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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca Faenza

Al Mic di Faenza inaugura la nuova sezione dedicata alla ricostruzione del Museo dopo la guerra

La seconda esposizione invece si intitola "We Don’t Find The Pieces They Find Themselves”, inaugurerà il 12 novembre ed è una personale dell’artista internazionale Salvatore Arancio

Un duplice progetto espositivo dedicato alla memoria è stato presentato venerdì mattina al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Il primo riguarda l’allestimento di una nuova sezione permanente del Mic, visitabile da venerdì pomeriggio alle 17 e curato da Valentina Mazzotti. Il progetto si intitola “1908-1952. A ricordo di un’impresa di sogno” e vuole ripercorrere non solo la fondazione del Museo delle Ceramiche faentino, ma anche e soprattutto la rapida ricostruzione postbellica, culminata nel 1952, in seguito alla distruzione dello stesso e delle opere in esso contenuto con i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

“Negli oltre 100 bombardamenti a Faenza, fino al marzo del 1945 - ha detto il sindaco di Faenza Massimo Isola nel suo intervento -, due delle più importanti ferite per la città furono la distruzione dell’ala storica della Biblioteca Manfrediana e la distruzione del Mic. Due ferite che hanno fatto male per una città di cultura come la nostra, ma che ne nella loro drammaticità ne hanno rafforzato l’identità. Con questa mostra si racconta una frattura, ma anche la prova di ricomposizione di frammenti dalla seconda guerra mondiale ad oggi”.

Nella nuova sezione museale “la storia viene raccontata non solo con le ceramiche, ma anche con documenti e fotografie che ne raccontano la crescita e lo sviluppo fino al periodo bellico - evidenzia la curatrice Valentina Mazzotti -. Seguirono i bombardamenti e la devastazione fu totale, ma la ricostruzione ancor più rapida. Furono coinvolti collezionisti italiani e stranieri, grandi artisti e tanti musei e fabbriche in tutto il mondo. Il 4 novembre del 1949, a tempo di record, furono riaperte le prime 8 sale, con il motto ‘Post Fata Resurgo’”. L’eredità del museo pre bellico fu quindi recuperata nelle oltre 300 casse di frammenti rinvenuti dalle macerie. Ceramiche distrutte che mani sapienti fino ad oggi “hanno saputo risarcire, grazie anche alla collaborazione con l’Università di Bologna”. Significativa è la scultura raffigurante Adamo ed Eva di Jean Renè Gauguin, il cui restauro è stato argomentato nell’ambito della tesi di Simona Lombardi.

Due nuovi progetti espositivi al Mic di Faenza

La seconda esposizione invece si intitola "We Don’t Find The Pieces They Find Themselves”, inaugurerà il 12 novembre alle 12 e sarà visitabile fino all’8 gennaio 2023. Curata da Irene Biolchini è una personale dell’artista internazionale Salvatore Arancio, il quale molto legato a Faenza, ha chiesto che l’esposizione fosse allestita nella Project Room e nella Sala delle ceramiche faentine. “Per me è un onore fare questa mostra a Faenza - ha detto Arancio -. Mi piace ricordare che il mio percorso ceramico nacque nel 2011 con l’invito al museo Carlo Zauli. Ho collaborato con Isia e lavorato alla Bottega Gatti quindi il mio legame con Faenza è molto forte. La mostra è nata perchè quando mi si chiede una residenza in un museo mi piace partire dall’inizio. Al Mic ho potuto vedere i depositi in cui sono stati colpito dalla quantità e dalla qualità dei dei manufatti nascosti, frammenti da cui sono stato attratto. Mi sono chiesto come fanno a rimetterli assieme. E mi fu risposto “non siamo noi che li rimettiamo assieme, ma i frammenti stessi che si ritrovano”. Questa sincerità spiega tanto come queste persone,(i restauratori e i tecnici) si dedicano a questo lavoro giornaliero in modo meticoloso. In questo modo umile che mi ha toccato. Questa idea di dedicarsi e prendersi cura dei frammenti è subito diventato un tema che mi ha appassionato. Poi ho pensato a come trovare una maniera democratica per esprimere la mia creatività senza imporre il mio lavoro alle restauratrici. Ed ho pensato subito ad un lavoro corale surrealista, partendo da una memoria di creare pezzi con cui per qualche ragione avevano avuto rapporti. Ho chiesto di creare questi pezzi che furono restaurati in passato e poi di rimetterli insieme. L’imitazione migliore di ciò che fanno loro. La maggior parte dei pezzi sono stati creati con questo dialogo. Volevo rendere un tributo al lavoro silenzioso delle restauratrici”.

