Cronaca

Lavoravano ma prendevano il reddito di cittadinanza: tra i 'furbetti' un barista e un'infermiera

In un altro caso dal nucleo familiare era stato dolosamente omesso un componente che percepiva redditi sopra soglia, così da rientrare comunque nei requisiti reddituali di legge

I finanzieri della compagnia di Faenza, nell’ambito dei controlli finalizzati a verificare la corretta percezione dei contributi e dei sussidi pubblici, hanno individuato 5 persone che hanno percepito per mesi il reddito di cittadinanza in mancanza dei necessari requisiti di legge, utilizzando autocertificazioni riportanti dati parziali e non veritieri.

In sintesi, gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle faentine hanno consentito di appurare che quanto dichiarato dai percettori del reddito di cittadinanza nelle domande presentate all’Inps non corrispondeva alle loro reali disponibilità reddituali. La casistica delle condotte fraudolente è variegata: c’è ad esempio il barista in attività, con regolare partita iva, che ha poi deliberatamente omesso di presentare la dichiarazione dei redditi così da risultare nullafacente e ottenere indebitamente anche il sussidio pubblico. Oppure la cittadina rumena che, pur continuando a percepire il reddito di cittadinanza, ha iniziato nello stesso tempo a lavorare come infermiera senza però comunicarlo all’Inps. In un altro caso dal nucleo familiare era stato dolosamente omesso un componente che percepiva redditi sopra soglia, così da rientrare comunque nei requisiti reddituali di legge.

Al termine degli accertamenti, a carico dei soggetti controllati sono state inoltrate al competente ufficio Inps apposite segnalazioni per l’avvio delle previste procedure per il recupero delle somme indebitamente percepite, pari complessivamente a oltre 58.000 euro, nonché per l’interruzione immediata dell’erogazione del beneficio non dovuto. I percettori - residenti a Faenza, Casola Valsenio e Riolo Terme - sono stati poi denunciati alla Procura della Repubblica di Ravenna per il reato che prevede la reclusione da due a sei anni per coloro che, al fine di ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza, utilizzano dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omettono informazioni dovute, e da uno a tre anni per chi omette la comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio avvenute successivamente alla presentazione dell’istanza.

L’attività di servizio svolta nello specifico settore testimonia il quotidiano impegno della Guardia di Finanza affinché il beneficio economico in parola, così come tutti gli altri sussidi pubblici, siano concessi a chi effettivamente ne abbia più bisogno e diritto, posto che l’indebito accesso a benefici assistenziali da parte di chi non ne avrebbe titolo aggrava l’iniquità sociale e genera un danno per le casse pubbliche, drenando illecitamente risorse che potrebbero essere impiegate per altri fini di utilità sociale.

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