Novità per l'ospedale di Lugo: "Presto la nomina del direttore sanitario e dei primari mancanti"

Il direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori ha inoltre sottolineato come "l’ospedale di Lugo sia un presidio autonomo che quindi deve avere una dignità e una operatività piena per il suo territorio"

Si è tenuto mercoledì sera il consiglio comunale di Lugo richiesto dalla maggioranza di centrosinistra attraverso i gruppi consiliari di Partito Democratico e Insieme per Lugo. All’ordine del giorno il tema della sanità discusso con la presenza del Presidente della Ctss Michele De Pascale, il sindaco delegato per le politiche sanitarie all’interno dell’Unione dei comuni della bassa romagna Luca Piovaccari e il direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori.

Nel corso della seduta il consiglio comunale di Lugo ha inoltre approvato il documento della giunta “Il sistema socio e sanitario a Lugo all’epoca del Covid”, che contiene le richieste dell’amministrazione comunale per il futuro dell’ospedale di Lugo. Il documento è stato approvato con 17 voti favorevoli, 5 astenuti e nessun voto contrario. Il dibattito è stato incentrato sull’ampia relazione presentata dalla giunta comunale in merito alle politiche e alle prospettive future dell’ospedale Umberto I e della sanità territoriale all’interno del distretto di Lugo. La relazione tracciava una linea prospettica di lungo respiro con l’obiettivo di mettere in campo tutte le azioni possibili per contenere la pandemia, rilanciando allo stesso tempo l’ospedale di Lugo e ridisegnando un nuovo modello di medicina territoriale.

Il presidente della Ctss de Pascale

De Pascale ha esordito ringraziando l’attuale direzione per l’approccio di condivisione che ha subito messo in campo, “cosa che noi amministratori locali chiedevamo da tempo”. Partendo poi da un quadro nazionale ha evidenziato come finalmente il governo stia stanziando risorse per la sanità, “già da prima del covid con un incremento del fondo di circa 2 miliardi, dopo che per anni era stato tagliato o mantenuto invariato. Si sta continuando e si deve continuare sulla stessa strada: la sanità deve essere considerata come il primo settore sul quale investire, indipendentemente dal quadro economico, anche a livello centrale”. Stringendo sulla realtà più locale, de Pascale ha sottolineato come l’ospedale di Lugo debba essere messo nelle condizioni di dare il massimo di risposte possibili di prossimità e di qualità ai cittadini di riferimento. “Un ospedale come questo deve garantire una presa in carico di livello financo superiore a quella degli ospedali di riferimento provinciale, all’insegna dell'umanizzazione e dello spirito di comunità, oltre che della professionalità. Qui deve avvenire la presa in carico del paziente che poi viene spostato negli ospedali a maggior complessità quando necessità di interventi e prestazioni che non possono essere erogati più localmente, se non mettendone a rischio la sicurezza”.

Quindi passaggio del presidente del Ctss sui servizi territoriali: che devono erogare prestazioni in grado di rispondere adeguatamente ad un mix di priorità, attraverso strumenti diversificati: “Sono molto importanti le case della salute, che vanno integrate anche con servizi legati alla presa in carico sociale, e che non devono contribuire a depauperare le frazioni. A Case della salute ‘di quartiere’ potrebbero essere affiancati ‘ambulatori di frazione’ in modo da garantire l’equità di accesso a tutti i cittadini”. Infine, il tema della scarsità dei medici: “Una battaglia quotidiana, che dobbiamo combattere insieme, ognuno per la sua parte, perché le strutture sono importanti, ma ancor più lo sono i professionisti che vi operano”.

