla Curatela fallimentare, avendo anche l’impudenza di vantarsene - continua critico il decano d'opposizione - Addirittura enfatizza il recupero di 93mila euro di Imu non versata, come se fosse anormale a Ravenna pagare al Comune la tassa sulla casa. Questa è l’unica cosa certa di ciò che ora la Giunta De Pascale vende come impresa memorabile per il futuro della ricerca scientifica a Ravenna. Tutto il resto, sicuramente valido e interessante, per quanto unica cosa da fare nelle condizioni di sfacelo prodotte, è eventuale. Tale è l’installazione nel terreno recuperato di un Centro di ricerca universitario ad opera dell’ateneo di Bologna, perché dipende dall’eventuale ottenimento di un congruo finanziamento della Regione sottoposto ad un bando pubblico. Nel caso poi che il nuovo Centro si faccia, il coinvolgimento paritario della Fraunhofer-Gesellschaft, organizzazione tedesca che raccoglie 60 istituti di ricerca applicata, decisivo per le prospettive di successo, è condizionato a una negoziazione con l’Università ancora da avviare. Mentre comunque, anche senza la Fraunhofer, il Comune dovrà pagare, a costi milionari, la ristrutturazione del fabbricato e gli arredi, per poi cedere gratis l’uso dell’immobile all’Università: costi che non sono stati neppure quantificati, tanto è sfacciato l’effetto annuncio che, nel senso di spero-che-me-la-cavo, anima il modus operandi della Giunta". Lista per Ravenna ha quindi deciso di sottoporre al consiglio comunale un emendamento, chiedendo alla Giunta comunale "l'effettuazione di un'indagine interna volta ad accertare le responsabilità, valutabili nell’ordine di milioni di euro, e a perseguirne i colpevoli".

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