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Lavoratori della sanità pubblica in sciopero: "Contratti scaduti da due anni"

I sindacati hanno chiesto infatti di poter essere ricevuti dal Prefetto per illustrare le motivazioni che hanno spinto alla proclamazione dello sciopero

Lavoratori della sanità pubblica di nuovo in sciopero. Le categorie Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa hanno proclamato uno sciopero nazionale di comparto per mercoledì 9 dicembre per l’intera giornata o turno di lavoro a causa della "mancanza delle necessarie risorse per lavorare in sicurezza, per avviare una vasta programmazione occupazionale e di stabilizzazione del precariato e per il finanziamento dei rinnovi contratti nazionali di sanità pubblica, funzioni locali e funzioni centrali". Lo sciopero a Ravenna avverrà mercoledì mattina in piazza del Popolo garantendo i servizi minimi essenziali previsti dalla legge. I sindacati hanno chiesto infatti di poter essere ricevuti dal Prefetto per illustrare le motivazioni che hanno spinto alla proclamazione dello sciopero.

“Oltre 3,2 milioni di lavoratrici e lavoratori pubblici hanno il contratto scaduto da due anni – spiegano i sindacati - La pandemia ha dimostrato che il lavoro pubblico è fondamentale per garantire diritti ai cittadini e far crescere il paese. Per questa ragione i servizi pubblici vanno rafforzati e nel lavoro pubblico occorre investire. Chiediamo al Governo più risorse per migliorare la qualità del lavoro attraverso un rinnovo dei contratti 19/21 di tutti i lavoratori pubblici fortemente innovativo. A tutti i dipendenti pubblici i salari sono stati bloccati per 10 anni, nel 2018 finalmente si era rinnovato il contratto collettivo che tuttavia era già scaduto. Ora siamo alla fine del triennio del nuovo contratto che è scaduto da due anni e le risorse sono insufficienti. Chiediamo che il contratto nazionale 19/21 garantisca a tutti i dipendenti pubblici della sanità, delle funzioni locali e delle funzioni centrali il consolidamento dell’indennità di vacanza contrattuale, di stabilizzare l’elemento perequativo e di finanziare la riforma del sistema di classificazione professionale. Le risorse stanziate ad oggi non garantiscono queste voci della retribuzione e prefigurano salari molto inferiori al contratto 16/18. Per tutte queste ragioni chiedevamo e chiediamo al Governo un confronto: per mettere al riparo il Ccnl 19/21 da ingiustizie e iniquità, altro che privilegi. Ricordiamoci che questa è l’ultima legge di bilancio del triennio 19/21 che può finanziare il Ccnl, che il Governo ad oggi non si è mai confrontato su questo con le organizzazioni sindacali e che, essendo noi lavoratori dei servizi essenziali anche rivendicando i nostri diritti, garantiremo servizi ai cittadini. Riprendiamoci il contratto, mobilitiamoci per dire al Governo che il lavoro pubblico va riconosciuto e il personale sanitario, quello delle autonomie locali, quello delle amministrazioni centrali hanno diritto a salari dignitosi".

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