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Nelle acque di Marina uno speciale cestino mangia-rifiuti contro le plastiche in mare

Uno strumento in grado di catturare circa 1,5 kg di detriti galleggianti al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno, comprese le microfibre invisibili all’occhio umano

La battaglia contro le plastiche disperse in mare si combatte anche sulle coste ravennati. A farsi promotrice di questa lotta per la sostenibilità è la Findus, azienda del settore dei surgelati, che dopo l’installazione di un "Seabin" - un cestino “mangia rifiuti” capace di catturare circa 1,5 chili di detriti galleggianti al giorno - nelle acque di Portoferraio (Li), lancia una speciale operazione di ‘adozione’ di 10 Seabin lungo le coste italiane. Tra le località scelte per ospitare questi particolari “mangia rifiuti” c'è anche Marina di Ravenna, dove è stato attivato giovedì uno di questi Seabin. L'operazione interesserà dunque le acque del Ravenna Yacht Club di Marina, insieme alle altre località romagnole di Cattolica e Cesenatico.

Il Seabin è in grado di catturare circa 1,5 chili di detriti galleggianti al giorno, ovvero oltre 500 chili di rifiuti all’anno (a seconda del meteo e dei volumi dei detriti), comprese le microplastiche da 5 a 2 millimetri di diametro e le microfibre da 0,3 millimetri, invisibili all’occhio umano. Il Seabin può inoltre catturare molti rifiuti comuni che finiscono nei mari come i mozziconi di sigaretta, purtroppo anch’essi molto presenti nelle acque. Grazie all’azione spontanea del vento, delle correnti e alla posizione strategica del cestino, i detriti vengono convogliati direttamente all’interno del dispositivo. I rifiuti vengono catturati nel filtro, che può contenere fino a un massimo di 20 chili, mentre l’acqua scorre attraverso la pompa e torna in mare; quando il filtro è pieno, viene svuotato e pulito. Può funzionare 24 ore al giorno e quindi è in grado di rimuovere molta più spazzatura di una persona dotata di una rete per la raccolta. Il dispositivo risulta efficace in aree come i porti, darsene e anse fluviali poiché sono naturali “punti di accumulo”, in cui convergono la maggior parte dei rifiuti in mare.

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