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"Mal affare in piscina": anche Lista per Ravenna è critica sul nuovo progetto

Alvaro Ancisi: "Una città da 160mila abitanti si troverà di qui a poco privata della sua unica piscina che, benchè appena trentenne, sarà rottamata"

"Una città da 160mila abitanti si troverà di qui a poco privata della sua unica piscina che, benchè appena trentenne, sarà rottamata. Con un grandioso progetto pagato da privati se ne rifarà sopra una nuova, scontando fin d’ora aumenti massicci, per molti fruitori insostenibili, delle già poco popolari tariffe. Nel frattempo, le cinquemila famiglie utenti dell’impianto non sapranno dove mandare i figli". E' molto duro il capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, sulla questione nuova piscina: la giunta ha infatti recentemente deliberato l’accoglimento della proposta della società Ar.Co Lavori per la realizzazione di una nuova piscina comunale.

"Si smetta innanzitutto di esaltare l’affare del Comune, dovuto ad un costruttore privato beneficente. Se la spesa a suo carico è di 13 milioni e 464 mila euro, il Comune gliela rimborserà tutta nell’arco dei 25 anni del contratto, con rate indicizzate all’aumento del costo della vita, quasi come un mutuo. Un buon padre di famiglia, quale dovrebbe essere un sindaco per la sua città, non indebita però per un quarto di secolo la sua progenie. In realtà, siccome la progettazione e le spese di affidamento sono a carico del Comune, ed essendo prevedibile, data la crisi del mercato edilizio, un consistente ribasso d’asta (se potrà esserci una gara vera), l’affare sarà anche più svantaggioso. Una grave scorrettezza che combatterò è anche la fideiussione da 6 milioni a carico del Comune come garanzia del finanziamento che il costruttore dovrà contrarre con una banca. Se non paga lui, paghiamo tutti. Ma perché, dopo mezzo secolo di governo para Pd, il problema piscina è a zero? Le opere pubbliche indispensabili non dovrebbero essere programmate con un minimo di lungimiranza politica? Il suddetto governo era al comando della città già oltre tre lustri quando pensò di comprare a caro prezzo la piscina privata di Fornace Zarattini, ormai in crisi gestionale, tanto chiaramente malandata da crollare subito su se stessa ed essere abbattuta nel 1986. Siccome l’altra piscina di via Falconieri appariva già da tempo insufficiente, la Giunta Matteucci impegnò 5 milioni e 500mila euro del bilancio comunale 2004 per costruirne una seconda. Non se n’è saputo più niente. Ma un piano urbanistico del 2010 rimise in campo quest’opera localizzandola in viale Mattei. Sarebbe stata a carico di privati per 3 milioni e 790mila euro, nell’ambito della concessione, come merce di scambio, di una maxilottizzazione edilizia da 216.000 metri quadrati su terreni agricoli posti tra via dell’Agricoltura e la Romea nord. Il piano, scaduto nel 2015, è stato rinnovato senza che nulla se ne sia visto, neppure il progetto: uno dei tanti rovesci prodotti da una linea politica rovinosa volta a realizzare qualche opera pagata da privati in cambio di milioni di metri quadrati sottratti all’agricoltura per speculazioni edilizie da centinaia di milioni di euro".

"La storia della piscina di via Falconieri fu tormentata, fino a quando, assumendo la sua attuale conformazione, il Comune volle farla gestire da privati - continua il consigliere d'opposizione La società Sportiva di Ferrar  l’ha avuta in gestione, per la seconda volta, nel 2004 per la durata di 15 anni. Unica concorrente nella “gara” d’appalto, ha potuto offrire un ribasso d’asta dello 0,0003%, in ragione del quale ha incassato in totale dal Comune 6 milioni e 79.647mila (+ IVA) del valore di allora, con rate via via indicizzate, lasciando al Comune solo il 3% degli incassi (senza IVA) sui circa 8 milioni, ai valori attuali, introitati nei 15 anni. Entro dicembre 2004, il Comune effettuò i lavori necessari perché la struttura fosse pienamente agibile e funzionante (opere elettriche, rifacimento delle coperture, coibentazioni, ecc.). Per obbligo contrattuale, l’impresa ha avuto a proprio carico tutte le spese di gestione e di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto. Al Comune sono toccate sono le spese, regolarmente pagate all’impresa dietro autorizzazione ai lavori, per la sostituzione delle parti strutturali principali a causa di cedimenti e di quelle impiantistiche di maggior rilievo da sostituire per esaurimento di vita tecnica, nonché tutte le modifiche imposte da nuove norme di legge. Dunque, con l’imminente fine dell’appalto, l’impresa dovrebbe restituire la piscina pienamente efficiente e funzionante come l’aveva ricevuta, con tutte le sostituzioni, modifiche e innovazioni necessarie a carico del Comune. Il quale invece la vuole buttare giù, perché “la vita tecnica delle parti impiantistiche e strutturali dell’attuale struttura si sta esaurendo”. Com’è possibile ciò senza gravi inadempienze? Dato e non concesso che l’unica soluzione sia quella declamata, ognuno capisce che il buco enorme della piscina è questo, meritevole che lo esaminino e valutino a fondo la Procura della Repubblica e la Procura della Corte dei Conti. Nulla vieta nel frattempo, ed anzi impone, che il Comune dia corso ad una commissione d’indagine interna, come previsto dall’art. 99 del regolamento del consiglio comunale. L’altro grande buco, se nonostante tutto si insiste nel pactum sceleris, è la mancanza per almeno un anno di un servizio pubblico d’uso largamente popolare, spesso anche prescritto per motivi di salute, di disabilità o di riabilitazione. Spetta a chi ha fatto a cocci la piscina riempirne il vuoto con una soluzione transitoria, almeno minimale, anche coinvolgendo strutture private esistenti. Atto dovuto a questa povera e malridotta città".

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