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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca

Tanti minori senza genitori tra i migranti salvati, la Ong: "In Libia imprigionati e torturati, imposto un Porto lontano per scoraggiarci"

E' stata imposta nuovamente una città lontana per lo sbarco degli 84 migranti tratti in salvo martedì dalla nave Ocean Viking della Ong Sos Mediterranee. Una navigazione di quattro giorni ha gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale sia dei migranti soccorsi che su quella dei soccorritori

E' stata imposta nuovamente una città lontana per lo sbarco degli 84 migranti tratti in salvo martedì dalla nave Ocean Viking della Ong Sos Mediterranee. I migranti - per la maggior parte minorenni - sono stati trovati al largo della Libia su un gommone affollatissimo, dopo almeno 24 ore di navigazione. Degli 84 migranti soccorsi - tutti uomini -, 58 hanno tra i 14 e i 17 anni, mentre gli altri 26 hanno tra i 18 e i 50 anni. La maggior parte (70) proviene dalla Gambia, 12 dalla Libia, uno dal Darfur e uno dalla Nigeria. Il Viminale ha scelto di nuovo per lo sbarco la città di Ravenna, come era avvenuto a fine anno, dove la nave - che alle 9 di mercoledì mattina si trovava a 680 miglie nautiche dalla nostra città - è attesa per sabato. Mercoledì mattina le varie forze facenti parte della "macchina dell'accoglienza" hanno svolto un sopralluogo al Terminal Crociere.

La Ocean Viking salva 84 migranti (foto Nissim Gasteli/Sos Mediterranee)

A stretto giro sono arrivate diverse critiche per la scelta del Governo di costringere la nave ad affrontare quattro giorni di navigazione per raggiungere un porto così lontano come quello di Ravenna. Il sindaco Michele de Pascale lo ha definito "un meccanismo disumano e stupido", mentre la deputata ravennate Ouidad Bakkali ha criticato la gestione del Governo definendola "disorganizzata e insostenibile". "La macchina organizzativa si è già messa in moto per attrezzare nuovamente il Terminal crociere, l'Emilia-Romagna farà nuovamente la propria parte perché la solidarietà è un valore irrinunciabile - critica invece l'assessore regionale al Welfare Igor Taruffi - Rimane forte la perplessità, per essere eufemistici, sulla gestione adottata dal Governo che costringe le navi che operano nel Mediterraneo a raggiungere porti così distanti da quel teatro".

VIDEO - Il viaggio della speranza su un gommone affollatissimo in mare aperto: il video dei soccorsi

"Che il nostro porto sia stato per la seconda volta in giro di poco tempo scelto dal Viminale come porto sicuro è per noi un riconoscimento dello Stato rispetto al modello di accoglienza ravennate che il 31 dicembre 2022, durante il primo sbarco di 118 migranti, ha mostrato come la tenuta della nostra catena umana si sia rivelata ancora piu efficace ed efficiente - aggiunge il presidente dell'odv Il Terzo Mondo Charles Tchameni Tchienga - Questa seconda scelta del porto di Ravenna come porto sicuro da parte del Ministero degli interni è per noi ravennati un motivo di orgoglio. Con questo modo rispettato, ma discutibile, rispetto ai criteri di scelta del porto sicuro, non cadremo nel presunto tentativo di arrivare alla protesta. Nonostante tutti i porti attrezzati che abbiamo in Italia, ho l'impressione che quella scelta sia stata indirizzata di proposito verso una zona specifica dell'Italia. Comunque vada, le istituzioni e la società civile ravennate sono più che pronti a fare ciò che serve come sempre, ovvero un'accoglienza esclusivamente basata sul rispetto della dignità umana e del buon senso. Anche questa volta i ravennati non daranno le spalle, ma sapranno mettere insieme solidarietà e sorriso per restituire la dignità a quelle creature di Dio. La nostra onlus attraverso lo ‘Sportello del sorriso’ farà la propria parte".

