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Lino con la moglie Franca e il sindaco Palli

Lino con la moglie Franca e il sindaco Palli

Il Covid si porta via Lino Bondi, il 'partigiano Andrea': "Non dimenticheremo ciò che hai fatto per noi"

Si sono svolti lunedì mattina a Russi i funerali di Lino Bondi, meglio conosciuto con il nome di battaglia 'partigiano Andrea', spentosi il 24 dicembre scorso all'età di 100 anni in ospedale

Si sono svolti lunedì mattina a Russi i funerali di Lino Bondi, meglio conosciuto con il nome di battaglia 'partigiano Andrea', spentosi il 24 dicembre scorso all'età di 100 anni in ospedale, dove si trovava ricoverato dopo essere stato colpito dal Coronavirus insieme alla moglie Franca. La scomparsa del centenario ha gettato la cittadina nel lutto, e il sindaco Valentina Palli ha voluto ricordarlo con un commovente messaggio durante il funerale.

"Oggi sono chiamata ad esprimere a Franca, Andrea e Samuele il più profondo e intimo cordoglio della nostra città per questa perdita che ci rattrista nel più profondo - ha detto il sindaco - Credo che il modo migliore per ricordare Lino sia narrare di ciò che lui è stato, perchè questa è stata la vocazione più grande della sua vita, la tutela della pace, della libertà e della giustizia. Lino è nato il 14 maggio 1920 ed è sempre vissuto a Russi. Suo padre, mutilato durante la Grande Guerra, faceva il muratore e la sua mamma la bracciante: Lino è stato figlio di una famiglia di operai, di lavoratori. Politicamente la sua famiglia era di origine socialista ma già dal 1921 suo padre, con altri russiani, aderì al Partito Comunista d’Italia. Per la verità, il nome di Lino era Lenin ma nel 1928, in seconda elementare, suo padre ricevette una comunicazione dal Comune che riteneva tale nome come offensivo dell’ordine pubblico, perciò il tribunale emise la sentenza e il suo nome fu sostituito in Lino. Mutuando le parole di Luciano Minghetti nel libro “Anni Indimentiabili”, Lino è stato un uomo che ha creduto nell’azione collettiva come motore della storia, comunista, consigliere comunale, vicesindaco e co-fondatore di Porta Nova, la sua carica umana e l’energia politica che lo hanno accompagnato fino all’ultimo respiro; ha introdotto in Italia, unitamente agli altri partigiani che hanno combatutto come lui, pace, libertà, uguaglianza sociale e sviluppo economico. Ora che Lino ci ha lasciati, dovremo farci carico del suo lascito, tramandarne la memoria e i valori, affidarli alle nuove generazioni affinchè, seguendo il suo sentiero e il suo esempio, continuino a operare nell’interesse dei cittadini e nella tutela della giustizia sociale. Lino ci ha insegnato come, dopo anni di lotte, di morte, di sacrificio, di opposizione, da spettatori si tornò a essere protagonisti di un forte rinnovamento sociale, economico e culturale di Russi, operando nell’esclusivo interesse della nostra comunità e portando avanti i grandi valori della tradizione antifascista".

