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Cronaca

Foto, parole e ricordi: il libro del Festival indaga la dimensione “ravennate” di Pier Paolo Pasolini

A 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini, il libro-catalogo di Ravenna Festival 2022 è dedicato alla memoria del grande intellettuale

La dedica a Pier Paolo Pasolini è evidente fin dalla copertina, con la foto del grande intellettuale, con gli immancabili occhiali da sole, immortalato davanti alla Tomba di Dante in occasione di una delle sue visite a Ravenna, su invito di Walter della Monica che del poeta traccia un ricordo. Infatti, a essere indagata è anche la sua dimensione “ravennate”, in due dei saggi portanti del libro/catalogo. Il primo dei quali si sofferma sulla figura del padre Carlo Alberto: una figura avvolta da un certo mistero se non proprio da una sorta di “damnatio memoriae”, anche a causa della sua convinta militanza fascista, ma il ritratto che ce ne dà Nevio Galeati getta anche una diversa luce su un uomo probabilmente “infelice” ma che non fu così “assente” dalla vita del poeta come si pensava. Mentre – ecco il secondo saggio “ravennate” – una pur fugace frequentazione di Marina di Ravenna fornisce a Pasolini stesso l’estro per un resoconto piuttosto sorprendente, di cui ci dà conto la penna di Danilo Montanari, che della località balneare è profondo conoscitore.

Ovviamente non poteva poi mancare un approfondimento del variegato e fondamentale rapporto di Pasolini con la musica, vero “fil rouge” nella programmazione di questa edizione del Festival. Ne sono autori i due massimi studiosi ed esegeti italiani in questo ambito: Claudia Calabrese e Roberto Calabretto, con due importanti saggi originali – rispettivamente “La musica secondo Pasolini” e “Prima il silenzio, poi il suono o la parola” – che ci raccontano soprattutto della grande fascinazione che Johann Sebastian Bach esercitò su Pasolini, fin dalla sua gioventù friulana a Casarsa, attraverso la figura della violinista slovena Pina Kalc.

L’intensissimo e altrettanto continuo dialogo di Pasolini con le arti figurative (egli fu allievo a Bologna di Roberto Longhi) fornisce lo spunto a Marco Vallora – figura pressoché unica di critico e studioso sia musicale che di arti figurative – per raccontarci “Due o tre cose che so di Pasolini”, titolo godardiano che sviscera la relazione sentimentale con la grande pittura italiana, che è sullo sfondo di tanti suoi capolavori, cinematografici e non. Fondamentale poi per la comprensione della dedica/motto del Festival “Tra la carne e il cielo”, l’intervista che Patrizia Luppi ha realizzato con il compositore Azio Corghi, autore del brano omonimo eseguito da Daniel Harding sul podio della Mahler Chamber Orchestra al concerto inaugurale del Festival.

Ma non solo di Pasolini si parla, e così vi è spazio sia per tracciare il percorso che nell’arco di trent’anni Chiara Lagani e Luigi De Angelis, fondatori della compagnia teatrale Fanny & Alexander (curato da Rodolfo Sacchettini), hanno compiuto, spesso assieme al Ravenna Festival, fino a diventare un punto di riferimento per la ricerca teatrale di respiro europeo; sia per ricordare nel saggio di Laurentia Caetani la figura del coreografo Micha van Hoecke, scomparso un anno fa, che ha segnato fin dai suoi inizi la storia del Festival con tante indimenticabili creazioni.

Altre poi sono le figure di artisti recentemente scomparsi cui viene dedicato un doveroso spazio, come quella di Franco Battiato negli approfondimenti di Paolo Scarnecchia e Giordano Casiraghi, a cui il Festival tributa un sentito omaggio – e insieme a lui anche a Roberto Masotti, fotografo ravennate venuto a mancare poche settimane fa, dal suo obiettivo protagonista, fin dagli anni Settanta, della scena musicale e autore di scatti straordinariamente iconici, indimenticabili. Ancora un ricordo va allo scrittore Gianni Celati, grandissimo e immaginifico narratore delle nostre pianure, delle valli e delle foci e dei paesaggi urbani o anche dei “non luoghi” che costellano il percorso della Via Emilia. Personaggio molto amato da più generazioni, di cui ha saputo descrivere incertezze, paure e turbamenti, è Zerocalcare, anch’egli protagonista di questa edizione del Festival, intervistato dal giornalista e critico musicale Pierfrancesco Pacoda.

Un’attenta e rivelatrice analisi dei Canticles di Benjamin Britten, a opera di Alessandro Macchia, massimo studioso italiano del compositore inglese, e una cronaca appassionata e appassionante della creazione di “Uccelli” di Marco Martinelli, nel Parco Archeologico di Pompei, scritta da Susanna Venturi completano la pubblicazione, assieme a due saggi “per immagini”. Uno dedicato a Ferdinando Scianna, fotografo tra i più grandi maestri nel mondo, che con il suo “Viaggio a Lourdes” anticipa il pellegrinaggio che Ravenna Festival compirà per le Vie dell’Amicizia. "ome fotografo mi considero un reporter – dichiarava in un’intervista –, il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta". E le immagini, rigorosamente in bianco e nero, rappresentano il raccontano esaustivo e di grande pathos di due anni di pellegrinaggi a Lourdes al seguito dell’U.N.I.T.A.L.S.I (Unione Nazionale Italia Trasporto Ammalati Lourdes e Santuari Internazionali).

Infine, la suggestione del colore torna protagonista nel saggio di Emanuela Fiori che in occasione dal ritorno, dopo più di 200 anni, al Museo Nazionale di Ravenna del dipinto di Nicolò Rondinelli San Giovanni Evangelista appare a Galla Placidia, proveniente dai depositi della Pinacoteca di Brera di Milano, ripercorre il cammino dell’artista ravennate formatosi a Venezia nella bottega di Giovanni Bellini. Da Venezia la studiosa torna a Ravenna passando per le opere presenti all’Accademia dei Concordi di Rovigo, all’Academia di Brera di Milano, al Duomo e alla Pinacoteca – Museo Civico di San Domenico di Forlì, e approdando naturalmente al MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna.

Pier Paolo Pasolini sul set di Comizi d'amore 1975-2

Pier Paolo Pasolini sul set di Comizi d'amore

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