"La città della nostalgia" del cimitero monumentale, il luogo del cuore dei ravennati in un libro

"Si tratta di un’opera – afferma l’assessore alla cultura Elsa Signorino – che evidenzia l’importanza storica del Monumentale e ne documenta il rapporto di memoria con la città dal punto di vista collettivo e individuale"

Il numero “8” in orizzontale sulle ghiere degli obiettivi fotografici rappresenta l’infinito. Gli obiettivi di due fotografi ravennati, Massimo Fiorentini ed Enzo Pezzi, hanno illuminato simbolicamente quell’infinito: un’eternità sospesa fra la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, alfa e omega che aprono e chiudono un libro fotografico documentaristico sul cimitero monumentale di Ravenna. Immagini che tracciano silenziose un percorso che entra con delicatezza in una nuova dimensione della vita e del tempo, incorniciato dall’acqua e dal cielo, dai pini e dall’arte. “La città della nostalgia” è il sottotitolo del libro "Il cimitero monumentale di Ravenna": "Si tratta di un’opera – afferma l’assessore alla cultura Elsa Signorino – che evidenzia l’importanza storica del Monumentale e ne documenta il rapporto di memoria con la città dal punto di vista collettivo e individuale, in un dialogo continuo con il proprio passato e i propri cari scomparsi, siano essi personalità illustri o cittadini comuni. Tra l’altro quello dei cimiteri monumentali sta diventando un itinerario che riscuote sempre di più l’interesse di tutti coloro che vogliono comprendere a fondo l’anima culturale e identitaria delle città che visitano”.

Le prime immagini sono introdotte da un brano descrittivo tratto dalla “Guida di Ravenna” di Corrado Ricci: "Vasto, solingo, pieno di poesia è il luogo scelto dal Comune di Ravenna nel 1817 per farvi il cimitero. Sulle rive del canale Corsini o Candiano, a tre chilometri dalla città, ha dietro il bosco dei pini, poi larghe stese solcate da canali, poi il mare". Le immagini che il libro offre entrano sempre in punta di piedi in quella “città silente”, capace di svelarsi con tenera fierezza o ingenua alterigia. Il malessere della lontananza viene affievolito nel breve saggio di Cetty Muscolino che muove le architetture, descrive l’arte, anima il fogliame e dialoga con merli e colombi. Tutto è stemperato in un viaggio dove “la dimora diventa eterna” e si muove nello scritto di Pietro Barberini, fra storia e memoria. Una prefazione firmata dall’assessore Signorino e dal sindaco Michele de Pascale ricorda come Ravenna sia ricca di testimonianze in grado di raccontare le stagioni della propria storia e "Trova puntuale riscontro in una stele, in una sepoltura, in un mausoleo, in un busto, in una traccia documentaria che a sua volta rinvia a una città dei morti, parlandoci nel contempo della civiltà dei vivi".

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