Morti sospette all'ospedale di Lugo: chiesto l'ergastolo per l'infermiera

La donna, difesa dall'avvocato Stefano Dalla Valle, è sospettata per altre morti avvenute nello stesso ospedale

Foto Argnni

Ergastolo ed un anno e mezzo di isolamento diurno. E' quanto richiesto dal pubblico ministero Angela Scorza nei confronti di Daniela Poggiali, la 43enne ex infermiera dell'ospedale 'Umberto I' di Lugo, nel ravennate, accusata di avere ucciso una paziente, la 78enne Rosa Calderoni, iniettandole la mattina dell'8 aprile 2014 una dose letale di potassio cloruro. La donna, difesa dall'avvocato Stefano Dalla Valle, è sospettata per altre morti avvenute nello stesso ospedale. Il processo la vede alla sbarra con l'imputazione di omicidio, appunto per la morte che sarebbe stata causata alla paziente che avrebbe dovuto assistere.

Nel corso della requisitoria il pubblico ministero ha analizzato tutte le aggravanti dell'accusa, partendo dai comportamenti dell'imputata nei confronti delle colleghe, dei pazienti e dei suoi superiori, descritti come molto conflittuali e pieno di ripicche. Si è fatto riferimento alle foto con i morti, ai numerosi casi di furti in corsia. Secondo l'accusa, Poggiali avrebbe, come elemento scatenente, "agito per sfida dopo che le era stato cambiato un turno di lavoro".

Il pm, alla presenza anche del procuratore capo Alessandro Mancini, ha parlato ininterrottamente per 4 ore circa. E ha ricordato che Rosa Calderoni il giorno precedente il decesso, "non aveva sintomi di malori". L'indomani, ha ricostruito il pubblico ministero, "alle 8.15 Poggiali si è presentata nella stanza, facendo allontanare la figlia e cambiando la flebo. Alle 8.45 una collega dell'infermeria si è accorta dello stato comatoso della signora Calderoni, con successivo decesso avvenuto alle 9.40". Durante la prima autopsia interna non fu trovata nessuna causa naturale del decesso, e solo successivamente degli esami più approfonditi sul potassio, fecero riscontrare una presenza anomala nel corpo della donna.

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Dopo il pm la parola è andata alle parti civili: i familiari della presunti vittima, con una richiesta di 500.000 euro a testa per i figli, il Collegio degli Infermieri e l'Ausl, tutti con richieste risarcitorie. La parola passerà alla difesa nell'udienza di venerdì prossimo, con l'arringa finale difensiva ed infine il giudizio.

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