L’esposizione infatti vuole affrontare i temi legati alla fragilità e alla memoria, narrando allo stesso tempo come l’eccellenza e il “know how” italiano venga utilizzato per riordinare il caos, dando una seconda vita a opere che altrimenti sarebbero per sempre perdute o rinchiuse nei depositi. Un lavoro corale in cui le singole parti si ascoltano e incontrano. La mostra è composta da diversi elementi creati usando il linguaggio del video e della scultura, sviluppati durante differenti fasi di ricerca e produzione. Inizialmente l’artista ha lavorato su un video, proponendo una poetica rilettura dei depositi e del laboratorio di restauro, dove da anni, si lavora per ricostruire le opere della collezione del museo danneggiate durante il bombardamento bellico. Il video è composto da immagini dei luoghi, delle opere, dei frammenti, insieme a momenti di lavoro, racconti, metodologia e stimoli che ispirano le restauratrici.

In un secondo momento, Arancio ha creato una nuova serie di sculture che saranno esposte in dialogo con il video. Le sculture in ceramica smaltata sono state realizzate a quattro mani durante una serie di workshop con le restauratrici del Museo, annullando ogni ordine gerarchico tra artista e artigiano. Assemblando insieme elementi creati dalle diverse mani, modellate partendo da un’interpretazione immaginifica e legata alla memoria di opere restaurate in passato dal laboratorio. Invertendo i consueti ruoli, questa volta sarà invece l’artista a ricomporre insieme i frammenti creati dalle restauratrici, dando forma alle sculture, senza previa conoscenza dell’opera che ha ispirato inizialmente le forme dei “frammenti”. In occasione della mostra Salvatore Arancio ha anche realizzato una serie di edizioni d’artista che potranno essere acquistate in esclusiva presso il bookshop del Museo per finanziare l’iniziativa.

“Il Mic - ha detto la curatrice Irene Biolchini -, è il museo più grande al mondo per la specificità ma anche il più importante al mondo per l’amore che i curatori hanno, che è pari al valore dei pezzi esposti. Con questo progetto è stata data luce ed è stato creato un dialogo. Io ho la fortuna di poter essere ospite, non ingrato - citando Fortini -. Salvatore ha portato un occhio creativo e libero mettendo in luce elementi di forza del nostro museo. Per me è la mostra più importante che abbiamo creato al Museo in virtù del dialogo”.

La nuova sezione è stata realizzata grazie al sostegno di Mic- Direzione generale Creatività Contemporanea, Regione Emilia-Romagna, Comune di Faenza, Unione della Romagna faentina, la BCC-Credito cooperativo ravennate, forlivese e imolese, con la collaborazione degli studenti Isia Faenza per la realizzazione della grafica dell’esposizione e di Andrea Pedna per la parte multimediale. Il progetto di Salvatore Arancio è risultato del bando ministeriale Cantica 21 lanciata congiuntamente da Maeci e Mic per promuovere e valorizzare l’arte contemporanea italiana che prevede la collaborazione con il MAMbo di Bologna. In seguito alla mostra al Mic di Faenza il video e la scultura “We Don’t Find The Pieces They Find Themselves” entreranno nella collezione permanente del MAMbo.

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