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Maltrattamenti sugli anziani: "Vigilare nelle case famiglia per prevenire"

Il consigliere Ancisi: "E' emerso che la struttura stessa era abusiva, incredibilmente sconosciuta al Comune dopo cinque mesi dall’apertura"

La triste vicenda degli abusi compiuti nella casa famiglia di via Zagarelli alle Mura ha riportato l'attenzione, dopo il caso dei maltrattamenti sugli anziani ospiti di una casa famiglia di Sant'Alberto, sulla vigilanza del benessere nelle case famiglia. "E' emerso che la struttura stessa era abusiva, incredibilmente sconosciuta al Comune dopo cinque mesi dall’apertura, senza pensare al fenomeno di cartelli societari che, raggruppando sotto un’unica centrale molte case famiglia sparse sul territorio, non sembrano coerenti con l’invocata dimensione “familiare” - commenta il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi - Il dibattito si è tuttavia concentrato sulla necessità di controlli maggiori (così, ad esempio, il sindaco e i sindacati), aggettivo comparativo a cui occorre però aggiungere “efficienti”. Fin dall’aprile 2016 abbiamo infatti adottato a Ravenna, con un buon lavoro tra maggioranza e opposizione, un valido regolamento che richiede solo una fattiva applicazione e qualche aggiustamento; mentre è però importante semplificare e coordinare le procedure di vigilanza da fare sul posto, che finora hanno scontato evidenti difetti di interazione tra i quattro servizi interessati (Attività produttive-Suap, Servizio sociale, Polizia municipale e Ausl), anche coi rimpalli di responsabilità mostratisi nella commissione Sanità pubblica, e non solo. Se il regolamento fosse fatto rispettare, i maltrattamenti sarebbero prevenuti o stroncati sul nascere. Ancor prima del codice penale, occorre però tener presente - dice il regolamento e chiedono le famiglie - che “l’attività di vigilanza attiene alla verifica delle condizioni di comfort ambientale, organizzativo-funzionali e di personale previste per garantire il benessere degli ospiti”, parola chiave".

Ancisi ha monitorato la materia chiedendone ragione al servizio Attività produttive, capofila. "Premesso che le circa 75 case famiglia registrate in Comune quando è partito il regolamento avrebbero dovuto adeguarvisi di regola entro sei mesi, cioè entro ottobre 2016 - prosegue il consigliere d'opposizione - una gran parte non aveva trasmesso, entro tale termine, neppure l’obbligatoria comunicazione scritta di averlo fatto. È partita dunque una serie di ripetuti solleciti, al termine di cui, il 10 maggio 2017, il Suap ha avviato, a carico delle 13 case-famiglia, ridotte a 10 il 23 agosto, le quali “nonostante i provvedimenti di diffida” non si erano mai fatte vive, altrettanti procedimenti amministrativi, chiedendo alla Polizia municipale “di valutare l’applicazione delle sanzioni previste dal Regolamento, art. 7, comma”, secondo cui tutte le violazioni al regolamento “comporteranno l’applicazione della sanzione pecuniaria da 75 a 500 euro”.

"Le prime ispezioni sul posto sono state effettuate su tali strutture solo tra il 16 novembre e il 21 febbraio 2017. Ma la notte del 23 marzo, un blitz dei Carabinieri del Nas ha scoperto una “casa degli orrori” in quel di Sant’Alberto, inutilmente ispezionata il 13 dicembre. Al netto delle case nel frattempo cessate, i verbali di sopralluogo effettuati in tal modo dalla Polizia municipale, pervenuti al Suap, sono stati 7, a cui se ne sono aggiunti 4 seguiti ad altre segnalazioni esterne. Ovunque, l’elenco delle violazioni accertate sono state numerose, più o meno gravi. Ma i rispettivi procedimenti sanzionatori sono ancora pendenti presso il Suap, tanto che ad oggi neppure una multa è stata inflitta a nessuno per alcunché. Per capire di cosa stiamo parlando e su cui bisogna mettere a punto attività e procedure più appropriate, come del resto richiesto in sede di commissione, mi soffermo sull’unica casa famiglia colpita da una sanzione amministrativa, consistente nella sospensione delle attività per 20 giorni, tuttora in corso nello stabile di una frazione a sud di Ravenna - aggiunge Ancisi - Le infrazioni accertate dal Suap tramite il verbale della Polizia municipale sono in tutto una ventina, ma il procedimento sarebbe ancora in corso come tutti i pochi altri avviati, se non fossero state accertate anche violazioni di legge ai “requisiti previsti per le civili abitazioni dalla normativa vigente in materia urbanistica, edilizia, di prevenzione incendi, igiene e sicurezza”, quali: insufficienti dimensioni dei locali e dell’apertura di luce e ricambio aria (nel seminterrato, un locale con due letti occupati da ospiti aveva altezza e superficie inferiori al minimo e una sola piccola finestra con grata). Di qui la sospensione, che secondo il regolamento avviene per “comprovate gravi carenze che possono pregiudicare la sicurezza degli ospiti”.

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