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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Faenza

Fu lo storico gregario di Felice Gimondi, addio all'ultimo grande ciclista della "vecchia guardia"

Terminate le gare diventò massaggiatore a tempo pieno al seguito di diverse squadre professionistiche, tra le quali la Molteni del famoso Eddy Merckx

Domenica (6 marzo), all'età di 79 anni, se n'è andato Antonio Albonetti, da tutti chiamato Paolo, dal nome del padre scomparso prematuramente nel 1961 quando Antonio aveva 19 anni. Paolo Albonetti è l'ultimo dei grandi ciclisti professionisti faentini della cosiddetta vecchia guardia (51 vittorie in carriera), quella dei Vito Ortelli, Aldo Ronconi, Giuseppe Pipaza Minardi. Lascia la moglie Tea, i figli Marco, uno dei più affermati sassofonisti a livello internazionale, e Massimo, manager di un'importante multinazionale, i suoi adorati nipoti Antonio Paolo e Alessandro, e le nuore Annalisa e Stefania.

Nato a Faenza il 28 marzo 1942, Antonio Albonetti si è avvicinato al ciclismo grazie alla passione per lo sport del pedale di suo padre Paolo, lucidatore capo del Mobilificio Casalini di Faenza, che gli aveva regalato la sua prima bicicletta all'età di 4 anni. Dopo le elementari, frequenta le cosiddette "scuole medie industriali", dove consegue il diploma di saldatore specializzato e di congegnatore meccanico. Nel frattempo, comincia a correre in bicicletta con la maglia dell'Unione Ciclistica "Silvio Corbari", sorta nel 1946 ed intitolata al noto partigiano faentino (1923-1944). Nel '54 la "Corbari" si fuse con la sezione Ciclismo del Club Atletico Faenza e diede vita alla nuova Società Ciclistica Faentina, dove Paolo Albonetti ebbe come direttore tecnico Vito Ortelli e dove trovò il suo "secondo padre" Medardo Ballardini, vice presidente del sodalizio faentino, come lui stesso ha affermato nel libro sulla sua vita e carriera sportiva (Elio Pezzi, Paolo, il Buono. La storia di Antonio Albonetti, il ciclista faentino che ha corso in squadra con Adorni, Gimondi, Ritter, Taccone (Homeless Book, Faenza, 2012).

Ottimo esordiente, grande allievo, soprattutto nel secondo anno (vinse 14 delle 28 corse a cui partecipò, 9 delle quali consecutive), Paolo Albonetti è stato uno dei più forti dilettanti italiani (25 vittorie), indossando più volte la maglia azzurra, con cui ottenne belle vittorie (la più importante delle quali è stata la Corsa della Pace Praga-Varsavia-Berlino nel 1966, che lo ritrae nella foto). Nel 1964 doveva andare alle Olimpiadi di Tokyo insieme a Felice Gimondi, che sempre nel '64 Albonetti aveva aiutato a vincere il Tour de l'Avenir, la corsa a tappe per dilettanti più importate del mondo; per ragioni politiche fu invece lasciato a casa, però Gimondi non lo dimenticò, al punto che al ritorno dal Giappone gli regalò i gemelli e la spilla olimpica, e soprattutto restò suo amico per tutta la vita. Tra l'altro, sono stati insieme anche da professionisti alla Salvarani, nel secondo dei tre anni che Albonetti corse tra i prof: Paolo iniziò il 22 ottobre 1966 con la Salamini Luxor, diretta da un grande ex, il campione olimpico e mondiale forlivese Ercole Baldini, dove restò per tutto il '67 quale gregario di Vittorio Adorni; nel '68 passò appunto alla Salvarani, guidata da un altro grande ex, Luciano Pezzi, al servizio non soltanto di Gimondi, ma anche di Rudi Altig, al quale prestò perfino la bicicletta che permise al ciclista tedesco di arrivare secondo alla Milano-Sanremo di quell'anno. Nel '69 Albonetti passò alla Germanvox Wega, i cui capitani erano il danese Ole Ritter e l'abruzzese Vito Taccone, dove ebbe come compagno di squadra un altro faentino come lui, Renato Laghi, al suo esordio tra i professionisti, che lo considerava "un amico generoso, simpatico e sempre allegro". Quell'anno Paolo fu più volte colpito da attacchi di asma cardiaca e così a fine stagione fu costretto a ritirarsi, restando comunque nell'ambiente ciclistico, dove diventò massaggiatore a tempo pieno al seguito di diverse squadre professionistiche, tra le quali la Molteni del famoso Eddy Merckx.

Albonetti si è quindi diplomato massiofisioterapista, lavorando all'Ospedale degli Infermi di Faenza, anche in qualità di insegnante alla scuola manfreda per massofisioterapisti, fino alla pensione. Albonetti non ha comunque mai smesso di frequentare gli ambienti ciclistici facendo parte, tra gli altri incarichi, dei comitati promotori presieduti da Davide Cassani che hanno riportato il Giro d'Italia a Faenza nel 2003 e nel 2009, l'anno del centenario della corsa rosa. “Faenza, con la scomparsa di Antonio Albonetti - dice il sindaco di Faenza, Massimo Isola -, perde una grande figura non solo dello sport ma soprattutto un grande esempio di far play. Albonetti nel corso della sua carriera ha fatto grande il ciclismo e Faenza tutta. Mi associo al dolore per perdita di un grande uomo e esempio di generosità nello sport”.

I funerali di Antonio Albonetti si svolgeranno giovedì 10 marzo nella chiesa dell’Osservanza del cimitero di Faenza. Le offerte saranno devolute alla Società Cicli-stica Faentina.
 

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