Il direttore Ausl Carradori

A delineare il punto della situazione per l’Ausl Romagna, il direttore generale dottor Tiziano Carradori, il quale ha ribadito quanto già evidenziato anche in altri incontri istituzionali, e cioè l’impegno dell’attuale Direzione a valorizzare l’ospedale di Lugo come importante tassello della rete ospedaliera dell’Ausl Romagna. “Così come altre strutture analoghe, il presidio ospedaliero di Lugo risponde al 90 per cento delle esigenze di salute del bacino territoriale di riferimento, mentreil restante 10 per cento è costituito da prestazioni per le quali è appropriata la centralizzazione dei pazienti in strutture di livello superiore. L’’Umberto I’ rappresenta un elemento di governo dell’offerta di salute distrettuale e tale continuerà ad essere”. E “non è previsto che torni ad essere ospedale Covid”, evitando di ripetere il trasferimento di specialità, mentre al contrario “torneranno” quelle che temporaneamente erano state spostate per far fronte all’emergenza. Sul fronte degli incarichi, il dottor Carradori ha spiegato che “al momento del nostro insediamento, il primo luglio, abbiamo trovato 55 primariati vacanti: stiamo lavorando per coprirli poiché vogliamo superare tutte le situazioni di interim e facenti funzioni. È chiaro che ci vorrà del tempo. Questo riguarda ovviamente anche l’ospedale di Lugo per quanto riguarda sia la direzione medica che i primariati”. Sul fronte investimenti il direttore ha informato che “ho fatto richiesta di autorizzazione in Regione per un mutuo da 45 milioni di euro per investimenti; ci aspettiamo che ce ne autorizzino 27. Da queste risorse da quelle derivanti da fondi europei e nazionali, andremo avanti sull’infrastrutturazione in tutti i territori”.

Quindi il punto sulle progettazioni ospedaliere: già operativo il Laboratorio a risposta rapida mentre il pronto soccorso è stato attrezzato con una nuova diagnostica radiologica; terminato entro l’anno il Padiglione D (circa 5 milioni di euro) con nuova Dialisi, Otorino, Oculistica, endoscopia digestiva. Sono inoltre previsti interventi di ampliamento e riorganizzazione del Pronto soccorso, per la conversione di 4 posti letto in terapia semintensiva e l’implementazione di ulteriori 4 posti di terapia intensiva portando la dotazione totale a 10, cui seguirà la completa ristrutturazione del reparto. Sono inoltre in fase di progettazione opere per la riorganizzazione e ristrutturazione di alcune sedi di servizi territoriali quali la neuropsichiatria infantile, il consultorio e il centro di salute mentale, oltre alla seconda Casa della Salute. Quindi il capitolo personale: “Abbiamo assunto circa 400 infermieri, e per tutti i contratti stipulati per il covid, che sarebbero scaduti a fine anno, ho previsto la proroga per 36 mesi. Inoltre sono stati assunti 116 tracciatori (gli ultimi 30 stanno entrando il servizio) con un aumento del 65 per cento rispetto a quelli che erano presenti: è anche grazie a questo che riusciamo ad effettuare i tamponi in 48 ore nel 90 per cento dei casi, individuando alte percentuali di positivi asintomatici”. Naturalmente la governante dell’Ausl non ha nascosto i problemi presenti: “Stiamo recuperando le prestazioni perdute durante il lockdown: siamo a buon punto ma si deve tener conto che i tempi delle prestazioni sono raddoppiati a seguito nelle necessarie procedure per prevenire i contagi da covid. Anche dai privati abbiamo difficoltà a trovare prestazioni”. Tutto questo anche a seguito della scarsità di medici sul mercato del lavoro: “Abbiamo le risorse per assumerli me non li troviamo – ha ripetuto Carradori -. Questo vale anche per i medici di famiglia. Nel Lughese ci sono quattro zone carenti, che attualmente stiamo comprendo con professionisti temporanei. Stiamo lavorando ad una progettazione per inserire medici laureati, ma non ancora specializzati, e che quindi non possono svolgere l’attività di medici di famiglia, nel servizio di continuità assistenziale in modo da sostenere comunque la medicina territoriale, che sempre di più dovrà diventare il fulcro della presa in carico dei pazienti”. È emersa dunque una sostanziale comunanza di vedute rispetto all’ospedale di Lugo: i vari temi citati nell’ordine del giorno, e su cui vi era già stato un proficuo confronto, hanno trovato risposta anche in sede consigliare.

