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La testimone dell'eccidio di Massa Lombarda: "Una strage che mi ha fatto mettere in discussione tutto"

L’eccidio è stato uno dei più feroci massacri avvenuti nella provincia di Ravenna, in cui furono uccise 23 persone appartenenti alle famiglie Baffè e Foletti insieme ad amici, ospiti occasionali, vicini e dipendenti

Martedì 16 ottobre il sindaco di Lugo Davide Ranalli ha telefonato ad Adelina Grossi, testimone dell’eccidio alle case Baffè e Foletti di Massa Lombarda del 17 ottobre 1944, per portarle il saluto dell’Amministrazione comunale e della città. “Ricordare questa tragedia, che è successa a pochi chilometri da Lugo, è fondamentale - ha detto Ranalli ad Adelina - Solo tenendo presente quello che è successo nella nostra storia possiamo fare in modo che tutto questo non ricapiti più”.

L’eccidio è stato uno dei più feroci massacri avvenuti nella provincia di Ravenna, in cui furono uccise 23 persone appartenenti alle famiglie Baffè e Foletti insieme ad amici, ospiti occasionali, vicini e dipendenti. La strage fu un atto di rappresaglia dei nazifascisti contro i civili. Dopo la carneficina, le abitazioni dei Baffè e dei Foletti furono incendiate e fatte saltare con mine e i cadaveri delle vittime lasciati alle fiamme.

Adelina Grossi ai tempi dell’eccidio aveva quasi 17 anni, abitava a Massa Lombarda ed era vicina di casa della famiglia Baffè. Ha vissuto a Massa Lombarda fino ai 24 anni, poi si è trasferita a Ravenna, dove abita tuttora. “Quella strage mi ha segnato profondamente – ha ricordato Adelina Grossi -. È un trauma che mi porto dietro da allora e che mi ha fatto mettere in discussione tutto. A volte mi sembra di averlo vissuto pochi giorni fa”.

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