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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca

Lavoratori della sanità stremati dal Covid: "Doppi turni e ferie che saltano, serve una svolta"

“A quasi due anni dallo scoppio della pandemia, nel pieno di una ulteriore ondata di contagi, l'organizzazione del sistema sanitario nazionale messa in campo da moltissime Regioni mostra ancora molte delle problematiche"

“A quasi due anni dallo scoppio della pandemia, nel pieno di una ulteriore ondata di contagi, l'organizzazione del sistema sanitario nazionale messa in campo da moltissime Regioni mostra ancora molte delle problematiche già presenti prima del Covid, aggravate dagli esiti dei ventidue mesi che abbiamo alle spalle”. È quanto si legge in una nota della Fp Cgil.

“Non è purtroppo necessario guardare al cambio di colore, da bianco a giallo, per avere contezza della situazione reale -  sostiene il sindacato - Il continuo convertire e riconvertire strutture, il passaggio da reparti puliti a reparti Covid in un giorno, la permanente difficoltà della medicina generale, attestano come si sia guardato alla pandemia come ad un evento di forte impatto ma di breve periodo, cosa evidentemente smentita dai fatti, con il risultato che sono evidenti i danni derivanti dal mancato svolgimento delle attività ordinarie. Visite e interventi ordinari, che sempre più difficilmente potranno proseguire a fronte della criticissima situazione lavorativa degli operatori”.

“A tutto questo, infatti, – si sottolinea nella nota – è chiamato ancora una volta a far fronte un personale, sia della dirigenza che del comparto, oramai stremato e disilluso, in quantità colpevolmente insufficiente anche a causa delle scelte effettuate dalla Regione, che non sempre ha assunto nelle quantità consentite dai provvedimenti emergenziali e che fino a pochi giorni fa non si è fatta scrupolo a comunicare di non rinnovare contratti precari che stavano scadendo. Ricordiamo, inoltre, tutti gli operatori non vaccinati sospesi e mai sostituiti, e tutti i casi di operatori sanitari che si stanno nuovamente positivizzando sul luogo di lavoro, e che da eroi sono tornati ad essere fantasmi per l’opinione pubblica. Ferie e riposi che saltano, doppi turni per portare avanti le attività dei reparti, sia Covid che non Covid, ecco i sacrifici costanti degli operatori dell’Ausl Romagna. Operatori che spesso si trovano a dover affrontare gli attacchi di pazienti no vax, che rifiutano cure e assistenza. Mancano i professionisti, tra cui in particolare infermieri e oss. Per i primi continuiamo a pensare sia necessario prevedere una sospensione del numero chiuso per l'accesso alle facoltà universitarie, ma forse è giunto il momento di pensare a misure straordinarie simili a quelle che sono state adottate per favorire, data l'emergenza, l'ingresso dei medici specializzandi nelle strutture”.

“A fronte di tutto ciò – si legge ancora nella nota – le misure adottate con gli ultimi provvedimenti dal Governo continuano a postare ingenti quantità di denaro pubblico in direzione di un privato che, anche in questa occasione, pare rispondere meno del dovuto alle necessità del Paese, e quando lo fa, basti vedere l’indegna speculazione delle farmacie sul costo delle mascherine Ffp2 prima e dei tamponi ora, pare rispondere ad altre logiche. È forte la preoccupazione che le scelte reali che si stanno via via adottando, anche in previsione della traduzione operativa dei progetti del Pnrr, possano portare, con la condivisione di buona parte della politica e di tante rappresentanze lobbistiche, ad una progressiva cessione di quote rilevanti di gestione del servizio sanitario nazionale in direzione di chi dimostra di considerare la salute dei cittadini come una variabile da declinare in funzione dei margini di profitto che se ne possono ricavare. Uno scenario avverso che rende indispensabile innalzare ulteriormente il livello di presidio e di mobilitazione”.

