Multati perchè coltivavano gli orti sociali, tanti ricorsi: "Infrazioni inesistenti"

"Il prefetto di Ravenna, a cui tutti i ricorsi sono finora destinati, ha immediatamente condiviso l’attestazione governativa"

"Adempiendo a un impegno pubblicamente assunto, abbiamo assistito e stiamo assistendo numerosi cittadini che hanno deciso di presentare ricorso contro le multe subite per presunta violazione delle norme anti-covid. Nei casi sostenuti da valide e documentate ragioni, ne abbiamo predisposto il testo. Negli altri casi, abbiamo dissuaso dal farlo. In genere, i ricorsi riguardano gli spostamenti da casa per necessità". A parlare è il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi: "Quelli che più ci hanno impegnato attengono però agli impedimenti frapposti nel nostro comune, in quasi due mesi, ai possessori di piccoli orti in autoconsumo per andare a svolgervi i lavori necessari. La ragione che unifica tutti i ricorsi di questo genere è che questo divieto non è mai stato disposto da nessuna norma. È stato necessario aspettare il 20 aprile perché il Governo stesso dichiarasse che “è consentito lo svolgimento di attività lavorative su superfici agricole, anche di limitate dimensioni, adibite alla produzione di autoconsumo, non adiacenti a prima od altra abitazione”, a condizione che “il soggetto interessato attesti, con autodichiarazione completa di tutte le necessarie indicazioni per la relativa verifica, il possesso di tale superficie agricola produttiva e che essa sia effettivamente adibita ai predetti fini, con indicazione del percorso più breve per il raggiungimento del sito”. Il prefetto di Ravenna, a cui tutti i ricorsi sono finora destinati, ha immediatamente condiviso l’attestazione governativa".

"I possessori di orti privati ad uso non commerciale (ce ne sono centinaia sparsi ovunque sul territorio ravennate, di cui 150 circa solo a Porto Fuori) hanno ottenuto con ciò il riconoscimento di un diritto - continua il consigliere d'opposizione - Ma i possessori dei 1.283 orti sociali ricevuti in concessione dal Comune possono rivendicare che coltivare e curare il proprio appezzamento è addirittura un loro obbligo di legge, che sono stati impediti a rispettare dall’amministrazione comunale stessa. Lo dimostra chiaramente il testo base dei ricorsi preordinati al riguardo da Lista per Ravenna. Il richiamo è al “Regolamento per la conduzione e la gestione dei terreni adibiti ad orti”, approvato, con forza di legge, dal Consiglio comunale di Ravenna il 7 novembre 2013. Esso impone tra l’altro ad ogni concessionario l’obbligo di “provvedere direttamente alla coltivazione dell’orto assegnato” e di “mantenere ordinato e pulito il proprio orto e le zone limitrofe”, essendo motivo di revoca della concessione “l’inosservanza” di ciò, e particolarmente “l’incuria dell’area assegnata”. Il che richiedeva di non far seccare il terreno e le piante, di non far marcire gli ortaggi nel frattempo maturati, di non far crescere le erbacce, di prevenire e rimediare i danni da intemperie, di fronteggiare le infestazioni e la proliferazione di insetti e animali nocivi, ecc. Il regolamento dispone inoltre che “l’assegnatario, in qualità di custode dell’orto, è responsabile ai sensi dell’art. 2051 del codice civile per il danno cagionato dalle cose in custodia”. Il che significa dover svolgere anche una vigile azione di controllo".

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"Aver vietato, per lungo tempo, agli ortisti sociali del Comune di recarsi nell’orto di proprio legittimo possesso è stato dunque non solo un arbitrio, come ha riconosciuto il Governo, ma anche un abuso, come Lista per Ravenna ha documentato dettagliatamente nei ricorsi approntati - conclude Ancisi - Sarebbe stato sufficiente, comunque, far rispettare a tutti i conduttori di orti, privati e comunali, le norme anti-virus disposte per qualsiasi spostamento da casa consentito: non fare assembramenti, stare distanti almeno un metro da ogni altra persona, non svolgervi attività ludica o sportiva. Buon senso, niente altro".

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