Palli ha poi raccontato alcuni passaggi cruciali della vita di Lino: "Momenti che hanno segnato indelebilmente la vita della nostra città e il nostro presente, persino. Nel gennaio del 1940, Lino viene chiamato alle armi e inviato al 5° reggimento artiglieria contraerea, a Padova. Il 23 giugno del ‘42 parte per il fronte russo. Dopo mesi di lunghe battaglie, di morte, la controffensiva invernale sovietica supera la resistenza delle armate ungherese, italiana e romena sul Don con fortissime perdite fra le fila italiane. Il reggimento presso cui Lino combatteva batte in ritirata e affronta una tragica odissea, senza vestiario invernale, senza viveri. Lino ha 20 anni allora e vede morire amici e combattenti, travolti dal freddo e dalla fame in mezzo alla terribile steppa ucraina. Nel mese di marzo del 1943 finalmente arriva in Italia e, dopo un periodo trascroso a Tarvisio, gli viene concessa una breve licenza, il 24 luglio. Il 25 luglio del ‘43, giorno della caduta del Fascismo e dell’arresto di Mussolini e della formazione del Governo Badoglio, Lino è a casa a Russi e decide di rimanere qui, nascosto, per non essere arrestato come disertore della Milizia fascista. Negli anni precedenti Lino aveva conosciuto Terzo Melandri, Bùcalo, di qualche anno più anziano di lui, uno dei primi organizzatori del Partito Comunista e della Resistenza nel nostro Comune. Dopo il ritorno dalla Russia, Lino contatta Melandri, rafforza la sua convinzione politica e l’idea di partecipare attivamente alla liberazione della nostra città. Da quel momento inizia la sua stretta collaborazione all’interno dell’organizzazione politica e militare della Resistenza Russiana. Dopo quanto accaduto il 25 luglio, il clima politico e sociale era di grande incertezza e paura per quanto sarebbe potuto succedere nell’immediato futuro. L’8 settembre del ‘43 il Maresciallo Badoglio legge il famoso proclama di fine delle ostilità verso gli Alleati, poi sia lui che il Re se ne andarono, lasciando l’esecito e la nazione allo sbando. I tedeschi occuparono militarmente l’Italia e i Fasciti rialzarono la testa, dando vita alla Repubblica di Salò. Nell’estate del ‘43, Lino e i suoi compagni passano le giornate a convincere la gente a lottare contro la dittatura e ad arruolare quanti più giovani possibile. Organizzano anche il celebre Comitato per la distribuzione del grano alle famiglie bisognose e distribuiscono tutte le scorte prima che il deposito fosse segnalato ai fascisti. Fra i membri del Comitato lo stesso Lino ci teneva a ricordare il Prof. Balbi, Pietro Bertoni, l’Ing. De Venuto, Terzo Melandri, Ettore Masoni, Alighiero Zannoni. Fin dalle prime ore del mattino del 9 settembre ‘43, tutta Russi era mobilitata. Nell’ottobre del ‘43 la direzione provinciale del Pci promuove degli incontri per rendere operativi i gruppi organizzati: a Russi l’incontro si tenne a casa di Lino, nel mese di novembre e Lino venne nominato responsabile dei gruppi militari (con Terzo Melandri responsabile politico e Giovanni Bosi alla propaganda). Da quel momento il compito di Lino diviene quello di organizzare in maniera concreta ed efficiente la lotta armata. Nel dicembre del ‘43, si costituisce il Fronte della Gioventù, che ha come scopo quello di impedire l’arruolamento dei giovani destinati alla guerra fascista. Il Regime dopo l’8 settembre era divenuto più feroce e repressivo, ma Lino non si tira mai indietro e partecipa attivamente al Comitato di Liberazione Nazionale di Russi, nato il 1 gennaio 1944".

