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Norme di sicurezza per i tatuatori? "Noi le adottiamo da almeno quindici anni"

"Nel settore le norme igieniche sono già ad alto livello da anni", sostengono i professionisti del tatuaggio ravennati. Ma per loro l'apertura rimane fissata a giugno e l'estate sarà un'incognita

Si prospetta una stagione difficile anche per il settore dei tatuaggi, sia per chi ne desiderava tanto uno nuovo, sia per chi di mestiere li fa ogni giorno. Tra i professionisti costretti a rimanere fermi fino al primo giugno, a causa delle disposizioni di sicurezza contro la diffusione del Coronavirus, ci sono infatti anche tatuatori e piercer. Una categoria poco rappresentata e di cui spesso non si parla che, proprio come parrucchieri ed estetisti, dovrà attendere un altro mese prima della tanto attesa riapertura.

Tatuaggi in sicurezza

Il tema da analizzare è quello dell'igiene e della sicurezza. "Se è vero che si può andare in fila al supermercato, in un ambiente chiuso e con tante persone, perchè non si può svolgere un lavoro organizzato su appuntamento e in sicurezza? - si domanda Mauro Tampieri di "Raion Tattoo" - Io oltretutto lavoro da solo, con un cliente alla volta. In questo settore le norme igieniche sono già ad alto livello da anni con dotazioni di protezione quali mascherine, camici ecc... Io sono già attrezzato, sto solo aspettando che mi dicano che posso procedere". 

"Avendo uno stretto contatto con i clienti e maneggiando oggetti appuntiti un minimo di rischio c'è, e non parlo solo di Coronavirus, ma facciamo anche molta attenzione - chiarisce Luca Bartoletti, titolare di "Inkiostro Libero Tattoo Studio" - Le mascherine le dovevamo usare sempre già prima di questa emergenza così come i guanti, in più tutti i materiali sono monouso e sterili. Nella nostra professione non si riutilizza nulla. La nostra riapertura non sarà molto differente rispetto a prima dal punto di vista igienico e della sicurezza. Cambierà più per il cliente che dovrà mettersi a sua volta mascherina e guanti. Noi probabilmente dovremo indossare anche il "facciale" (come quello degli infermieri, ndr) e svolgere più volte la sanificazione dello studio rispetto a prima". 

"Siamo professionisti. Serve un riconoscimento"

"Ci stiamo muovendo con le associazioni di tatuatori e piercer per giungere al riconoscimento di un settore che oggi impiega tantissime persone e coinvolge un'intera filiera che conta molti dipendenti. Siamo una vera realtà, non uno scherzo - afferma Gianfranco Cavalieri, titolare dello studio di tatuaggi e piercing "Il cobra e la luna" - Rispetto ad altre categorie abbiamo una certa professionalità. Per lavorare servono esperienza e specializzazione, sia per i tatuatori che per i piercer. Riteniamo di avere una marcia in più anche rispetto a parrucchieri ed estetisti, per i quali nutro il massimo rispetto. Stiamo lottando per un riconoscimento e un albo di settore, così da fare selezione tra chi lavora bene e chi è abusivo. Queste nuove disposizioni di sicurezza noi le adottiamo da almeno quindici anni. Non c'è nulla di più sano e sicuro dello studio di un tatuatore. Siamo sempre soggetti ai controlli dell'Ausl e le nostre referenze le fanno i clienti che si sono trovati bene da noi".

Norme igieniche fondamentali

"Io da tanti anni sono abituato a un certo rigore igienico - aggiunge Tampieri di Raion Tattoo - Le norme igieniche sono comunque fondamentali in questo settore. I guanti vanno sempre cambiati. Tutta l'attrezzatura deve essere monouso, chi invece ha una sterilizzatrice a norma di legge può sterilizzare i propri strumenti. Le novità per il nostro lavoro possono essere un eventuale calzascarpe, il gel igienizzante (che già molti usavano), mascherine per i clienti, occhiali e facciali. Una cosa in più potrebbe essere l'utilizzo di braccioli di plastica o altri materiali per evitare il contatto diretto con la pelle del cliente. Poi è chiaro che noi tatuatori non riusciamo in tutti i casi a rispettare le distanze di sicurezza. Se devo fare un tatuaggio sulla spalla come posso stare a un metro o più di distanza dal cliente?" .

Verso l'estate con tanti dubbi

Intanto il tempo va avanti e sembra sempre meno probabile un'apertura anticipata rispetto ai primi di giugno. Ciò significherà per i tatuatori tornare al lavoro all'inizio dell'estate. "Speriamo di recuperare quasi tutti gli appuntamenti che avevamo fissato, non penso che tante persone ci ripenseranno, si tratterà di rimandare il tatuaggio di qualche mese - racconta Bartoletti di Inkiostro Libero - Non sarà l'estate che abbiamo sempre vissuto, questo è chiaro. Forse qualcuno in più si tatuerà perchè non potrà godersi il mare come al solito".

"Quest'estate sarà un'incognita - ribadisce Tampieri di Raion Tattoo - E' un periodo dove solitamente gli appuntamenti calano un po', magari perchè piace andare in spiaggia e le persone non vogliono precludersi certi piaceri come fare il bagno e prendere il sole. Il calo quest'anno potrebbe però essere dovuto anche alla preoccupazione della gente per il Coronavirus e alcuni potrebbero decidere di rinviare il tatuaggio a qualche mese dopo sperando che la situazione migliori".

"Per noi stare chiusi tre mesi è un disastro. Inoltre la gente quando sarà libera dovrà pensare a beni primari, all'affitto, al mutuo - racconta Cavalieri di Il cobra e la luna - moltissime persone amano fare i tatuaggi in estate, anche se non sarebbe il periodo migliore. Ma quest'anno saremo tutti penalizzati.

Per tutti gli studi e i proofessionisti del settore tatuaggi intanto si sommano le spese. Con una media di due o tre tatuaggi al giorno, spalmati su circa tre mesi di chiusura, saranno tanti gli artisti e i dipendenti a soffrire per la crisi economica. "Non chiediamo tanto di partire prima, due settimane ormai non cambiano molto - conclude Cavalieri - ma chiediamo un rimborso a fondo perduto per pagare affitti e bollette. Senza guadagnare, ma almeno per recuperare qualche spesa. Inoltre vorremmo un riconocimento per continuare la nostra lotta all'abusivismo. Sicuramente tanti abusivi staranno facendo quattrini sulla salute e sicurezza dei clienti in questo periodo".

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