Ravenna in Comune: "Le vaccinazioni in più non possono sostituire gli infermieri in meno"

"Sono giornalmente resi pubblici gli appelli provenienti dal mondo della sanità a non sottovalutare la condizione di fortissimo stress in cui versa il sistema sanitario romagnolo, l’auslona per capirci. È passato un anno ma nulla sembra essere cambiato, se non in peggio, rispetto all’allerta che come Ravenna in Comune avevamo dato in Consiglio Comunale. Avevamo presentato nel dicembre 2020 un apposito question time sul tema della carenza di personale infermieristico all’ospedale di Ravenna, chiedendo al sindaco di garantire che le misure prese fossero realmente sufficienti ad assicurare condizioni di lavoro normali agli infermieri anche in una, allora molto probabile, “terza ondata”. Non essendo presente il sindaco in Consiglio Comunale avevamo ricevuto risposta scritta, o meglio una “non risposta”, essendo un semplice reinoltro della nota del direttore dell’Ausl. Nella nota venivano ripercorse tutte le attività svolte nei mesi precedenti, tutte attività già a noi note fin dalle premesse del nostro question time. Il nostro capogruppo Massimo Manzoli così traeva le conclusioni: "Restano quindi due cose evidenti: da un lato la criticità raccontata da chi lavora quotidianamente e che sollecita interventi strutturali urgenti e seri per far fronte all’emergenza; dall’altro lato la nota che non risponde in nessun modo ai nostri quesiti sugli interventi futuri"".

"Oggi, che la terza ondata sembra un lontanissimo ricordo, siamo costretti a leggere sui giornali: "L'appello degli infermieri: Non reggeremo la quarta ondata. Servono assunzioni straordinarie" - continuano dal gruppo - Rispetto alla perdurante criticità che si presenta dopo dodici mesi nello stesso identico modo, cos’hanno da replicare il sindaco e il direttore Ausl Romagna? Da parte di Carradori si continua a ribadire il già noto, come se il depotenziamento in questi anni della sanità fosse stato causato dal fato avverso e non dalle politiche della Regione da lui stesso messe in esecuzione: "Il problema è legato al fatto che negli ospedali da due anni si lavora sotto stress, a causa anche della mancanza di personale", dice. Da parte del sindaco: "Io ho puntato tutto sulle vaccinazioni. Bisogna fare le dosi vaccinali che la scienza ci dice di fare: se sono tre sono tre, se sono quattro sono quattro, se sono cinque sono cinque…". Come Ravenna in Comune sosteniamo che sia chi ha amministrato politicamente la Regione ed il Comune in questi anni che chi ha diretto l’Ausl e, specialmente, la sua trasformazione in Auslona Romagna, porta evidenti responsabilità nell’incapacità in fatto di persone e risorse che ha colpito la nostra sanità (una volta di eccellenza). Non basta riconoscere l’evidenza, e cioè che mancano le persone che non si sono assunte, e nemmeno cavalcare una supplenza vaccinale che finisca per associare successive ondate a continue iniezioni, per far dimenticare le insufficienze a livello di prevenzione e cura".

"Durante l’emergenza - concludono - il sindaco ha invitato a non strumentalizzare la pandemia per speculazioni politiche. Gli abbiamo risposto, per bocca del nostro consigliere: "D’accordo nel non strumentalizzare l’emergenza sanitaria ancora in corso. È, però, evidente che da sempre solleviamo questioni legate agli scarsi investimenti in sanità pubblica, mal funzionamento delle “case della salute” ancora non a pieno regime, alle carenze strutturali di gran parte dei settori in Ausl Romagna. Sono tutti temi su cui continueremo a discutere, criticare, e proporre perché sono problemi esistenti (già sollevati in tempi non sospetti) che l’emergenza sanitaria ha semplicemente posto all’evidenza pubblica in maniera più netta". Rivendichiamo dunque con forza il diritto di chi non si riconosce nella maggioranza di centrosinistra a criticarne l’operato. Anche nella insufficiente gestione del Covid-19, come del resto evidente e sotto gli occhi di tutte e tutti".

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