Il sindaco di Lugo Ranalli

Soddisfatto dell’approvazione il sindaco di Lugo, Davide Ranalli. “Questo documento – dichiara il primo cittadino - sottolinea l’esigenza di ricollocare la nostra struttura ospedaliera al centro dei processi organizzativi dell’Ausl della Romagna. Siamo soddisfatti dell’approvazione avvenuta nel corso del Consiglio comunale, avvenuta con un consenso più alto delle sole forze di maggioranza e senza ricevere voti contrari. A questo, si aggiunge la soddisfazione per aver ricevuto da parte del dottor Carradori alcune importanti risposte e rassicurazioni sull’autonomia che l’ospedale di Lugo tornerà ad avere con la nomina di un direttore sanitario specifico e di primari nelle unità operative. Abbiamo inoltre avuto importanti rassicurazioni da parte di Michele de Pascale. Siamo insomma molto soddisfatti, ma la soddisfazione sarà totale quando vedremo determinarsi concretamente gli impegni assunti in Consiglio. Noi continueremo a vigilare, come sempre”. Tra i punti del documento, la giunta richiede “di procedere alla nomina di un Direttore Sanitario dedicato all’ospedale di Lugo”, una scelta che l’Amministrazione comunale ritiene necessaria anche per potere fornire agli amministratori un interlocutore col quale confrontarsi sulle questioni che attengono all’ospedale.

“Non secondaria - si legge ancora nel documento - poi sarà l’individuazione e la nomina dei primari delle unità operative. Sul piano delle risorse legate agli investimenti, occorre chiarire con quali tempi verranno realizzati gli interventi di ristrutturazione della terapia intensiva”. L’attenzione della giunta è puntata anche sulla ripresa “quanto prima” delle “attività chirurgiche, diagnostiche e di gestione delle patologie, a cominciare da quelle polmonari con la ricostituzione della equipe pneumologia presente nel nostro ospedale e trasferita, poi, a Ravenna. Ultimo ma non per importanza, il punto nascita. Ci preme evidenziare l’esigenza di ripristinare quanto prima il punto nascita del nostro ospedale”. Spazio nel documento anche alla necessità di valorizzare la medicina territoriale, con l’importanza strategica delle Case della Salute: “le esperienze delle Case della Salute nate in alcuni territori limitrofi hanno, tuttora, la prevalente funzione di assistere i pazienti con patologie croniche. Occorre rilanciare questo progetto attraverso una ridefinizione delle funzioni e una riorganizzazione delle strutture, con l’inserimento della figura degli infermieri di comunità e, soprattutto, la dotazione di tecnologie per la diagnostica di primissimo livello”. Si è inoltre parlato della mancanza di medici di medicina generale e sulla necessità di un maggior reclutamento, a fronte dei recenti pensionamenti".

Il capogruppo Pd Rossato

"Il documento traeva radici dalla realtà senza edulcorarla né strumentalizzarla, con la consapevolezza che anche in un sistema regionale di qualità come quello emiliano romagnolo vi sono elementi di forte criticità che vanno corretti e rilanciati - spiega il capogruppo del Pd Gianmarco Rossato - Spiace che, ancora una volta, da parte di chi siede nei banchi della minoranza si sia cercato di istaurare una parte del dibattito più alla ricerca di responsabili e di visibilità elettorale che all’attenzione verso le proposte per un rilancio della sanità in questo territorio. È una modalità che oltre a non essere apprezzata dai lughesi non giova al dibattito e alla discussione pubblica intorno a temi ed in momenti così delicati. Durante le risposte il dottor Carradori ha delineato alcune prospettive di grande importanza. Partendo dall’annunciare, richiesta emersa direttamente dal sindaco, la nomina di un direttore sanitario per l’ospedale di Lugo e di tutti i primari mancanti, procedure per le quali è già stata chiesta l’autorizzazione alla regione. Carradori ha inoltre sottolineato come l’ospedale di Lugo sia un presidio autonomo che quindi deve avere una dignità e una operatività piena per il suo territorio".

