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Morì schiacciato dai coil: tutti assolti. Manzoli (RiC): "Così i lavoratori muoiono da soli"

Il capogruppo di Ravenna in Comune, Massimo Manzoli, commenta la sentenza del processo per la morte dell'operaio della Cofari Lorenzo Petronici, che ha visto l'assoluzione di quattro persone

"È morto da solo Lorenzo, a 58 anni, dentro un magazzino della Marcegaglia di Ravenna nella notte tra il 7 e l’8 aprile 2014. È morto da solo perché è stato trovato a terra, senza testimoni, in un primo tempo sospettato di esser stato vittima di un malore e non investito da due coil, bobine di acciaio laminato che pesano decine di tonnellate. Lorenzo è morto da solo perché al termine del processo penale non sono stati trovati colpevoli. Bravi avvocati, tra cui un principe del foro, hanno messo in dubbio la ricostruzione della pubblica accusa: secondo i legali mancavano sufficienti riscontri e la dinamica dell’incidente presentava troppe lacune, al punto da far venir meno i presupposti di causalità e di colpa. Non c’erano le condizioni per raggiungere un profilo di certezza dal punto di vista della responsabilità penale".

Il capogruppo di Ravenna in Comune, Massimo Manzoli, commenta la sentenza del processo per la morte dell'operaio della Cofari Lorenzo Petronici, che ha visto l'assoluzione di quattro persone per le quali il sostituto procuratore aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo. E lo fa senza mezzi termini: "Così Lorenzo, una moglie e due figli al momento della morte, a un anno dalla pensione, ha concluso anche la vicenda processuale in solitudine - continua il consigliere d'opposizione - Come se la morte lo avesse raggiunto di soppiatto senza che le azioni, le proprietà, le catene di comando, le responsabilità che costituivano il contesto in cui delle tonnellate di metallo che hanno colpito il suo corpo uccidendolo potessero ricondursi a nomi e cognomi. Tra i quali, secondo l’accusa, sarebbe dovuto figurare quell’Antonio Marcegaglia che nel giugno scorso riceveva, mentre era ancora in corso il processo concluso in questi giorni, onori e attenzioni nell’aula consigliare del Municipio alla notizia che avrebbe investito dei soldi nella sua fabbrica di Ravenna, quella dove Lorenzo è morto".

La sua morte, al termine di una vita lavorativa, ne porta alla mente un’altra: quella di Luca Vertullo - a breve distanza spaziale, maggiore temporale - avvenuta nel vano di un traghetto il 1 settembre 2006. Luca aveva 22 anni ed era al primo giorno di lavoro, quando fu investito da un rimorchio sovrappeso. "Anche lui rimase solo alla fine della vicenda processuale: i pochi condannati si trovarono a godere della prescrizione prima dell’inizio del processo di appello - conclude Manzoli - Tra i difensori figurava lo stesso principe del foro del processo di questi giorni. Per Marcegaglia quella appena intervenuta è la terza assoluzione in 40 giorni per incidenti avvenuti nello stabilimento ravennate. Per noi di Ravenna in Comune, finché le morti nei luoghi di lavoro saranno scollegate dai contesti di responsabilità penale in cui si verificano resteranno incidenti e non omicidi di lavoro. E i morti resteranno soli".

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