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Le cooperative di Romagna scrivono ai sindaci: "Applicare le misure del Cura Italia"

La richiesta delle associazioni romagnole riguarda la possibilità da parte delle cooperative sociali di veder riconosciute anche le prestazioni che non si sono potute svolgere a marzo

Le Centrali cooperative della Romagna scrivono a tutti i Sindaci romagnoli chiedendo di attivare fin da subito un paracadute per le cooperative sociali, uno dei settori più colpiti dalla ‘chiusura’ per emergenza Covid-19, chiedendo l’applicazione dell’art. 48 del decreto “Cura Italia”. L'articolo autorizza le Pubbliche amministrazioni a pagare i gestori privati dei servizi sospesi a causa dell’emergenza sanitaria Coronavirus "sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo".

La protesta di educatori e operatori socio-sanitari

La richiesta principale delle associazioni cooperative riguarda, appunto, la possibilità da parte delle cooperative sociali di vedersi riconosciute anche le prestazioni che non si sono potute svolgere a marzo e che non si potranno svolgere nelle prossime settimane e mesi per le chiusure dei servizi imposte dalle disposizioni nazionali e regionali per l’emergenza sanitaria.

"Siamo a  chiedere ai Sindaci  - precisano i presidenti di Agci Emilia-Romagna, Confcooperative Ravenna-Rimini, Confcooperative Forlì-Cesena e Legacoop Romagna - un incontro urgente per individuare modalità di applicazione coerenti e condivise della norma in ambito romagnolo e dare risposta alla grave situazione di difficoltà finanziaria in cui rischiano di trovarsi molte cooperative sociali, sino al pericolo di vedere compromessa la loro sostenibilità. Gli stipendi degli operatori sospesi potranno essere parzialmente coperti dagli ammortizzatori sociali individuati ma è necessario un meccanismo di riconoscimento dei costi generali comunque sostenuti dalle cooperative valutando altresì la possibilità di sostenere il più possibile i salari delle lavoratrici e dei lavoratori".

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