"Siamo molto soddisfatti - aggiunge Rossato - che le osservazioni e le proposte contenute nel documento proposto dalla giunta e votato durante il consiglio siano state completamente recepite dalla direzione dell’Ausl. Avevamo chiesto la convocazione di questo consiglio proprio per conoscere la posizione della nuova dirigenza dell’azienda sanitaria romagnola, chiedendo anche un cambio di rotta su alcune politiche intraprese negli ultimi anni, con soddisfazione registriamo che il rilancio della medicina di prossimità è un obiettivo condiviso. Ci stiamo battendo perché si possa avere un rilancio del nostro ospedale e in questo le parole di Carradori sono chiarissime: la nomina dei primari vacanti e di uno specifico direttore sanitario rappresenta il primo passo verso un cambio di rotta. Anche nella sanità territoriale condividiamo la linea espressa dalla nuova gestione che rappresenta quanto chiesto da tempo anche all’interno di un documento elaborato dalla segreteria lughese del Pd, siamo di fronte ad un periodo di eccezionali difficoltà nel reintegro dei medici di medicina generale specialmente all’interno delle frazioni, in momenti di straordinaria difficoltà servono misure straordinarie in particolare per l’inserimento di nuova classe medica'".

La Lega

"La serata di mercoledì ha dimostrato che l’interessamento delle opposizioni al tema della sanità è sempre stato adeguato e non strumentale - aggiungono i consiglieri della Lega di Lugo - Già in tempi non sospetti, un anno fa nel consiglio straordinario sul nosocomio lughese, chiedemmo in maniera esplicita garanzie circa le carenze del personale, il recupero dei servizi essenziali e delle prestazioni di diagnosi e cura; carenze che sono state confermate anche dallo stesso Carradori in quest’ultimo consiglio e le quali non sono solo strascichi della prima ondata di Covid-19, ma carenze pregresse e strutturali. Il Direttore nel suo intervento ha evidenziato inoltre che l’ospedale di Lugo non sarà più ospedale Covid anche durante la seconda ondata, in modo tale garantire l’attività ordinaria della struttura. A nostro avviso il declino progressivo dei servizi sanitari della Romagna non sono da imputare alla direzione dell’Ausl, ma sono frutto di scelte politiche poco lungimiranti delle nostre amministrazioni. Con rammarico siamo venuti a conoscenza dalla stampa, a poche ore dalla fine del consiglio comunale, dell’esplosione di un focolaio in una residenza per anziani del nostro Comune, notizia che non è stata riportata dall’amministrazione in sede consiliare. Ci conforta però, il fatto che, durante la pandemia e a seguito della trasformazione dell’ospedale Umberto I in Covid-Hospital, anche la maggioranza si sia resa conto che una struttura organizzata è necessaria per un’area vasta come quella della Bassa Romagna. Nonostante le proposte della maggioranza possano apparire condivisibili, speriamo non sia troppo tardi per invertire la rotta e quindi aumentare gli investimenti in sanità, con l’auspicio che la maggioranza non stia facendo solo propaganda, ma dalle belle parole passi a fatti concreti, che sono ciò che serve ai cittadini e al territorio".

Il documento su Contenimento della pandemia, rilancio dell’ospedale, ridefinizione della medicina territoriale e del sistema sociale

La Giunta di Lugo, accogliendo la richiesta dei gruppi consiliari di maggioranza, ha promosso un momento di confronto con la Conferenza Territoriale Socio Sanitaria (Ctss) e con la dirigenza della Ausl della Romagna per fare il punto della situazione e avviare un confronto politico ed istituzionale sulle questioni che attengono alla salute dei cittadini. Tale richiesta nasce non con l’intento di sottolineare il buono, che c’è, nel nostro sistema sanitario ma di capire qual sia lo stato dell’arte, di fare comprendere quali sono i sentimenti che albergano nei cittadini del nostro territorio rispetto al tema della sanità e, soprattutto, di mettere in campo alcune politiche per la gestione del nostro nosocomio e per la, necessaria, ridefinizione, del sistema socio e sanitario a Lugo e in Bassa Romagna.

