L'Ordine dei Farmacisti rinnova il Consiglio direttivo: Dal Re confermato presidente

"Si tratta di un rinnovo nella continuità di una politica sanitaria di collaborazione fra tutte le professioni", sottolinea Dal Re -

I farmacisti della Provincia di Ravenna hanno rinnovato il loro Consiglio direttivo. Alla presidenza è stato riconfermato Domenico Dal Re; vicepresidente è Francesco Violani, segretario Gabriele Taglioni, tesoriere Giuliana Lumachi. Consiglieri sono Paolo Brusi, Giovanni Aristide Camanzi, Roberto Graziani, Pietro Gueltrini, Cristina Neri e Giuliana Lumachi. Stefano Salani e Luigi Lenzi sono i revisori dei conti effettivi, supplente è Ugo Rambelli.

"Si tratta di un rinnovo nella continuità di una politica sanitaria di collaborazione fra tutte le professioni - sottolinea Dal Re -: e in particolare all’interno della categoria dei farmacisti, che trovano in Consiglio un rappresentante per le principali aree professionali. L’Ordine ha sempre avuto come obiettivo primario una politica a tutela della salute pubblica, il bene più prezioso. Se la validità dei sistemi si misura nelle difficoltà, durante l’emergenza Covid, a livello locale, il sistema ha retto meglio che in altre zone. Il modello della provincia di Ravenna nasce una decina di anni fa dalla disponibilità delle farmacie pubbliche e private, dalla sensibilità politica dell’Amministrazione comunale e del direttore generale dell’Ausl, che a suo tempo l’ha portato avanti con convinzione sia a livello locale che regionale".

"La farmacia deve diventare sempre più presidio sanitario territoriale, che con la legge sui servizi può e deve ampliare l’offerta alla collettività, per non sguarnire del tutto i piccoli centri - prosegue -. Si guardi ad alcuni esempi: con il coordinamento del sindaco si è riusciti per primi a calmierare il prezzo delle mascherine e grazie al magazzino delle Farmacie Comunali a garantirle alla collettività. In sanità la cooperazione, non la competizione, deve essere la linea da seguire: qui si ha intenzione di ampliarla maggiormente, per garantire una politica sanitaria omogenea e comunque sempre più condivisa anche con le altre professione sanitarie".

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