Lavoratori sfruttati nelle case famiglia, i sindacati: "Serve un tavolo di coordinamento"

"I fatti contestati ai gestori delle due strutture si configurano come particolarmente gravi, richiamando il reato di caporalato"

"Ancora un caso di cronaca che vede come protagoniste le case famiglia: questa volta per lo sfruttamento e le condizioni in cui versavano le lavoratrici e i lavoratori addetti all'assistenza degli ospiti. Quanto riscontrato dalla Guardia di Finanza nelle due strutture di Bagnacavallo e Mezzano rende evidente la necessità di continuare a tenere alta la guardia rispetto a un fenomeno che continua ad essere percepito, da alcuni gestori, come una facile occasione di business, in un mercato nel quale i bisogni assistenziali sono in crescita esponenziale e il sistema pubblico non è nelle condizioni di offrire risposte a tutti ed in tempi celeri".

A parlare sono Marinella Melandri di Cgil, Roberto Baroncelli di Cisl e Daniela Brandino e Paolo Palmarini di Uil Ravenna: "L'adozione di un Regolamento per le case famiglia omogeneo da parte dei Comuni della provincia è un passo importante, che segna la consapevolezza delle istituzioni di dover fare sistema, chiedendo garanzie ai gestori, sia di natura organizzativa che strutturale, prevedendo un ruolo per i medici di famiglia e garantendo l'apertura delle strutture alle comunità e al volontariato. Allo stesso tempo i controlli effettuati dall'Ausl permettono di individuare irregolarità organizzative, verificando se la casa famiglia è compatibile con le condizioni di salute degli ospiti".

Ma per Cgil, Cisl e Uil ancora non basta: "I fatti contestati ai gestori delle due strutture si configurano come particolarmente gravi, richiamando il reato di caporalato, ma anche senza giungere a situazioni estreme come in questo caso, le irregolarità nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, che sono spesso persone fragili e ricattabili, sono frequenti e poco è servito finora rivolgersi agli organi ispettivi - concludono i sindacalisti - Per queste ragioni è importante dare attuazione all'accordo recentemente sottoscritto fra Cgil, Cisl e Uil e le rappresentanze di tutti i Comuni che prevede la promozione in Prefettura di un tavolo di coordinamento istituzionale, con la partecipazione delle parti sociali e dei soggetti ispettivi, per monitorare il fenomeno e coordinare i controlli da parte di tutti i soggetti che ne hanno competenza, con particolare attenzione alla garanzia della regolarità delle prestazioni lavorative".

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