La situazione che stiamo vivendo è fortemente segnata dalla pandemia che dalla Cina ha attraversato tutti i continenti con effetti devastanti sul piano sanitario e, conseguentemente, su quello economico. Il Covid ha rappresentato una situazione e, dunque, una sfida inedita per i governi che hanno dovuto ridefinire priorità programmatiche, basti pensare a quanto accaduto in Europa, per mettere in sicurezza il sistema sanitario da una parte ed evitare il crollo economico dei loro Paesi, partendo da un punto non più eludibile: senza un sistema sanitario e di tutela della salute che funzioni non ci sono condizioni di crescita e di sviluppo. Per nessuno. Il capitalismo finanziario aveva mostrato forti segni di cedimento con la crisi del 2008: la finanziarizzazione del sistema economico aveva spostato ampie risorse dal lavoro alla rendita, alimentando la teoria, divenuta poi pensiero unico, che la ricchezza, seppur nelle mani di pochi, sarebbe scesa giù “per li rami” e avrebbe costruito condizioni di benessere anche ai ceti più fragili a cominciare da quelli popolari. Questa teoria economica, mai sufficientemente contrastata, è divenuta anzi la teoria dominante con qualche piccolo e non significativo accorgimento o correzione attraverso il potenziamento di alcune politiche sociali da parte dei governi più progressisti. Ovviamente questo impianto, prima di mostrare i suoi limiti, ha prodotto disastri in giro per il mondo e per l’Europa che per sostenere questo assetto ha avviato, negli ultimi anni, una serie di politiche di austerità che hanno messo in ginocchio il sistema pubblico e la rete dei servizi tra cui l’istruzione e la sanità.

L’orizzonte che abbiamo di fronte può rappresentare, dopo molti anni, una possibilità di riscatto per il sistema delle politiche pubbliche in quanto il Covid ci ha mostrato come, solo attraverso la tenuta del sistema sanitario nazionale articolato con la medicina del territorio e con i presidi ospedalieri, abbiamo potuto contenere e gestire la pandemia pur in una fase difficile. Oggi, alla luce di quanto accaduto, auspichiamo che, anche attraverso il recepimento delle risorse del Mes, oltre che da quelle del piano Next Generation, il nostro Paese rimetta al centro le politiche sociali e sanitarie per rafforzare ed integrare la sanità territoriale e quella ospedaliera. La Regione Emilia-Romagna ha, senza dubbio, retto meglio di altre l’urto della pandemia. Le motivazioni vanno ricercate, oltre che nei provvedimenti contingenti assunti dalla nuova Giunta, nelle pieghe di una gestione che ha saputo, non da oggi, mantenere una attenzione specifica sugli aspetti sociali, di sostegno alla non autosufficienza e mantenendo uno standard alto di qualità per la sanità pubblica che si è integrata con quella privata ma che da essa non si è fatta sostituire come in altre regioni è avvenuto.

Tuttavia abbiamo già visto come, in particolare negli ultimi anni, alcune tipologie di prestazioni, quelle diagnostiche ma non solo, non più reperibili in tempi contenuti rischiano di spostare un parte rilevante dell’utenza dalle nostre strutture pubbliche a quelle privati generando una spirale che, se non adeguatamente governata, rischia di rideterminare pesi e contrappesi in termini di gestione più generale. Anche in ragione di questo intendiamo capire meglio quale sarà lo sbocco che, per quanto riguarda il nostro territorio, vorrà prendere l’Ausl della Romagna; un progetto che necessita oggi di una rigenerazione vera che deve passare, prima di tutto, da un confronto costante con gli amministratori e con gli operatori.

Rigenerare quella esperienza non può non passare anche da una severa autocritica rispetto alla distanza generatasi tra le aspettative e i risultati attesi: l’Ausl della Romagna avrebbe dovuto essere lo strumento per tenere insieme l’alta specializzazione e la prossimità attraverso la costruzione di una rete che avrebbe dovuto garantire prestazione e presenza in tutti gli ospedali della rete stessa, spostando sul territorio e dunque sulle Case della Salute una parte dei bisogni degli utenti che si rivolgevano agli ospedali. Per quanto riguarda Lugo possiamo senza dubbio dire che larga parte delle questioni poste sono state disattese. Occorre, dunque, rimettere mano a quell’impianto anche alla luce dell’avvento del Covid che, fra l’altro, ha costretto il nostro ospedale a riorganizzarsi in breve tempo in Covid Hospital; una decisione assunta, appunto, in tempi che hanno contratto molto anche la possibilità di discutere le modalità di trasformazione del nostro nosocomio. Ancora una volta la responsabilità di questo territorio e dei suoi amministratori, hanno contribuito alla metabolizzazione di questo fatto da parte della popolazione parando critiche, anche legittime, e svolgendo un ruolo, anche pedagogico, che ha portato, poi, il nostro territorio a stringersi attorno al proprio ospedale attraverso donazioni di materiali e risorse che hanno superato il milione di euro. Queste donazioni, unite alla straordinaria ricchezza di capitale umano e di passione messo in campo dai nostri operatori dell’ospedale, a cui deve andare tutto il nostro riconoscimento, ci consegnano un patrimonio ed una responsabilità dalla quale ripartire.

