rotate-mobile
Cronaca

Nave carica di grano bloccata al Porto: il Tar condanna il Ministero della Salute

A un anno di distanza la Casillo Commodities Italia, proprietaria della nave, vede accolto dal Tar regionale il ricorso contro tutti gli atti che avevano bloccato lo sbarco di oltre 33.400 tonnellate di grano canadese del valore di 22 milioni di dollari

Era al centro delle polemiche giusto un anno fa la nave Sumatra Italia attraccata al porto di Ravenna con un carico di grano giudicato non conforme prima in Algeria e poi in Italia, e dunque bloccato. A un anno di distanza la Casillo Commodities Italia, proprietaria della nave, vede accolto dal Tar regionale il ricorso contro tutti gli atti che avevano bloccato lo sbarco di oltre 33.400 tonnellate di grano canadese del valore di 22 milioni di dollari, al termine dell'udienza pubblica del 12 luglio scorso.

I fatti risalgono al marzo 2021, quando la Richardson international limited conferisce alla Sumatra l'incarico di trasportare grano duro dal Canada a un compratore dell'Algeria. La merce però non viene sbarcata "per ragioni ignote", dichiara la società e scatta così il dialogo con le autorità doganali e sanitarie del porto di Ravenna per valutare la partita di grano per l'ingresso in territorio italiano. Il 27 luglio arriva il primo atto di non ammissione all'importazione, per assenza di documenti e mancanza di informazioni sulla tracciabilità della merce e sui motivi della mancata introduzione in Algeria. Così come per via di un'infiltrazione di acqua nella stiva. Il carico va dunque o distrutto o rispedito fuori Ue, oppure sottoposto a trattamento speciale. Dopodiche lo sbarco viene autorizzato, la società effettua autonome verifiche che confermano la perfetta conformità all'uso alimentare, ad eccezione di limitati lotti interessati dall'infiltrazione di acqua.

Così la Casillo Commodities Italia sollecita la dichiarazione di conformità, ma le autorità competenti ravennati ribadiscono la non idoneità delle certificazioni e l'invito a individuare altre destinazioni, salvo distruzione o rinvio al Paese d'origine o terzo. La sentenza di accoglimento si basa sull'ordinanza dello stesso Tribunale del 21 gennaio che ha dichiarato l'idoneità della merce all'importazione. Idoneità contro cui si è opposta l'associazione nazionale Granosalus. Senza però che l'amministrazione prendesse posizione sul contenuto del provvedimento". Per cui "non si ravvisano ragioni per discostarsi dall'iter argomentativo sviluppato". Così il Tar condanna il ministero della Sanità a corrispondere alla parte ricorrente 4.000 euro a titolo di compenso per la difesa tecnica, oltre a oneri di legge, per Granosalus sono 2.000. (Dire)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nave carica di grano bloccata al Porto: il Tar condanna il Ministero della Salute

RavennaToday è in caricamento