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"Oggi i ravennati perdono un pezzo di cuore": centinaia di persone per salutare Fabrizio Matteucci in Municipio

I primi a entrare sono stati i familiari dell'ex sindaco, insieme a Michele de Pascale e ad alcuni esponenti del mondo politico locale e nazionale, tutti in lacrime: tra di loro Pier Luigi Bersani, da sempre molto legato a Matteucci

Lacrime e volti tristi. Ma anche sorrisi sinceri e abbracci. Centinaia di persone lunedì mattina si sono recate in Municipio per portare un saluto a Fabrizio Matteucci, ex sindaco ravennate scomparso improvvisamente domenica mattina a 63 anni. La camera ardente è stata allestita nel "suo" Palazzo Merlato e la bara è stata posizionata nella sala pre-consiliare, luogo in cui Matteucci ha trascorso tante giornate a discutere di politica e a celebrare matrimoni, per l'ultimo saluto prima dei funerali, che si svolgeranno martedì alle 14 nella chiesa di San Pier Damiano. Prima della cerimonia religiosa si svolgerà un momento di commemorazione civile alle 13 in piazza del Popolo. Nel pomeriggio di lunedì invece, intorno alle 17 è prevista la visita del coro "Libere Note" della scuola elementare Mordani, che renderà omaggio a Matteucci cantando “Bella ciao”. La camera ardente sarà aperta fino alle 19.30 e anche martedì 18 febbraio, a partire dalle 7.30.

I primi a entrare sono stati, naturalmente, i familiari dell'ex primo cittadino, in un momento di ritrovo privato, insieme al sindaco Michele de Pascale e ad alcuni esponenti del mondo politico locale e nazionale, tutti in lacrime: tra di loro Pier Luigi Bersani, da sempre molto legato a Matteucci; Vasco Errani, Guido Guerrieri, Giannantonio Mingozzi, la giunta comunale quasi al completo, consiglieri di maggioranza - in prima linea gli esponenti del Pd, partito di Matteucci - e minoranza, ma anche esponenti delle istituzioni, il Comandante della Polizia locale Andrea Giacomini e il direttore dell'istituzione Classense Maurizio Tarantino. De pascale, assessori e amici si sono alternati per il picchetto d'onore. Numerosissimi rappresentanti dell’associazionismo, dell’imprenditoria, delle organizzazioni sindacali, del volontariato e semplici cittadini hanno espresso il loro cordoglio alla famiglia di Matteucci.

Gli scolaretti salutano Fabrizio Matteucci sulle note di "Bella Ciao"

La moglie di Matteucci, Simona, e il figlio Sayo, mostrando una forza d'animo invidiabile, hanno accolto con un sorriso i tanti ravennati - e non solo - che hanno portato loro un segno di vicinanza. Poi, tutti in fila, amici e conoscenti si sono avvicinati uno per uno portando un bacio o una carezza alla bara, sulla quale erano poggiati lo stemma ravennate e la fascia tricolore che il primo cittadino ha indossato per dieci lunghi anni. Ai piedi della bara, una fotografia del sindaco in bicicletta per le strade della sua Ravenna e una scritta: "Era difficile non volerti bene".

Tra la folla frasi di sconcerto e incredulità: "L'avevo visto solo lunedì, mi sembrava stesse bene", "Ci siamo salutati qualche giorno fa, chi poteva immaginare fosse l'ultimo saluto". "Il nostro era un rapporto antico - spiega Bersani con la voce spezzata dalla commozione - Eravamo amici... Un uomo mite, tenero, ma anche assertivo, duro, come tutte le persone intelligenti ipersensibile, sempre interessato ai temi nuovi. Una persona per bene... un amico". "Un'amicizia profonda nata da ragazzi - aggiunge Errani - Ciò che ci ha sempre legato sono stati i valori e i principi. Fabrizio è una persona giusta, che ha fatto le cose in cui credeva, e credo che questa sia una delle cose più importanti nella vita". "E' un grandissimo dolore per tutta la città - lo ricorda il sindaco de Pascale - Ravenna perde un grandissimo sindaco, una persona che tutti i giorni non faceva mancare il suo consiglio, il suo sguardo sulla città benevolo, una persona buona ma anche un grande sindaco che ha dato una grande prospettiva alla città. Era sempre con lui la prima telefonata al mattino o l'ultima della sera: con discrezione quasi fraterna mi dava consigli o suggerimenti e che anche se prendevo una scelta diversa non me la faceva pesare. E' stato un grande amico e mancherà a tutti tantissimo". "Fabrizio aveva deciso con l'ultima legislatura di fare entrare in amministrazione più giovani possibile - spiega l'assessore Ouidad Bakkali - Ha dato una mano a me e a una nuova generazione di amministratori, ci ha sempre sostenuto e protetto con l'affettuosità di un padre. Credeva nei giovani, e non li temeva. Oggi perdo un pezzo di cuore, e con me tanti ravennati. Fabrizio c'era sempre e continuerà a esserci".