Il futuro dell'ospedale di Lugo: riteniamo che un ospedale possa definirsi tale se ha una sua dignità ed una sua autonomia gestionale, in ragione di questo riteniamo che il primo passo utile a ricollocare il nosocomio lughese dentro il quadro riorganizzativo della sanità Romagnola, sia quello di procedere alla nomina di un Direttore Sanitario dedicato all’ospedale di Lugo. Tale scelta si ritiene necessaria anche per potere fornire agli amministratori un interlocutore col quale confrontarsi sulle questioni che attengono all’ospedale; non secondaria poi sarà l’individuazione e la nomina dei primari delle unità operative, a cominciare da quella della chirurgia generale che dovrà, necessariamente, passare da struttura semplice a complessa; a questo andrà parallelamente definito il piano per l'assunzione di nuovo personale stabile a supporto di quello attualmente presente per fornire sostegno agli operatori attualmente presenti a avviare un processo di concretizzazione di lavoro buono e stabile.

Sul piano delle risorse legate agli investimenti, occorre chiarire con quali tempi verranno realizzati gli interventi di ristrutturazione della terapia intensiva, previsti nel bilancio degli investimenti e finanziati, in parte, con le donazioni di cittadini e imprese sopracitate e della riorganizzazione del Pronto Soccorso a cominciare dall’istallazione di strumentazione diagnostica radiologica posta in prossimità del P.S. per garantire celerità nella valutazione dei pazienti. Siamo consapevoli, tuttavia, che la qualità e l'autorevolezza di un presidio ospedaliero non passa solo attraverso aspetti riorganizzativi e dagli investimenti sulle strutture, seppur importanti; occorre anche cercare di insediare, oltre alla gestione ordinaria e di prossimità, anche alcune specialistiche di riferimento per tutto l'ambito della Romagna, che noi vediamo oltre che nella fecondazione medicalmente assistita e nell’Hospice, anche nella ortopedia che trova, storicamente, nell’ospedale di Lugo uno dei punti di eccellenza della intera Romagna e che potrebbe, dunque, divenire un riferimento per l’intera area vasta. Su questo ultimo punto si potrebbe ipotizzare, inoltre, il coinvolgimento della Università di Bologna, estendendo l’accordo in essere con l’azienda Ausl della Romagna, anche al nostro presidio ospedaliero. Vogliamo però essere chiari fino in fondo: non siamo mossi da logiche campanilistiche e velleitarie, mirate a riportare a Lugo le eccellenze e le alte specializzazioni che la programmazione ha strutturato in altre realtà, solo perché Lugo è territorio nostro, dei cittadini che ci hanno attribuito, con il voto, la responsabilità di governare. L’Ospedale della Bassa Romagna deve essere un Ospedale di prossimità, dove la scelta delle attività di cura da perseguire va fatta aderendo ai bisogni prevalenti della popolazione. Quindi nessuna rincorsa per le alte specializzazioni, ma contemporaneamente nessuna rinuncia all’impegno a raggiungere livelli di eccellenza nell’esercizio di quelle funzioni di prossimità che spettano all’Ospedale della Bassa Romagna. E perché questo avvenga bisogna essere consapevoli che va invertita la rotta rispetto alla tendenza al declino che si è affermata da qualche anno a questa parte, vuoi per effetto della politica di tagli alla spesa e alla dotazione di personale, attuata dai Governi nazionali che si sono succeduti negli ultimi anni, fino alla drammatica esperienza del Covid, vuoi per scelte gestionali sbagliate che sono state compiute a livello locale, che ci hanno penalizzato.