"C’è un racconto di Lino dal quale gli studenti, tra cui me, restano sempre affascinati, che è quello dell’incendio dell’Ufficio Anagrafe di Russi - continua il sindaco - E’ il 19 febbraio 1944, Lino ha 24 anni allora, e a Russi viene affisso il manifesto con il quale Mussolini ordina il richiamo alle armi dei giovani delle classi ‘23/’24/’25 e la fucilazione dei disertori. La Resistenza locale si mobilita, i giovani vanno salvati. Il 20 aprile 1944 il partigiano Viscardo Sansoni e altri forzano il portone dell’Ufficio Comunale che allora si trovava in via Cavour e danno fuoco agli elenchi anagrafici. Così facendo impedirono ai fascisti di formare le liste di reclutamento di questi giovani. Se molti di noi sono qui, oggi, fu grazie a gesti di tale coraggio e forza. Gli altri giovani furono nascosti. Il giorno della liberazione tutti i giovani nascosti da Lino e dai suoi compagni risultarono presenti. Nei primi mesi del ‘44 i Gruppi D’Azione Partigiana sono già costituiti a Russi. Il primo gruppo fu comandato da Lino per diversi mesi, finché non assunse l’incarico di vice commissario politico del distaccamento “Sauro Babini”. Il 20 marzo del ‘44, Lino, Luciano Pezzi, Pietro Guberti, Domenico Tasselli e Celso Errani riescono a raggiungere il bunker di al bivio di Cortina, un edificio in cemento occupato da miliziani, che era un bivio importante poiché da lì si andava a Bagncavallo, Piangipane e anche Godo e Ravenna. Il bunker controllava e impediva il passaggio delle staffette e i collegamenti partigiani. E’ il battesimo del fuoco dei nostri giovani armati, il segnale che anche a Russi c’era un gruppo armato disponibile a lottare contro i fascisti. Da lì in avanti si susseguirono intense e importantissime azioni di sabotaggio e di azione militare. L’estate del ‘44 fu, per i giovani clandestini come Lino, una vera lotta coordinata contro un vero nemico che stava minacciando l’intera Europa. Il fronte si avvicinava e sempre più frequentemente i soldati tedeschi in ritirata entravano nelle case per portare via tutto e uccidere senza pietà. Arrivarono anche a casa di Lino: il 1 dicembre del 1944, alla vigilia della Liberazione di Russi, un numeroso gruppo di tedeschi, proveniente da San Michele, circondò la sua casa. Presero tutti, Lino, suo padre e sua sorella Candina, che era anche lei una staffetta partigiana. Durante il tragitto per via Chiesuola Lino riuscì a fuggire, di suo padre di 59 anni e di sua sorella allora 33enne i corpi non furono mai ritrovati. Lino, nonostante questo evento devastante, non desiste e continua la sua lotta antifascista. La mattina del 3 dicembre del 1944 prima che le truppe canadesi arrivassero da via Faentina, praticamente Russi era stata liberata. Lino però credeva nella pace e nella libertà nazionale, per questo dal gennaio del ‘45 la sua Brigata, la 28esima, si trova in prima linea sul fronte che va da Sant’Alberto fino al Mare Adriatico. Torna a casa nel maggio del ‘45".

L’impegno sociale e politico di Lino continua anche dopo la Liberazione della città: "Il Comitato di Liberazione viene sciolto e subentra la Consulta Popolare. Ne fanno parte Luciano Pezzi per i Partigiani, Lino per il partito comunista, Lea Bendandi per L’Unione Donne Italiane, Pietro Sanzani per i contadini, Achille Pezzi per la Camera del Lavoro ed Ettore Masoni per la DC. Dopo 20 anni di fascismo, la Consulta prepara le prime elezioni del 1946, Sindaco Bertoni. L’impegno nella vita politica della città per Lino è stata una costante e nel 1975, dopo anni di opposizione costruttiva, diviene vicesindaco del sindaco Giorgio Brunelli. Sarà poi vicesindaco anche con Francesco Montuschi e con il sindaco Montanari. Nel mese di settembre del 1987 prende vita la costituzione del centro sociale Porta Nova, un’associazione di volontariato che si propone di arginare la solitudine e l’isolamento degli anziani attraverso importanti iniziative socio-culturali e di solidarietà. Nello stesso anno Lino viene nominato presidente e per oltre 15 anni, insieme a Remo Ponti che ne era l’amministratore, gestisce l’associazione che in poco tempo a livello provinciale arriva a contare più di 6000 adesioni. Il sindaco Bolognesi accoglie la richiesta dell’associazione e rapidamente si avvia la costruzione di una nuova struttura. Nell’inimitabile collaborazione, il centro sociale si fa carico della costruzione dell’Aula Magna della scuola media di Russi. Il nome dell'associazione viene scelto non a caso: Porta Nova infatti risale ad un episodio del 1765, anno in cui fu praticata un’apertura nelle mura della città per facilitare i rapporti con la popolazione esterna, in particolare con gli agricoltori. Quell’apertura aveva favorito lo sviluppo dell’intera comunità russiana, così come Porta Nova ha favorito gli scambi fra le persone e ha contribuito e contribuisce ancora oggi a creare quel benessere sociale che è una ricchezza per tutta la comunità. La narrazione della vita di Lino, dei suoi valori, di quanto ha fatto per la nostra città e per ciascuno di noi, potrebbe continuare ancora per ore. Ci limitiamo a salutarti, Partigiano Andrea, carissimo Lino, con tanto affetto e con profonda gratitudine per tutto ciò che hai fatto per noi. Sarai sempre un immenso esempio per la nostra città e l'impegno che assumiamo oggi è quello di non dimenticare mai ciò che hai fatto per noi e la storia di ciò che è stato. Ciao, Lino".

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