Un ultimo saluto lo ha voluto portare anche Pietro Vandini, ex consigliere comunale del Movimento 5 stelle e candidato alle elezioni regionali del 2020 a sostegno di Bonaccini: ""Sai Pietro, mi fa piacere che tu sia della partita, generalmente quando si parla di candidature si fanno ragionamenti solo su quanti voti un nome possa portare. Io invece, indipendentemente da questo, sarei stato contento di averti nella mia squadra per quello che sei stato e per quello che puoi portare in termini di contenuti". Questo è quello che mi disse Fabrizio Matteucci qualche giorno prima del voto alle ultime elezioni regionali. E queste parole mi hanno fatto tantissimo piacere e mi hanno sorpreso, ma nemmeno troppo avendo avuto modo di conoscerlo nei 5 anni di consiglio comunale. Davanti a tragedie di questo tipo si tende spesso ad addolcire le parole e i concetti, ma io non voglio farlo. Abbiamo litigato diverse volte, non ho condiviso tantissime scelte politiche: questo rimane ma ha davvero poco valore ora. Quello che è passato nella mia mente tra ieri e oggi sono i momenti che ci siamo scambiati. Le telefonate o i messaggi privati su Whatsapp con i quali cercavamo di chiarire i diversi punti di vista dopo una litigata, pur rimanendo ognuno nella propria posizione, mi hanno permesso di conoscere aspetti diversi da quelli che immaginavo quando mi ritrovai dall'oggi al domani in politica. Io arrivavo con l'irriverenza tipica di chi vuole cambiare il mondo perchè pensa che sia tutto da buttare, ma è anche confrontandomi con Fabrizio Matteucci che ho capito molte delle cose che hanno accompagnato il mio percorso politico. I miei primi confronti tra candidati a sindaco mi fecero guardare Fabrizio Matteucci con degli occhi diversi, da "nemico politico" diventò semplicemente "avversario politico"; e questo passaggio apparentemente superficiale in realtà è estremamente profondo perchè è legato ai rapporti umani. E i rapporti umani non hanno colori politici. Grazie alle discussioni avute con lui ho cominciato a capire che fare politica non significa solamente barricarsi dietro alle proprie convinzioni, ma cercare condivisione, e quando questo non succede accettarlo con serenità. Il suo modo di fare mi ha aiutato a capire questi aspetti perchè, anche dopo alle peggiori litigate, lui si rapportava con me senza rancore, anzi, magari con una battuta per stemperare gli animi accompagnata da un tentativo di chiarimento più sereno. Litigavamo e dopo un po' mi arrivava un messaggio: "Dai che non è successo niente e non escludo di essere io a fare qualche sbaglio", quasi come a sincerarsi che non me la prendessi troppo perchè aveva capito che il mio modo viscerale di affrontare la politica spesso mi portava a esagerare e alterare le emozioni. Fabrizio ha sempre messo la faccia anche davanti alle scelte più impopolari, non si è mai nascosto e portava avanti le sue convinzioni piuttosto che scaricare le responsabilità. E questo non è poco. Grazie a questo incontro-scontro ho cominciato a chiedermi se stessimo vivendo bene questa politica, se avesse senso dare tutta quell'importanza a quanto avveniva "nei palazzi" quando poi fuori tutto fosse così instabile e fragile; ho cominciato a chiedermi se a volte avesse senso vivere le cose dal punto di vista dell'interlocutore per non ferirsi e non ferire.  Grazie a Fabrizio Matteucci ho trovato molte di queste risposte".

"Fabrizio Matteucci è stato un caro amico e un interlocutore attento della cooperazione - aggiunge Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia-Romagna - È con grande tristezza che mi unisco al dolore della famiglia, della moglie Simone e del figlio Sayo". Anche Antonio Patuelli, accompagnato dalla moglie Giulia e dal Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Ernesto Giuseppe Alfieri, ha reso visita alla camera ardente: "L'improvvisa scomparsa di Fabrizio Matteucci mi stimola tanti ricordi, fin da ragazzi, di culture e idee spesso diverse, ma sempre espresse in modi rispettosi delle opinioni differenti, con reciproca stima e amicizia. Anche nelle funzioni istituzionali, come quelle di sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci è stato rispettoso del pluralismo dei differenti ambiti di responsabilità. Lo ricorderò sempre anche per il nostro ultimo incontro, pochi giorni fa, in treno da Ravenna a Bologna: mi sembra impossibile sia scomparso. Esprimo sincero cordoglio alla moglie Simona e alla famiglia". "Nel periodo in cui è stato sindaco ci siamo incontrati e sentiti diverse volte – ricorda l’Arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni - il rapporto cordiale e amichevole ci ha permesso numerosi scambi personali sui problemi della città e della gente del nostro territorio. E mi è sembrato che abbia lavorato davvero per Ravenna con impegno, passione, con la fatica di cercare soluzioni e fare proposte che fossero a favore di tutta la comunità. Ha avuto anche rispetto per la fede religiosa e per chi la praticava, mettendosi lui stesso in un cammino di ricerca. Lo affidiamo nella preghiera a Colui che accoglie quelli che lo servono nei poveri e nei piccoli, e che cercano la giustizia e la pace". 

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