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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Addio al pittore che "torturava" i paesaggi, Gaetano Giangrandi

Si è spento a 88 anni il pittore allievo di Luigi Varoli, da tempo ritirato a vita privata, ma con ancora viva la passione per l'arte

"Una terra desolata, ove, simili a fantasmi maledetti, appaiono radici vagamente antropoforme, teste di regine ed elmi corrosi..." si legge nell'introduzione alla sua arte: ma il fine pittore di nature squassate ed esplosioni di luce, Gaetano Giangrandi, si è spento a 88 anni portando con sé una pagina importante della storia dell'arte. Nativo del forlivese (Bertinoro, classe 1928) si spostò presto a Cotignola dove seguì gli studi artistici con Luigi Varoli, per poi trasferirsi nel dopoguerra a Castellaccio, immerso nella campagna di Piangipane, per studiare meglio la natura, la luce e il colore. E poi a Parigi, catturato da una dimensione internazionale che lo spingerà anche verso Paesi Bassi, Regno Unito, infine Russia e New York, "conquistando" collezioni private di tutto il mondo.

"Aiace" di Gaetano Giangrandi

Tra i tanti critici che si sono occupati della sua arte, il venturiano Giuseppe Fiocco scrive di lui: "È una realtà che diviene mito; colto in quegli scheletri arborei che il logorio delle acque scava lentamente con il suo lungo fluire; una realtà che si fa sogno ed incubo insieme, rievocante mostri, scheletri e rovine. Talvolta si apparenta ai morioni barbarici dei soldati o ai vasi famosi che ci rende l'antica Spina; e tutto involge la rena, da cui emerge, contrastando talvolta con qualche cespo virente, come per indicare i poli fatali della vita e della morte. 

Sogno di un mondo senza tempo, che il pittore modula con le dolcezze cromatiche delle conchiglie marine. Una tematica che ha offerto e offrirà all'artista soggetti affascinanti, senza limite; i quali rappresenteranno come già rappresentano, uno dei più felici raggiungimenti della torturata arte nostrana". La camera ardente sarà aperta giovedì alle 14. Venerdì alle 10:30 la salma verrà portata al Cimitero di Bertinoro.

L’assessore alla Cultura Elsa Signorino esprime il cordoglio proprio e dell’amministrazione comunale: “Perdiamo un grande artista, che in molti dei suoi lavori ha ritratto Ravenna, sua città di adozione, portandola in tutto il mondo attraverso le innumerevoli mostre delle quali è stato protagonista. Gaetano Giangrandi ha saputo indagare l’arte del passato e sperimentare gli stili più noti del suo tempo, facendoli propri, imprimendo carattere e originalità a ognuna delle migliaia di opere che ci ha donato”.

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