E se oggi si vuole rilanciare l’immagine e il profilo dell’ospedale lughese bisogna sapere che non basta riassegnare risorse, realizzare nuove strutture, bandire concorsi: occorre sostenere e valorizzare le eccellenze che possono rappresentare il contributo del nosocomio alla qualità dei servizi della Ausl di Romagna. Solo così si renderà attrattivo il nostro ospedale per le migliori professionalità e si potrà dimostrare nei fatti che la svolta nella sanità nazionale. che oggi punta sui servizi territoriali e di prossimità, sta effettivamente prendendo corpo. Qui si colloca anche la questione della candidatura lughese ad ospitare una sede decentrata della Facoltà di medicina di Unibo: non un fiore all’occhiello, ma il riconoscimento di una qualità di servizio coerente con la visione generale che vogliamo imprimere nella progettazione della sanità pubblica del domani. Queste rappresentano le priorità sulle quali concentrare ogni sforzo di definizione del futuro ma senza dimenticare che, per questo territorio, sarà necessario quanto prima ristabilire le funzioni del nostro ospedale pre Covid. Con questo documento intendiamo sottolineare la necessità di riprendere, quanto prima, le attività chirurgiche, diagnostiche e di gestione delle patologie, a cominciare da quelle polmonari con la ricostituzione della equipe pneumologia presente nel nostro ospedale e trasferita, poi, a Ravenna. Ultimo ma non per importanza, il punto nascita: il Presidente Bonaccini ha più volte espresso la volontà di riaprire i punti nascita nelle piccole comunità, in particolare montane, superando e accantonando i recenti provvedimenti di chiusura. Riteniamo che questa decisione colga in pieno quella domanda di prossimità richiesta dai cittadini. Ci preme, proprio per questo, evidenziare l’esigenza di ripristinare quanto prima il punto nascita del nostro ospedale in quanto riteniamo che la storia, la tradizione della ginecologia e ostetricia di Lugo non possa essere violentata da scelte organizzative che da troppi mesi non portano le mamme di questo territorio a partorire a Lugo.

Ripensare la medicina del territorio: in questi ultimi anni, in particolare a Lugo, gran parte del dibattito sulla sanità si è svolto attorno all'ospedale, tralasciando l'importanza strategica della medicina territoriale. Infatti, l'unico richiamo alle Case della Salute dislocate a Voltana e Lugo, appaiono nel programma di mandato del centrosinistra 2014-2019, dove si sottolineava l'importanza strategica di avere presidi territoriali in grado di dare risposte strutturate ai bisogni delle persone senza usufruire dei servizi ospedalieri così come pensato dalla Regione Emilia-Romagna proprio in quegli anni. Durante la fase propedeutica alla realizzazione della Ausl della Romagna, si indicò nella medicina territoriale ed in particolare nella Casa della Salute, il progetto su cui indirizzare le risorse risparmiate dalla fusione delle quattro aziende romagnole. Dopo diversi anni e con l'avvento drammatico del Covid-19, possiamo affermare che non si può sostenere un avanzato progetto di medicina territoriale con i risparmi di gestione. Servono, al contrario, ingenti risorse ed una progettualità chiara oltre che una diversificazione nella risposta di cura. Le esperienze delle case della salute nate in alcuni territori limitrofi hanno, tuttora, la prevalente funzione di assistere i pazienti con patologie croniche. Occorre rilanciare questo progetto e collocarlo all'altezza delle ambizioni e delle sfide che la contemporaneità ci mette di fronte, attraverso una ridefinizione delle funzioni e una riorganizzazione delle strutture, con l'inserimento della figura degli infermieri di comunità e, soprattutto, la dotazione di tecnologie per la diagnostica di primissimo livello.

