Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Luminare della medicina muore a 39 anni: aveva lavorato al Santa Maria delle Croci

Da circa un anno lottava con le conseguenze di un'improvvisa embolia arteriosa, che l'aveva costretto all'amputazione della gamba

E' morto a soli 39 anni il dottor Nicola Venturi, che nonostante la giovane età era considerato un luminare nella diagnosi e trattamento di disordini endocrini, tra cui problemi alla tiroide e diabete. L'hanno trovato senza vita in casa, in bagno, steso a terra e con una ferita alla testa. Potrebbe aver avuto un malore, oppure essere inciampato e caduto battendo violentemente il capo. Purtroppo non c'è stato niente da fare.

Venturi, che nel 2018 aveva lavorato anche all'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna nella Medicina interna, da circa un anno lottava con le conseguenze di un'improvvisa embolia arteriosa, che l'aveva costretto all'amputazione della gamba. E' da quel momento che era impegnato nella fisioterapia, per tornare a una vita quasi normale. Da poche settimane era tornato a casa, a Parma: è qui che si è consumata la tragedia. 

Una lunga e brillante carriera

Mercoledì mattina i funerali, nella chiesa del Carmine di Canneto sull'Oglio nel mantovano, il suo paese natale. Lo piangono la mamma Stefania, il papà Mario e la sorella Sara. Venturi lavorava all'ospedale di Asola, in servizio per l'Asst di Mantova. Dopo il diploma al liceo classico, si era laureato in Medicina all'università di Parma, per poi specializzarsi (sempre a Parma) in Endocrinologia e Malattie metaboliche. Per cinque anni ha lavorato al Maggiore di Parma, poi all'Istituto Figlie di San Camillo di Cremona, e ancora all'istituto ospedaliero di Vicomoscano, all'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, appunto, infine al nosocomio di Asola. Appassionato ricercatore, era stato anche consulente di medicina sportiva nel mondo del rugby (a Colorno e Viadana).

Il commosso ricordo degli amici

Tantissimi i messaggi di cordoglio arrivati in queste ore alla famiglia. Toccante quello dell'amica Alessandra: “Sei stato il figlio che avevo perduto, ti ho amato come lo fossi stato davvero. La tua tragica scomparsa mi lascia incredula, solo il pensiero di non poterti riabbracciare mi devasta. Con te ogni volta era una scoperta. Eri intelligente, colto e preparato. La medicina era per te uno svago, non solo il tuo lavoro. Aiutavi tutti i tuoi pazienti con passione e loro ti volevano bene. Non so come sarà il futuro senza di te”.

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