Cronaca

Nella villa bunker armi per uccidere, le minacce e il raid: "Diamo fuoco alla tua casa"

I romeni avrebbero agito insieme a un terzo uomo considerato la "mente" e avrebbero inviato dei messaggi minatori al loro connazionale residente a Ravenna, in cui minacciavano lui e la sua famiglia

C’erano addirittura dei proiettili a punta costruiti artigianalmente nella villa bunker di Ancona dove martedì sera i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno arrestato due romeni accusati di tentata estorsione e danneggiamento. Proiettili che, se esplosi dal fucile ad aria compressa o dalle pistole scacciacani, avrebbero potuto uccidere. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati i due 31enni fermati a dare il via ad un raid contro la macchina di un connazionale, con lo scopo di avere 5mila euro da parte del fratello del suocero, residente a Ravenna. Perché la coppia di romeni voleva quei soldi? E’ forse collegato a questioni di lavoro visto che, sia gli aguzzini, ad oggi reclusi nel carcere di Montacuto, sia le vittime lavorano nel settore della compravendita di auto usate? I militari vogliono andare a fondo di una violenza che sa tanto di regolamento di conti. Intanto venerdì i due indagati dovranno rispondere dei reati contestati di fronte al Gip in occasione dell’udienza di convalida.

Il raid e la caccia al presunto boss

Stando a quanto ricostruito fino ad ora dai militari anconetani, il 3 ottobre i 31enni romeni avrebbero agito insieme a un terzo uomo considerato la "mente". Nel pomeriggio avrebbero inviato dei messaggi minatori al loro connazionale residente a Ravenna, in cui minacciavano lui e la sua famiglia: "Diamo fuoco alla tua casa e a quella dei tuoi cari. Aspettati delle brutte sorprese". Temendo ritorsioni ai suoi familiari residenti ad Ancona, il romeno è arrivato nel capoluogo marchigiano, dove vive il fratello e il suo genero. E’ proprio di proprietà di quest’ultimo l’auto che è stata presa di mira dai primi tre poco dopo la mezzanotte. Sono arrivati a bordo delle loro auto, sono scesi e hanno spaccato i vetri della macchina della vittima a colpi di mazze. Il trambusto ha richiamato l’attenzione dell’altra famiglia di commercianti che, affacciatasi alle finestre, si sono sentiti urlare contro: "Vi spariamo, dovete abbandonare la città. Ancona è nostra". Così le vittime dell’aggressione hanno chiamato il 112. Numero chiamato poco dopo anche dagli aggressori, che negano ogni coinvolgimento, per denunciare come, al contrario, sarebbero stati i romeni a minacciarli. Fatto sta che i Carabinieri sono piombati a casa dei tre considerati gli autori del raid punitivo. Una villa bunker, sorvegliata da più di 10 telecamere con dentro un arsenale. Mancava uno dei tre aggressori e adesso è caccia a quello che viene considerato il “boss” del gruppo.

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