Venerdì, 17 Settembre 2021
Cronaca

Lavoro 'nero', fuori busta, mancati riposi e visite mediche: case di riposo nei guai

E' stato accertato che parte dei lavoratori lavoravano per 7 giorni su 7 senza riposi e superando - negli anni in verifica - i limiti di straordinari previsti dalla legge e dal contratto collettivo

Lavoro “nero”, fuori busta, mancati riposi e superamento dei limiti di Legge per gli straordinari. Proseguono i controlli dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna per contrastare - in tutto il territorio di Ravenna e provincia – l’occupazione di manodopera irregolare e i fenomeni di evasione contributiva e di concorrenza sleale.

A seguito di una vasta e mirata operazione che ha interessato le case famiglie e di assistenza anziani nel territorio ravennate, il personale ispettivo dell’Ispettorato di Ravenna, ha scoperto - in diverse strutture - alcuni lavoratori che prestavano attività di assistenza agli anziani sprovvisti di ogni contratto di lavoro. Nel corso delle verifiche - che hanno interessato gli anni dal 2018 al 2021 - gli ispettori hanno accertato che su decine di posizioni lavorative, la metà era completamente sconosciuta al Centro per l’Impiego, all’Inps e all'Inail. Due lavoratori avevano lavorato senza coperture previdenziali e senza alcuna comunicazione di avvio al lavoro per sei mesi. I lavoratori in nero venivano occupati anche in turni di notte e i datori di lavoro non li avevano sottoposti nemmeno alle visite mediche di idoneità al lavoro notturno, con danno alla sicurezza e alla integrità psicofisica degli addetti.

Nelle fasi dei controlli, è stato accertato che anche parte dei lavoratori regolari con il contratto non aveva fatto le visite mediche per la idoneità a svolgere il lavoro nei turni notturni. Da attività di verifica sulla tracciabilità dei pagamenti stipendiali, gli ispettori hanno poi accertato che alcuni lavoratori prendevano lo stipendio fuori busta con importi diversi da quelli segnati nelle buste paghe. Da ulteriori approfondimenti investigativi è stato infine accertato che parte dei lavoratori lavoravano per 7 giorni su 7 senza riposi e superando - negli anni in verifica - i limiti di straordinari previsti dalla legge e dal contratto collettivo. Sono state accertate violazioni per 60mila euro e sono stati recuperati gli imponibili previdenziali per un ammontare di 50mila euro.

Lista per Ravenna: "Le responsabilità del Comune"

"Il regolamento comunale sulle Case Famiglia è stato sempre fortemente contestato da Lista per Ravenna a più riprese, anche nell’ultima versione approvata dal Consiglio comunale il 4 giugno 2019, in quanto largamente inefficace a garantire la regolarità e la qualità del servizio di tutte le Case Famiglia e flebile riguardo alla vigilanza - commenta il fatto Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna - Tuttavia, esso impone comunque all’art. 6 “per il personale impiegato, il rispetto delle norme contrattuali, assicurative e previdenziali conformi alle leggi in vigore, nonché l’applicazione della normativa d’igiene e sicurezza del lavoro. […] chi intende avviare l’attività di gestione di Casa Famiglia deve specificare il nominativo del coordinatore, il numero e le qualifiche del personale che opera nella Casa Famiglia stessa, che deve essere in possesso del requisiti e delle caratteristiche sotto indicate”. Tali caratteristiche sono il possesso di un titolo di ADB, OTA o OSS, oppure almeno la documentazione di un’esperienza biennale, o annuale se comprensiva di un attestato di formazione, in attività socio-assistenziali o socio-sanitarie. Per tutto il personale deve essere documentato, in caso di sopralluogo, un percorso formativo continuo di almeno otto ore annue ed un altro in materia di sicurezza. L’art. 8 dispone che “Le Case famiglie verranno sottoposte a vigilanza senza preavviso  e senza limiti di orario. […] Per ciascuna […] verrà assicurato comunque di norma almeno un controllo ogni due anni. La valutazione dovrà riguarda […] verifica delle condizioni […] di personale. […] L’accertamento di comprovate carenze, che possono pregiudicare la sicurezza degli ospiti, comporta la sospensione dell’attività. […] In caso di gravi e ripetute inadempienze, l’Amministrazione può disporre, con appositi atti, la chiusura della casa famiglia”, nel qual caso “i servizi comunali, in collaborazione con l’AUSL, supportano i familiari nell’individuazione di soluzioni alternative”".

"Lista per Ravenna denunciò pubblicamente nel tempo almeno sei casi di case famiglia finite sotto procedimento giudiziario con l’accusa di reati per malagestione, di cui l’ultimo l’11 giugno 2019 a seguito di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro dei dipendenti impiegati in due case famiglia, tra cui una di Mezzano, concluso con severe condanne penali nel 25 novembre 2020 - continua il consigliere presentando un question time - Il giorno dopo, Lista per Ravenna affermò pubblicamente il dovere politico, giuridico, morale e sociale del Comune di Ravenna di far lavorare bene e senza inutili cavilli burocratici le molte case famiglie ‘buone’, ingiustamente penalizzate dal discredito che le incapacità dell’amministrazione pubblica riversano immeritatamente su di loro, ma anche di stroncare quelle ‘cattive sul nascere, evitando che debbano farlo gli organi dello Stato, molto dopo che gli anziani ospiti e gli addetti abbiano subìto angherie, maltrattamenti o anche solo gravi limitazioni alla condizione di benessere, regola prima da far valere nelle case famiglia. Chiedo pertanto ora al sindaco come può essere successo che, negli anni tra il 2018 e il 2021, il Comune di Ravenna non si sia accorto di tante clamorose inadempienze gestionali in svariate case famiglia, se non forse dopo interventi dell’Ispettorato del lavoro; considerando che il Comune ha tutto il diritto di conoscere gli atti prodotti al riguardo dall’Ispettorato, perché non è stata data notizia, neppure ai consiglieri comunali, di provvedimenti di sospensione o chiusura delle attività, o quanto meno di diffide, disposti a carico di tali strutture; comunque, se si intende disporli adesso dandone immediatamente pubblica informazione, avendo i cittadini tutto il diritto di saper distinguere quali sono le case famiglia oneste dalle altre, a tutela della salute fisiche e del benessere dei propri anziani o disabili".

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