L'agente di Polizia amico di Cagnoni: "Tradì Giulia, diceva che le donne dovevano stare in casa"

Nove udienze e nove teste che hanno depositato le informazioni in loro possesso davanti alla Corte, durante il processo al dermatologo ravennate accusato dell'omicidio della moglie Giulia Ballestri

Nove udienze e nove teste che hanno depositato le informazioni in loro possesso davanti alla Corte, presieduta dal giudice Corrado Schiaretti affiancato dal collega togato Andrea Galanti e da sei giudici popolari. Quella di venerdì è infatti l'udienza numero nove del processo a Matteo Cagnoni, dermatologo ravennate accusato dell'omicidio del 16 settembre 2016 della moglie Giulia Ballestri.

I due poliziotti: "Convocammo Cagnoni, lui disse che era stancò ma non ci chiese mai il perchè di quella richiesta"

Dopo il caos creatosi all'ultima udienza, quando l'imputato ha insultato la madre della vittima che aveva appena raccontato la sua versione dei fatti, questa volta la situazione è più tranquilla, e infatti le nove persone che parlano vengono ascoltate tutte durante la mattinata. Il primo a sedersi di fronte alla corte è Armando di Gregorio, ispettore superiore del gabinetto di Poizia scientifica che è intervenuto nella villa del delitto durante il ritrovamento del cadavere di Giulia. L'ispettore ricostruisce minuziosamente i controlli effettuati nella villa di via Padre Genocchi: "Non c'erano segni d'effrazione, la porta d'ingresso era chiusa a chiave. Nello scantinato, dove è stato trovato il corpo, non c'era modo di fare entrare luce dalle finestre e non c'era luce artificiale funzionante". Cosa che avrebbe implicato la necessità, da parte dell'assassino, di utilizzare una torcia (l'accusa insiste su questo punto in quanto nell'auto di Cagnoni è stata trovata proprio una torcia, sulla quale è stato rilevato il sangue della moglie). "C'era sangue ovunque, soprattutto su uno spigolo del muro: Stefano Bandini (il sostituto commissario della squadra mobile che scoprì il cadavere di Giulia) parlò di "colpi di inaudita violenza" e ritenne che le lesioni piu importanti fossero avvenute proprio contro questo spigolo. Sulle scale che portano al ballatoio (dove Giulia, secondo gli investigatori, sarebbe stata aggredita, ndr) c'era tanto sangue, schizzato fin sui quadri, ma in certe zone qualcuno aveva cercato di pulirlo con un panno umido. La fede che la vittima portava al dito, analizzata durante l'autopsia, è risultata macchiata di sangue e "ovalizzata", schiacciata". Cosa che fa sospettare gli investigatori che Giulia, durante l'aggressione, possa aver cercato di ripararsi dai colpi di bastone con le mani. Quel "famoso" bastone portato anche in aula qualche udienza fa: "Il tronco è stato trovato in una camera da letto sullo stesso piano del ballatoio - prosegue l'ispettore - In casa non ho notato altri rami di questo tipo: nel sottoscala c'era una catasta di legna, ma per forma e taglio era diversa dal ramo "incriminato". Il sangue arriva solo fino al ballatoio e prosegue verso il basso fino allo scantinato: nei piani superiori non abbiamo trovato tracce. Abbiamo analizzato un'impronta di una mano insanguinata ben definita su un muro e un'altra impronta di mano insanguinata è stata trovata anche sul frigorifero".

In seguito il turno passa al sostituto commissario della squadra mobile Aldo Quarta, che racconta di come, nella serata di domenica 18 settembre (due giorni dopo la morte di Giulia ma poche ore prima del ritrovamento del corpo senza vita, ndr), la questura convocò Cagnoni dicendogli che avevano urgenza di incontrarlo. "Lui disse che era a Firenze, che era stanco e che avrebbe voluto rimandare al giorno dopo - spiega il commissario - La cosa curiosa è che, durante tutta la telefonata, non mi chiese mai le motivazioni di quella convocazione: continuava a ripetere "Si lo so, devo venire a controfirmare", ma non ci spiegò cosa". Durante il controinterrogatorio da parte dell'avvocato della difesa Giovanni Trombini, è emerso come, però, Cagnoni fosse già a conoscenza del fatto che a Ravenna familiari e amici di Giulia erano alla ricerca della moglie scomparsa.

Il tassista di Bologna: "Accompagnai Cagnoni quella domenica"

Il terzo teste ascoltato è Lorenzo Bovina, tassista di Bologna che racconta DI come domenica 18 settembre abbia ricevuto una chiamata a nome Cagnoni, diverse ore prima che il cadavere di Giulia venisse ritrovato. "La chiamata proveniva da via Barberia (dove l'avvocato del dermatologo ha lo studio, ndr) - spiega il tassista - Arrivai e prelevai due clienti, uno più giovane e uno più anziano, che mi chiesero di portarli al parcheggio sotterraneo di via Masini. Non avevano un bagaglio, parlavano a voce bassa stando attenti a non farsi sentire, come capita spesso sul taxi. Uno chiese all'altro, riferendosi a una terza persona: "Come ti è sembrato?". Dalle fotografie che mi vennero mostrate in seguito, riconobbi Matteo Cagnoni come il cliente più giovane".

