Dopo l'ergastolo Cagnoni chiede il secondo round: depositato il ricorso in appello

Il dermatologo ravennate è stato condannato all'ergastolo per il brutale omicidio della moglie Giulia Ballestri, avvenuto il 16 settembre 2016 nella loro villa di via Padre Genocchi

A un anno esatto dalla quindicesima udienza di un processo durato ben nove mesi e a otto mesi precisi dalla condanna in primo grado all'ergastolo, venerdì mattina l'avvocato Giovanni Trombini ha depositato alla Corte d'Appello di Bologna il ricorso avverso alla sentenza della Corte d'assise del Tribunale di Ravenna che il 22 giugno 2018 ha condannato al carcere a vita Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate condannato per il brutale omicidio della moglie Giulia Ballestri avvenuto il 16 settembre 2016 nella loro villa di via Padre Genocchi. Il legale, che ha assistito l'amico dermatologo fin da prima del suo arresto, aveva annunciato l'intenzione di presentare ricorso una volta che fossero state pubblicate le motivazioni della sentenza completa.

Ecco perchè Matteo Cagnoni è stato condannato all'ergastolo: le motivazioni in 374 pagine

Per la Corte d'Assise di Ravenna, Cagnoni avrebbe "definitivamente marchiato con il rosso del sangue, con entrambe le mani, la propria responsabilità". Il riferimento, naturalmente, è alle impronte trovate nella villa di famiglia di via padre Genocchi dove è stata ritrovata senza vita la povera Giulia Ballestri, uccisa il 16 settembre 2016. Dalla ricostruzione fatta dai giudici emergerebbe anche una ricostruzione parzialmente nuova del delitto, con la vittima scaraventata dalla furia dei colpi oltre la balaustra del ballatoio sul quale era stata attirata con la scusa di esaminare dei quadri da rivendere, per poi cadere nel salone sottostante - elemento questo, della caduta, mai emerso durante il lungo processo. Nelle motivazioni si legge anche che per la Corte "è bene rimarcare che proprio la natura zoppicante, cangiante, fallace oltre che mistificatoria e per la gran parte menzognera" di quanto dichiarato dal dermatologo "ha spesso instradato l'operato" dell'accusa la quale avrebbe addirittura, "proprio seguendo le tracce dichiarative di Cagnoni, introitato notevoli e anche decisivi supplementi d'indagine". A novembre 2018 il dermatologo è stato trasferito dal carcere di Bologna alla casa circondariale di Ravenna, trasferimento contro il quale è stata lanciata una petizione e organizzato un corteo di protesta indetto da alcune associazioni ravennati.

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