"Lavoravo 70 ore a settimana a 5 euro l'ora, è lecito rifiutare lavori sottopagati"

L'agenzia regionale per il lavoro fa sapere che sono ancora molte le posizioni lavorative aperte nel campo del turismo, in cui, a dire dell'agenzia, si registra un fenomeno di carenza di persone disposte ad accettare un impiego

Negli ultimi giorni l'agenzia regionale per il lavoro dell'Emilia Romagna ha fatto sapere che sono ancora molte le posizioni lavorative aperte nel campo del turismo, in cui, a dire dell'agenzia, si registra un fenomeno di carenza di persone disposte ad accettare un impiego, nonostante la presenza di tanti disoccupati o inoccupati anche nella nostra regione. 

"Certo, probabilmene è davvero così, ma di certo non perchè le persone non abbiano voglia di lavorare - commenta Matteo, 25 anni - L'anno scorso mi hanno proposto di lavorare come bagnino in un famoso albergo di Milano Marittima. Io faccio il bagnino da tanti anni anche durante l'inverno, ho molta esperienza e più di un brevetto. Mi hanno proposto di lavorare sette giorni su sette, dieci ore al giorno, a cinque euro l'ora. Molto al di sotto del minimo sindacale, che per il settore alberghiero supera i 7 euro l'ora".

"Non accettare una proposta lavorativa non significa automaticamente essere degli scansafatiche - spiega Chiara, 22 anni - Due mesi fa mi hanno proposto di lavorare per tutta l'estate, ma di continuare poi anche durante l'inverno, come impiegata nella comunicazione per un'agenzia di animazione, una delle più grandi e famose che gestisce hotel e attività balneari in tutta la Romagna. Mi sembrava tutto bellissimo, poi siamo arrivati a parlare di stipendio: avrei dovuto lavorare part-time 20 ore la settimana, ma me ne sarebbero state pagate solo 12. Quando ho chiesto spiegazioni mi hanno risposto "Eh ma lei lo sa che io non le pago solo lo stipendio che le arriva in busta paga, ma anche tutti i contributi? Se le pagassi 20 ore piene mi costerebbe tantissimo!". Mi sono alzata e me ne sono andata".

"L'anno scorso ho lavorato come animatrice in un bagno di Cervia - racconta Giulia - Facevo l'orario spezzato e andavo su e giù da casa quattro volte al giorno. Prendevo 5,50 euro l'ora, lavoravo tutti i giorni e il capo mi trattava malissimo. Dovevo anche portarmi il materiale per far giocare i bambini da casa, rimettendoci dei soldi. Ho lavorato anche come barista, sempre in un bagno al mare: stesso trattamento e stessa schiavitù".

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"Ho lavorato come stagionale in una gelateria molto prestigiosa di Ravenna - continua Arianna - Lavoravo 10 ore al giorno senza pausa, venivo offesa dal titolare, non avevo contributi e il contratto non è stato rispettato a livello di retribuzione. L'estate successiva ho trovato lavoro in un grande bar-gelateria di Milano Marittima, eravamo sei bariste. Il titolare era molto aggressivo e ci urlava contro: dopo 10 giorni si sono licenziate tutte, io ho stretto i denti fino a settembre perchè avevo bisogno di soldi. Alla fine mi ha pagato la metà di quanto avevamo pattuito, minacciandomi di morte se avessi detto qualcosa ai Carabinieri. A fine stagione il mio medico mi ha prescritto le analisi: avevo perso 15 chili e avevo sviluppato problemi cardiaci. Sono troppi i datori di lavoro che propongono impieghi in nero o sottopagati. E' ora di dire basta".

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