Legambiente: "Eni rimanga a Ravenna, ma non per estrarre altro gas"

Il Circolo Matelda di Legambiente chiede al Comune di Ravenna "di dare eco a tutte le richieste e le concessioni che saranno pervenute al Ministero, così da mantenere alta l’attenzione ed il monitoraggio delle attività della società sul territorio"

Dopo l'annuncio di Eni di mercoledì di un maxi investimento per il periodo 2017-2020, il Circolo Matelda di Legambiente chiede al Comune di Ravenna "di dare eco a tutte le richieste e le concessioni che saranno pervenute al Ministero, così da mantenere alta l’attenzione ed il monitoraggio delle attività della società sul territorio". "Siamo ben consapevoli che i colossi dell’energia fossile, sono gli stessi che piloteranno la transizione verso fonti energetiche alternative - dichiarano gli ambientalisti -, ma siamo oltretutto consapevoli di come non esista una chiara volontà di fare investimenti seri in questo senso”.

"Un raddoppio dell’approvvigionamento energetico da fonti fossili a carico del nostro territorio e del pianeta, ad oggi non è più sostenibile ed i nostri amministratori dovrebbero farlo presente alla società - continuano da Legambiente -. Basta vedere quanto sta accadendo in Europa, in cui l’European Green Party sta avviando politiche di “Fossil Fuel Divestment”, che ha prodotto perdite di investimenti pari a 8,77 miliardi di euro nel 2015. Oltre alle pressioni promosse nel mondo attraverso gli accordi sul clima".

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"E’ una scelta non solo deleteria per quanto riguarda gli effetti sui cambiamenti climatici, ma anche per l’azienda stessa e tutto il comparto dell’oil&gas, che se non avrà il coraggio di rinnovarsi sarà destinato a fallire. Infine - conclude Legambiente - ci auguriamo che esperienze come quelle vissute a carico della località di Lido di Dante, in cui l’estrazione sottocosta ha contribuito ingentemente all’abbassamento del suolo, diventino un monito di riflessione e di discussione delle scelte di Eni sul territorio ravennate”.

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