La Ong: "Persone torturate e violentate, scelto un porto lontano per tentare di scoraggiare i soccorsi"

Una navigazione di quattro giorni, naturalmente, ha gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale sia dei migranti soccorsi che su quella dei soccorritori. Hannah, medico a bordo della Ocean Viking, spiega la situazione in cui si trovano i migranti a bordo: "Finora i sopravvissuti sono stati curati per mal di mare, ipotermia, spossatezza e disidratazione. Le persone hanno riferito problemi di salute legati a lunghe detenzioni (di diversi anni) in Libia. Le persone hanno riportato ferite legate alle violenze subìte durante la detenzione. Siamo preoccupati per alcune persone che sembrano molto introverse, vedremo i prossimi giorni, una volta che si saranno riprese dal trauma immediato della traversata in mare che ha messo in pericolo la loro vita".

"Le persone soccorse, tutti maschi e per la maggior parte minorenni tutti senza genitori, disgraziatamente sono rimaste in Libia per diverso tempo, e sappiamo tutti cosa succede in Libia nei centri di detenzione arbitraria dove le persone vengono intrappolate, o in quelle strutture dove addirittura vengono ridotte in schiavitù - spiega Francesco Creazzo, portavoce della Ong Sos Mediterranee - Sono persone già estremamente scioccate, in più hanno alle spalle una disavventura in mare che lascia spesso traumi: giornate intere in pieno inverno trascorse su un pezzo di gomma. Poi cosa succede? Trovano miracolosamente la salvezza - miracolosamente perchè purtroppo le navi di soccorso non sono tante - e dopo questa terribile disavventura sono costretti a navigare altri 4 o 5 giorni, quando in appena mezza giornata potrebbero sbarcare in Sicilia o in Calabria nei porti utilizzati in passato".

I tentativi di ostacolare i soccorsi delle navi umanitarie - in questo caso destinandole a porti lontani - non sono appannaggio di questo ultimo Governo, spiega il portavoce: "E' una decisione legata allo scopo di tenere le Ong lontane dal Mediterraneo centrale, cercano di scoraggiarci e di impedirci di fare il nostro lavoro. Ma non è una cosa nuova: il Governo attuale non sta seguendo una linea diversa da quella dei governi precedenti. E' dal 2017 che il nostro lavoro non è visto con favore, anzi: c'è una continuità assoluta nel criminalizzare il soccorso in mare e i soccorsi (oltre che i migranti) e nel cercare di impedire il nostro lavoro. Nel 2017 ci fu il codice di condotta di Minniti, fu il Governo Gentiloni a votare il "Memorandum con la Libia" e a "inaugurare", in un certo senso, questo sistema di cose. Poi è proseguito con Salvini e i porti chiusi, continuati molto efficacemente con la Morgese sia nel Conte bis che nel governo Draghi con la strategia dei fermi amministrativi, noi siamo stati fermi da luglio a dicembre 2020. Ora c'è questo tentativo di porre altri ostacoli, prima con i decreti sullo sbarco selettivo (dichiarati illegittimi dal Tribunale di Catania appena due giorni fa, ndr), adesso con questo decreto che pone ulteriori ostacoli. Ma al di là del decreto è proprio una strategia: il Porto di ravenna rispetto a dove abbiamo fatto questo soccorso è a 1800 chilometri di distanza. E' come se un'ambulanza dovesse effettuare un soccorso a Kiev e poi fosse spedita all'ospedale di Ravenna, all'incirca è la stessa distanza. E le navi umanitarie sono proprio delle ambulanze".

I migranti soccorsi presentano diversi problemi. "Per fortuna al momento non sono state riscontrate situazioni sanitarie acute - spiega Creazzo - Però ci sono situazioni di sofferenza pregressa, tante persone presentano traumi fisici subìti durante la detenzione in Libia. Spesso ci capita di salvare persone che hanno fratture curate male o non curate affatto, addirittura spesso hanno ferite da colpo d'arma da fuoco curate alla bell'e meglio, frustate e cicatrici da tortura. Una di queste torture consiste nell'arroventare dei pezzi di copertoni e bruciarglieli addosso ustionandoli. Poi filmano la tortura e mandano il video alle famiglie a scopo di estorsione, chiedendo soldi. Poi ci sono tante vittime di violenze sessuali, violenze che riguardano sia uomini che donne di ogni età. Tutti invece sono disidratati, perchè sul gommone non gli fanno portare acqua, e spesso sono in ipotermia".

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