"Noi negozianti del centro non ce la facciamo più, è la fine di un'epoca"

Parla un commerciante che gestisce un forno del centro storico fin dal 1985. "Stiamo creando una realtà cittadina insana, che si accontenta solo di sporadici eventi "mangerecci" e di turisti di passaggio"

"Forse stiamo assistendo alla fine di un'epoca, di una vitalità del centro storico che tanti ricordano con dispiacere e malinconia". Il negoziante è affranto e sfoga la sua delusione. Gianluca Missiroli è un commerciante del centro da tanto tempo: fin dal 1985 gestisce il Forno Missiroli in via Fiume Abbandonato, e negli anni ha venduto milioni, forse miliardi, di brioche, panini e biscotti. Ma oggi non ce la fa più. "Restare in centro per un'attività commerciale è diventato una vera e propria lotta, contro la concorrenza dei centri commerciali che si allargano sempre di più e contro le politiche della sosta e del traffico che compromettono l'accesso al centro storico. La chiusura di attività commerciali significa perdita di lavoro, ma nel centro storico significa anche impoverimento del tessuto sociale, la creazione di una realtà cittadina insana, che si accontenta solo di sporadici eventi "mangerecci" e di  turisti di passaggio".

"Scompaiono negozi e botteghe nelle vie principali e nelle arterie laterali che circodano il centro, come quella in cui ho il mio forno - continua Gianluca - Chiudono macellai, fornai, calzolai, alimentari, latterie, tutto. Spuntano solo bar, ristorantini, pub e negozi in franchising. Forse per qualcuno significherà “movida”, ma la vita, quella vera,  non la si vive più in tutte le sue fasi giornaliere che una volta invece caratterizzavano la città. La spesa sottocasa, il contatto umano, del negoziante di fiducia... Cose che ormai solo in pochi apprezzano. E' vero, il mondo sta cambiando e per alcune cose buone che si stanno smarrendo ce ne sono altre "buone" che si stanno acquisendo in cambio. Uno scambio di pesi e misure in cui ognuno può fare la sua valutazione personale".

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