L'impiegata della casa di cura: "Matteo cancellò le visite per 'problemi familiari inderogabili'"

Da Bologna provengono anche Antonella e Maria Teresa Malaguti, rispettivamente impiegata e direttrice di una casa di cura di Bologna in cui ogni venerdì mattina, dal 2015, Matteo Cagnoni si recava per ricevere i clienti. "Vidi Matteo l'ultima volta venerdì 9 settembre 2016 - spiega Antonella - poi mercoledì 14 chiamò dicendo che venerdì 16, nonostante avesse l'ambulatorio pieno, non sarebbe venuto in studio per "problemi familiari inderogabili", senza spiegare quali ma scusandosi per il disguido". La direttrice Malaguti conferma ciò che dice l'impiegata. "Era già capitato, in passato, che Cagnoni spostasse altre visite o era la prima volta?", incalza l'avvocato Trombini. "Era già capitato altre 11 volte", risponde l'impiegata, che snocciola tutte le date in cui il medico aveva rimandato le visite: sempre preavvisando con largo anticipo, a volte anche diversi mesi prima, rispetto a quell'ultimo venerdì in cuì cancellò gli appuntamenti con solo due giorni di preavviso.

L'amico di Matteo: "Diceva che le donne dovevano stare in casa e vedeva il rapporto tra lui e Giulia come quello di Pretty Woman"

Dopo le due donne vengono ascoltati brevemente altre due persone alle quali il pm Cristina d'Aniello rivolge poche domande, per poi passare a Giandomenico Cavallucci, sovrintendente della Polizia ferroviaria che conosceva Matteo e Giulia da una ventina d'anni. "Partecipai a una cena, insieme a Matteo, in cui si parlava di separazione coniugale - racconta il sovrintendente - Notai che parlava delle donne in modo quasi "talebano", dicendo che dovevano stare in casa e che non bisognava separasi, perchè le donne creano tanti problemi, chiedono soldi e non fanno vedere i figli all'ex marito. Eppure non mi aveva mai parlato di problemi con Giulia: mi sembravano la coppia perfetta". Poi Cavallucci racconta di alcuni episodi singolari: "Matteo mi chiese se potessi comprargli una tessera telefonica e intestarla a mio nome perchè lui voleva contattare quella che definì come "accompagnatrice": io dissi di no per correttezza nei confronti di Giulia, ma la feci acquistare a un mio amico. Ne comprò tre tra il 2015 e il 2016, perchè Matteo dopo che contattava un'"accompagnatrice" gettava la tessera. Un'altra volta, a maggio 2016, mi chiese di accompagnarlo a Milano Marittima da quella che definì una "massaggiatrice": lo portai e aspettai in auto. Quando tornò si cambiò i vestiti dicendo che così la moglie non si sarebbe accorta di niente, dicendo che aveva avuto un rapporto sessuale con quella donna e chiedendomi se ci volessi andare anche io". Cagnoni, in carcere, scrisse all'amico una lettera spiegando come "vedesse il rapporto tra lui e Giulia come quello del film "Pretty Woman": "Io, bello e ricco, ho incontrato una sbandata e le ho dato una tranquillità interiore", per poi terminare lo scritto con una frase emblematica: "Vincerà la guerra chi resisterà un minuto piu dell'avversario".

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Alla fine dell'udienza, l'avvocato Trombini ha chiesto nuovamente la scarcerazione e gli arresti domiciliari per il dermatologo: richiesta già resipinta più di una volta e alla quale il Pm si è opposto. La Corte si è riservata cinque giorni di tempo per prendere una decisione.

La prima udienza - Cagnoni in aula. La difesa: "Il processo va spostato da Ravenna"

La seconda udienza - Ammesse tutte le prove. Accusa e difesa chiedono oltre 200 testimoni

La terza udienza - Parla la migliore amica: "Matteo sempre più ossessivo, avevo paura per lei"

La quarta udienza - L'amante di Giulia: "Le diceva che presto l'avrebbe lasciata libera"

La quinta udienza - L'amico di Giulia: "Il marito le diceva 'Ti distruggo'"

La sesta udienza - Il dermatologo ha un malore durante il video del ritrovamento del cadavere

La settima udienza - Frase shock della madre di Cagnoni: "Matteo l'ha fatta grossa"

L'ottava udienza - Caos in aula al processo: Cagnoni offende la madre di Giulia, il fratello reagisce - IL VIDEO

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