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Sabato, 18 Maggio 2024
Cronaca

Primo sguardo al Museo Byron: "Un Casanova reincarnato. Amava cavalcare nella pineta ravennate"

Il presidente della Cassa di Ravenna introduce la figura di Byron, poeta e patriota, che a Ravenna ha trascorso la sua fase italiana "di maggior produttività letteraria"

Celebrare il rapporto fra lord Byron e Ravenna: un sogno a lungo inseguito e che finalmente sta prendendo forma. Nelle giornate di venerdì e sabato, per chi si è prenotato, sarà possibile dare un primo sguardo al futuro museo dedicato al grande letterato e patriota inglese che visse per qualche tempo a Ravenna. Il museo si troverà all’interno di Palazzo Guiccioli che inaugurerà ufficialmente il prossimo ottobre. Nel frattempo, proprio il 19 aprile, si celebra con questa anteprima il bicentenario della morte di Byron che a Ravenna soggiornò proprio nello storico palazzo di via Cavour.

Primo sguardo a Palazzo Guiccioli: tra affreschi e allestimenti multimediali (foto Massimo Argnani)

A raccontare alcuni retroscena storici del poeta inglese e della sua venuta a Ravenna è il presidente della Cassa di Ravenna, Antonio Patuelli, il quale ha sottolineato come a molti ravennati colti e ricchi dell’Ottocento piacesse trascorrere i mesi invernali a Venezia. Qui nel 1819 si trovava anche George Gordon Noel Byron, nobile e letterato allontanatosi dalla sua Inghilterra. Byron, “dissoluto di costumi e uomo di cultura”, come ricorda Patuelli, amava molto Venezia, dove trascorreva notti infinite di piacere: “Una vera e propria reincarnazione di Casanova”. Si dice che il lord inglese non disdegnasse nemmeno di fare una nuotata notturna nei canali della Laguna.

Proprio a Venezia conobbe la giovane Teresa Gamba, moglie del conte ravennate Guiccioli. “L'amore di Teresa in parte lo cambia”, spiega Patuelli. Tra i due nasce un intenso amore, ma anche un rapporto culturale che portò il poeta a Ravenna. Memorabile fu il suo ingresso in città. “Venne a Ravenna con un carro carico di scimmie e struzzi”, racconta il presidente della Cassa, un ingresso che destò un certo scompiglio tra i ravennati. Il poeta inglese quindi si sistemò prima in un palazzo nei pressi della attuale biblioteca Oriani e successivamente a Palazzo Guiccioli.

Il periodo ravennate di Byron fu “il più lungo da lui trascorso in Italia ed è anche la sua fase di maggior produttività letteraria”, precisa Patuelli. Di grande interesse per il poeta inglese fu Dante Alighieri, sul quale scrisse un poemetto con alcune sue riflessioni. Oltre alla produzione letteraria, Byron è però ricordato come patriota internazionale. Era solito cavalcare nelle pinete ravennati e qui incontrava altri cavallerizzi che presto si rivelarono carbonari. “Byron, con soldi suoi, finanziò l’acquisto di fucili per i carbonari”, armi che poi il lord nascondeva ai piani inferiori di palazzo Guiccioli, tra i pagliericci che ospitavano i suoi animali. Nel 1821 scoppiarono poi i moti rivoluzionari, che non ebbero però i successi sperati. La raffica di arresti e repressioni che seguì, indusse Byron fuggire nel vicino granducato di Toscana, ponendo fine alla sua permanenza ravennate.

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