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Cronaca

Messa natalizia in Cattedrale, gli auguri dell'Arcivescovo: "Il Natale dei regali è un'altra festa dal Natale di Cristo"

Anche quest’anno la prima Messa del giorno di Natale sarà con i detenuti della casa circondariale di via Port’Aurea. Con loro l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, celebrerà la prima Messa nel giorno di Natale alle 10

Anche quest’anno la prima Messa del giorno di Natale sarà con i detenuti della casa circondariale di via Port’Aurea. Con loro l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, celebrerà la prima Messa nel giorno di Natale alle 10. Sarà invece nella Cattedrale di San Giovanni in fonte la Messa della Notte celebrata sempre da monsignor Ghizzoni e concelebrata dal parroco, don Arienzo Colombo, alle 22 del 24 dicembre. La Messa sarà trasmessa in diretta da Teleromagna sul canale 14 nell’ambito della trasmissione “Il tempo dello Spirito”. Come tutti gli anni, infine, l’arcivescovo celebrerà anche nella Concattedrale di Santa Maria Assunta a Cervia, il 25 alle 18. Nel giorno di Natale, le Messe in Cattedrale seguono l’orario festivo e saranno celebrate alle 9, alle 11 e alle 18,30. Mercoledì l'arcivescovo ha fatto il punto sulle difficoltà che la Chiesa si trova ad affrontare nel post-pandemia e ha rivolto i suoi auguri alla città di Ravenna.

"“Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” (Gv 1,10s). Il mistero del Natale è anche questo: il rifiuto di Dio e del suo modo di rendersi presente nella storia - gli auguri dell’arcivescovo Ghizzoni alla città - Né il mondo nella sua accezione negativa, né i nostri avi, persone religiose, siamo riusciti a vederlo e accettarlo per come si è mostrato. Troppo povero e irrilevante: una piccola famiglia di Nazaret, un paesino sperduto ai confini di Israele, un percorso umano senza glorie e senza potere, trenta anni di vita troppo normale, casa, lavoro, sinagoga, parenti e vicini… le storie dei Re non sono così. I personaggi illustri della terra possono anche avere umili origini, poi però sono un crescendo di conquiste e di affermazioni di sé, come è avvenuto per Davide o per Mosè o per i re e gli eroi greci e latini. La contemplazione della stalla, degli animali, dei pastori, della oggettiva sconvenienza di quel luogo per partorire, l’imbarazzo di due neogenitori che sono trattati da stranieri, la mancanza di ospitalità anche di fronte a quella situazione di emergenza… è stato il primo colpo alle nostre aspettative di fronte alla manifestazione del Dio che si fa uomo. Certo i poveri e gli umili lo hanno saputo vedere senza dubitare, perché lo hanno sentito uno di loro, come i pastori, il vecchio Simeone o Anna. Come la stessa Maria e il suo sposo Giuseppe, che avevano già superato lo stupore iniziale per essere stati scelti, proprio loro così umili e piccoli agli occhi del mondo e anche ai loro stessi occhi. Se non sappiamo cogliere lo scandalo di questa nascita, come potremo cogliere la novità di un Vangelo sempre controcorrente, che ci colpisce allo stomaco con ogni frase, come con il “discorso della montagna” (Mt 5-7), che capovolge il nostro concetto di giustizia umana e religiosa, chiedendoci di amare e perdonare tutti, anche i nemici, se vogliamo entrare nel Regno dei cieli? Come potremo capire perché Gesù ha voluto mantenere questo basso profilo per tutto il tempo della sua missione, anche dopo qualche miracolo molto “popolare”, come quello del pane per tutti (“Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo” Gv 6,15)? Come potremmo accettare la sua rinuncia alla difesa nel processo che lo ha portato alla condanna a morte, dopo spietate torture? Come accettare che ci sia qualcuno che si fa vittima di tutta l’umanità, si carica di peccati non propri e si fa Agnello espiatorio per delitti che non ha commesso? Il natale delle luci, dei consumi, dei regali, delle vacanze, ecc. non sarà un peccato e ci piace, ma non discende dal Natale di Cristo: è un’altra festa, che va d’accordo con il mondo, non ci rinnova la vita, non ci fa amare di più il Signore Gesù povero e umile, né i nostri fratelli. “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali… da Dio sono stati generati,” (Gv 1,12) È dunque possibile accettare che in quel “nato da donna” si nasconde proprio il nostro Dio, lo stesso che ha creato l’universo! È possibile credere che il massimo della gloria e della potenza sia diventato il massimo della piccolezza e della fragilità in un bambino, figlio di una povera famiglia priva di tanti diritti. Come per il resto del Vangelo, delle parole e degli atti di Gesù, la svolta avviene quando si decide di compiere il salto della fede. Se ci si fida di quel Dio che si rivela in quel modo e ci si affida a Lui senza paura e senza resistenze umane, si vede la sua gloria nell’umiltà. Se non si crede, non si vede (“Venite e vedrete” Gv 1,39). “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.” (Gv 1,14)".

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