L'Unesco valuta di inserire il gioco del 'Zachegn' tra i beni immateriali dell'Umanità

La salvaguardia del gioco tradizionale si candida a entrare nel “Registro delle buone pratiche Unesco”, con l’obiettivo di far ottenere al gioco il riconoscimento di “Bene immateriale dell’Umanità”

La salvaguardia del gioco tradizionale si candida a entrare nel “Registro delle buone pratiche Unesco”, con l’obiettivo di far ottenere al gioco il riconoscimento di “Bene immateriale dell’Umanità”. Per la Romagna la scelta è caduta sul gioco tradizionale del "Zachegn", quello praticato con il lancio dei mattoni in una forma tanto rudimentale quanto peculiare del gioco delle bocce.

Un passo importantissimo in questo senso è stato compiuto lo scorso 15 settembre a Verona, dov’era in corso il Festival internazionale dei giochi di strada Tocatì e dove, nella fattispecie, si è tenuto l’incontro “Tocatì, un patrimonio condiviso”, al quale hanno partecipato decine di referenti delle comunità ludiche italiane e rappresentanti della rete europea dei giochi antichi (AEJeST) provenienti da Belgio, Cipro, Croazia e Francia. Riavvolgendo i fili di questa vicenda, nel 2000 è nato a Verona il festival Tocatì, dedicato ai giochi della tradizione in via di estinzione, a sua volta organizzato dall’Associazione Giochi Antichi (AGA), fondata proprio a questo scopo. La vocazione nazionale e internazionale del festival è stata chiara da subito, al punto che già nel 2007 il Manifesto di AGA è stato un concreto segno della consapevolezza di far parte di una “comunità di comunità”, che a sua volta ha cominciato a fare riferimento alla suddetta rete europea AEJeST e al movimento globale International Traditional Sport and Games Association (ITSGA).

Il manifesto di AGA definisce le Comunità Ludiche Tradizionali e i giochi antichi da salvaguardare con i seguenti criteri: legami col territorio, artigianalità, gioco giocato, rischio d’estinzione, appartenenza alla comunità ludica, nessun legame commerciale, presenza di una comunità di giocatori e qualità ludica intellettuale del gioco. Nel 2016 Tocatì ha ricevuto il patrocinio dell’Unesco in quanto “bella occasione - recita la motivazione ufficiale - per sensibilizzare il pubblico al patrimonio culturale immateriale, promuovendo la partecipazione delle comunità coinvolte e responsabili della sua salvaguardia”. Nel 2017, sempre a Verona, è stato elaborato un Protocollo per la nascita di una rete italiana per la salvaguardia di giochi e sport, alla quale, per l’area romagnola, ha aderito come referente il Comitato Feste e Sagre, consorzio con base a Faenza che raggruppa oltre trenta associazioni del territorio che si dedicano volontaristicamente all’organizzazione di sagre ed eventi ludici di comunità. Fra le attività con le quali le associazioni del Comitato si sono sempre distinte c’è anche la salvaguardia e la riproposizione dei giochi antichi, primo fra tutti il Zachegn, del quale viene anche organizzato un campionato a tappe fra le varie feste.

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“I contatti con gli organizzatori del Tocatì risalgono a 7-8 anni fa - spiega Imerio Calderoni, coordinatore del Comitato Feste e Sagre -. Ci conoscemmo in occasione della Sagra della Campagna a Pieve Cesato e non ebbero alcun dubbio sul fatto che il Zachegn andasse assolutamente inserito nella loro mostra permanente sui giochi antichi, oltre che considerato fra i giochi meritevoli di riconoscimento e salvaguardia adeguata. In seguito abbiamo partecipato, come ospiti, al Tocatì per illustrare e far “provare” il nostro gioco romagnolo”. Lo scorso 15 settembre l’incontro “Tocatì, un patrimonio condiviso”, a cui ha partecipato anche Calderoni in rappresentanza del Comitato e dell’area romagnola, è stato l’evento centrale del Forum internazionale della cultura ludica e ha perfezionato il progetto di candidatura di Tocatì - e dei giochi salvaguardati dalla rete nazionale - al registro delle buone pratiche Unesco. La candidatura “ha questo significato - si legge nei documenti ufficiali dell’AGA -: continuare a costruire insieme, comunità e istituzioni, mondo delle pratiche e della ricerca, con coraggio e determinazione, sviluppando una vocazione e un’esperienza nata 20 anni fa da un’inedita visione del gioco tradizionale come patrimonio delle comunità”.

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