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Maurizio Marendon, da 35 anni ingegnere marittimo al porto: "Con l'hub? Non ci sarà alcuna crescita"

"Il porto di Ravenna è ormai morto sotto tanti aspetti". Ne è convinto Maurizio Marendon, ingegnere marittimo che da 35 anni lavora al porto. Non solo: il 57enne è "figlio d'arte", in quanto suo padre fu direttore in Sapir

"Il porto di Ravenna è ormai morto sotto tanti aspetti". Ne è convinto Maurizio Marendon, ingegnere marittimo che da 35 anni lavora al porto. Non solo: il 57enne è "figlio d'arte", in quanto suo padre fu direttore in Sapir. Marendon è intervenuto giovedì mattina durante la discussione pubblica sul porto indetta dai consiglieri d'opposizione Massimo Manzoli e Alvaro Ancisi. "Io sono cresciuto nell'ambiente portuale e sono 57 anni che vivo di portualità - spiega l'ingegnere - Quando ero piccolo a casa ascoltavamo la radio di Sapir, e tutto il giorno sentivo parlare dei problemi del porto, quando ancora le banchine erano fatte di terra e ghiaia. Per questo mi spiace molto vedere in quali condizioni si sia ridotto il porto".

Sul futuro del porto di Ravenna e sul progetto di hub portuale, Marendon è molto scettico: "Tutti noi speriamo che il porto di Ravenna possa avere una crescita: ma questa crescita non esiste e non esisterà, e lo dico anche andando contro agli amici dell'Autorità portuale che intendono altre cose. L'Adriatico è stato completamente tagliato fuori dalle linee di navigazione; non si viene piu in Adriatico, si va a La Spezia, a Genova, a Gioia Tauro o in scali come Malta e il Pireo". L'ingegnere non usa mezzi termini per commentare il progetto: "Stiamo parlando di una perdita di denaro pubblico non indifferente, sembra quasi che l'hub sia nato solo per accontentare l'aspettativa di Sapir di fare un nuovo terminal container in Largo Trattaroli. L'attuale terminal è gia piu che sufficiente: sarebbe un successo portarlo a una profondità di 12,5 metri, ma un nuovo terminal non è necessario. Ci siamo fatti portare via tutto dagli altri porti: per quale motivo politico? Dodici anni fa ho fondato una ditta, perchè credo in Ravenna, e ho messo nel mio marchio il leone di Raul (Gardini, ndr), che fu mio amico: per ricordare che eravamo il primo porto d'Italia quando c'era lui. Dopo di lui siamo diventati subito il quarto porto italiano per container e, oggi, siamo il 15esimo. Perchè?".

Marendon non ha dubbi: "Credo che questi lavori, che sono fermi da dieci anni, potevano essere fatti anche prima: so che il canale di Ravenna è difficile da tenere manutentato perchè è costituito non solo da sabbia, ma anche da limo. Mi sono trovato tempo fa con una nave che non riusciva ad attraccare e abbiamo dovuto iniziare a sbarcarla a cinque metri dalla banchina, e questo per Ravenna è solamente uno smacco, uno smacco molto importante. Non sapete quante compagnie si lamentano del porto di Ravenna: non solo per il porto in sè, ma anche perchè richiedono tariffe minori. Il porto di Ravenna, infatti, è carissimo, così come è carissima la prassi doganale rispetto agli altri porti italiani. La maggioranza politica cerca un miglioramento del porto, ma non si rende conto che questo miglioramento è assoggettato a tante altre cose: in primis i costi, ma anche la visibilità di Ravenna come porto e stile di operatività. E poi non hanno mai detto cosa faranno con il terminal Tcr se costruiranno il nuovo terminal in Trattaroli; credete che Contship porterà a Ravenna ulteriore lavoro togliendolo agli altri porti gestiti sempre da Contship? Io non credo".

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