Una delle problematiche emerse in questi ultimi anni, è quella legata alla mancanza di medici di medicina generale, in particolare nelle aree più decentrate del territorio comunale. Il pensionamento o la decisione di alcuni professionisti di chiudere il proprio ambulatorio nelle frazioni per concentrarsi in un unico punto in città, sta determinando smarrimento e preoccupazione nelle popolazioni delle nostre frazioni che continuano a vedere la sottrazione dei servizi dal loro territorio: scuole, poste, sportelli degli istituti di credito, esercizi commerciali... ed oggi anche il presidio medico. Noi riteniamo che l'impoverimento e lo svuotamento delle nostre periferie rischia di determinare una mutazione sociale difficilmente governabile e con risvolti preoccupanti sotto il profilo della tenuta delle comunità stesse. Per questa ragione abbiamo istituito un tavolo tecnico-politico con amministratori dell'Unione dei Comuni e dirigenti della Ausl per ricercare soluzioni sostenibili e garantire un equilibrio tra la necessità di mantenere la risposta di presidio nei territori e la disponibilità dei medici. Siamo consapevoli che una delle risposte, in termini di attrattività, vada ricercata non più nell'ambulatorio occupato dal singolo medico per poche ore al giorno, ma da un potenziamento e dalla replicazione dell'esperienza della medicina di gruppo.

Lugo ha un territorio vasto ed una conformazione geografica in cui la città non è posta al centro del territorio comunale; recuperando una bellissima immagine dell'urbanista Indovina, possiamo dire che Lugo è strutturata come una collana di perle dove la città rappresentava il fermaglio e le numerose frazioni decentrate sono le perle della collana. Sulla base di questa, sempre attuale lettura, occorrerà procedere speditamente alla realizzazione della Casa della Salute di Voltana che dovrà dare risposte a tutte le frazioni a nord di Lugo e, parallelamente, la conclusione del percorso per la realizzazione della seconda Casa della Salute, da realizzarsi nell'ambito della riqualificazione dell'ex acetificio Venturi dove verranno realizzati gli uffici del Welfare del Comune di Lugo. Riteniamo, infatti, che l'integrazione anche logistica fra sociale e sanitario rappresentino una visione completa della presa in carico delle fragilità della persona.
Questa struttura dovrà, inoltre, accentrare tutti i servizi della Ausl, dislocati su tutto il territorio comunale e dare vita, dunque, ad un vero e proprio polo della salute. La realizzazione di queste due strutture, tuttavia, non sarà sufficiente a garantire una risposta territoriale completa; per questo vogliamo pensare ad un terzo polo che possa fornire una adeguata risposta ai territori che potranno usufruire della Casa della Salute di Lugo ma, allo stesso tempo, troveranno risposte efficienti di prossimità grazie alla individuazione di un luogo, centrale, dove realizzare una esperienza moderna di medicina di gruppo. Questa riorganizzazione sarà tanto più efficiente ed utile se si potrà contare su un sistema che sburocratizzi il lavoro dei medici, facendo concentrare i loro sforzi sul paziente, sulla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali a cominciare dalla estensione della banda larga per potenziare l'utilizzo delle nuove forme di digitalizzazione e della telemedicina, un rapporto sempre più stretto tra strutture sanitarie e il sistema delle farmacie e, soprattutto, la prossimità in questa epoca si determina anche con un sistema di mobilità che diminuisca le distanze tra utente e servizio.

Con questo documento, l'amministrazione comunale di Lugo, intende affrontare la sfida del futuro della sanità nel nostro territorio in un confronto aperto con la comunità, con gli operatori della sanità, con le rappresentanze sociali e le forze politiche. In attesa che quel che abbiamo espresso in questo documento, auspicabilmente, si traduca nel nuovo documento di programmazione dell'Ausl, riteniamo necessaria la risoluzione delle risalenti criticità a cui vanno aggiunte le problematiche delle lunghe liste di attesa determinatesi dopo la riconversione del nostro ospedale in Covid Hospital. La risoluzione di queste emergenze rappresenta la precondizione per affrontare il dibattito sul futuro della nostra sanità con la necessaria credibilità e con la consapevolezza che la fase che stiamo vivendo necessita di un surplus di pensiero e di azioni giuste che tendano al mantenimento di un sistema sanitario che sia realmente universale e che risponda ai bisogni di tutti i cittadini a cominciare da quelli più deboli che, in mezzo a questa tempesta, hanno il diritto di trovare nel sistema pubblico il porto sicuro a cui attraccare.

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