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"Matteo Cagnoni sia trasferito da Ravenna": in tre giorni raccolte tremila firme

Le associazioni ravennati impegnate contro la violenza di genere hanno lanciato la petizione "Nè privilegi nè disparità. Per Giulia Ballestri"

Il trasferimento dal carcere di Bologna a quello di Ravenna di Matteo Cagnoni, il dermatologo ravennate condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio della moglie Giulia Ballestri, non è proprio andato giù alle associazioni ravennati impegnate contro la violenza di genere: tanto che, nei giorni scorsi, tre associazioni hanno lanciato la petizione "Nè privilegi nè disparità. Per Giulia Ballestri" per chiedere al Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), al Ministro della Giustizia e agli altri soggetti interessati di revocare il provvedimento e di disporre il trasferimento di Cagnoni in un altro carcere. Nel giro di tre giorni, la petizione ha raccolto ben 3000 firme (l'obiettivo è di 5000).

"La concomitanza dei due eventi (il trasferimento di Cagnoni e la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ndr) ha provocato prima sconcerto, poi indignazione, non solo tra noi associazioni ma nella cittadinanza tutta - spiegano da Linea Rosa, Dalla parte dei minori e Unione donne in Italia, le tre associazioni che nel processo al dermatologo si sono costituite parte civile - Il provvedimento, davvero inusuale, risulta ancora più inspiegabile se si considera, da un lato, il suo stato di condannato in primo grado alla pena dell'ergastolo, dall'altro la peculiarità dell'istituto penitenziario di Ravenna che prevede la presenza di detenuti in attesa di giudizio o condannati a una pena non superiore ai 5 anni o con un residuo di pena inferiore ai 5 anni".

E allora perchè questo trasferimento? "A Ravenna risiedono i familiari e i tre figli minorenni di Giulia Ballestri, di cui lo stesso ha perso la potestà genitoriale - continuano le associazioni - Possibile che nessuno di coloro che hanno autorizzato questo provvedimento si sia interrogato sulla ricaduta che questo può generare nella vita e nella crescita dei tre figli di Giulia che nella città di Ravenna vanno a scuola, fanno sport e crescono senza la madre, uccisa dal loro padre? Troviamo profondamente ingiusto che sia stata accolta questa richiesta di trasferimento, che porta un detenuto condannato a un passo dai figli che lui ha reso orfani di madre, col rischio di accrescere il loro enorme dolore e quello di tutta la famiglia di Giulia. Chiediamo alle cittadine e ai cittadini, non solo di Ravenna, di firmare questo appello, per Giulia e per una giustizia che sia uguale per tutte e per tutti".

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