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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

Omicidio Ballestri, Cagnoni: "Chi ha ucciso Giulia è un mostro, ma quel mostro non sono io"

La 19esima udienza a Matteo Cagnoni, il dermatologo accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri, riprende dopo l'esame di venerdì mattina con la discussione sui famosi cuscini insanguinati

Ha parlato per 8 ore, dando la sua versione dei fatti punto per punto. In più occasioni, tra una sorsata d'acqua e l'altra, ha sostenuto di essersi confuso nelle precedenti testimonianze, seduto al banco degli imputati di fronte al pm Cristina D'Aniello. La 19esima udienza del processo a Matteo Cagnoni, il dermatologo accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri, riprende dopo l'esame di venerdì mattina con la discussione sui famosi cuscini, quelli ritrovati sporchi del sangue di Giulia nello scantinato della villa di Firenze e che appartengono a due poltrone della villa dove è stato commsso il brutale omicidio. E' stata una deposizione-fiume, e non è ancora finita. Lunedì Cagnoni tornerà a parlare: non è finito ancora l'esame.

Cagnoni ha parlato per tutta la mattinata e il pomeriggio: qui la prima parte della sua deposizione, in cui in un punto ha confutato l'accusa sostendo di non "essere così cretino" da lasciare indizi apparentemente grossolani, come per esempio avvisare la segretaria

I cuscini sporchi di sangue? "Giulia forse ebbe un rapporto sessuale con qualcuno"

Poi nel pomeriggio ha tratatto altri punti d'accusa. Nei filmati delle telecamere di sicurezza della villa, infatti, si vede chiaramente Cagnoni scaricarli dall'auto e metterli dietro una siepe del giardino. "E perchè poi rimette i cuscini in auto prima di andare a Bologna?", chiede il Pm. "A me non interessavano quei cuscini, ma i miei erano fissati. Mio padre aveva fretta di partire così li ho caricati in auto, che era vicina alla siepe". Ma quei cuscini, come mostrano le telecamere, Cagnoni li mette in auto ben cinque ore prima di partire per Bologna: che fretta c'era, dunque? E soprattutto, perchè li aveva portati a Firenze? "Li avevo in auto da una settimana - spiega Cagnoni, che però in una lettera scritta dal carcere nei mesi scorsi scrisse invece che quei cuscini si trovavano a Firenze da oltre un mese - L'8 settembre eravamo andati nella villa a fare delle foto e Giulia mi fece notare che erano sporchi".  In realtà Giulia il 9 settembre manda un messaggio all'amante dicendogli 'Matteo ieri è andato a Ravenna ma non so a fare cosa, non mi dice niente'.

"No, eravamo insieme - insiste l'imputato - Io in quella casa da solo non sono piu entrato da quando non ho piu il porto d'armi". Ma perchè c'era il sangue di Giulia su quei cuscini?". Per la prima volta durante la mattinata Cagnoni ammette: "Questo non me lo so spiegare. Posso pensare che anche qualcun altro avesse una copia delle chiavi della villa". Gli avvocati, la Corte e i presenti in aula sono confusi: e quindi? "Potrebbe essere entrata lì con qualcuno e potrebbe aver fatto qualcosa mettendo quei cuscini su un letto, dove non ci sono materassi". Schiaretti interviene cercando di comprendere il pensiero dell'imputato: "Lei sta dicendo che Giulia sarebbe entrata lì con qualcuno, avrebbe tolto i cuscini dalle poltrone per metterli su un letto e quindi avrebbe avuto un rapporto sessuale?". "Io non ho altre spiegazioni possibili", ammette Cagnoni. "Ma il sangue?", chiede confuso il Pm. "Non so - conclude Cagnoni - magari aveva il ciclo...". E proprio su queste presunte relazioni di Giulia con altri uomini Cagnoni cerca di insistere, soprattutto quando il Pm definisce Stefano Bezzi (amante di Giulia) come colui che ormai era diventato il suo 'compagno ufficiale': definizione che al medico non va proprio giù. "Non l'aveva detto a nessuno ancora, era una relazione confusa - spiega Cagnoni, che poi riferisce di un episodio - A luglio 2016 sentii per caso una telefonata tra Giulia e un uomo che si davano appuntamento alle terme di Punta Marina. Li seguii e capii che non era Bezzi. La cosa mi sollevò: chiunque fosse, peggio di Bezzi non poteva essere", dice ridendo.

La deposizione di Cagnoni (F. Massimo Argnani)

Sangue anche sui jeans di Cagnoni: "Giulia si era tagliata"

Ma le domande sulle tracce di sangue non sono ancora finite: "Perchè c'era il sangue di sua moglie sui suoi jeans a Firenze?", domanda il pubblico ministero. "A luglio Giulia si tagliò togliendo gli aghi di pino che si erano accumulati sul tergicristallo, pungendosi con un pezzo di vetro che era stato incollato sull'auto e che pensai fosse un 'regalino' per me di qualcuno - spiega Cagnoni - Nel suturarle la ferita, il sangue colò sui miei jeans, che poi buttai sul letto ma la domestica me li rimise nell'armadio. La macchia si vedeva poco, quindi non la vidi e li rimisi". Cagnoni ha una risposta per (quasi) tutto, anche sulla borsa bianca che Giulia indossava prima dell'omicidio e che secondo l'imputato "non è ciò che si vede nel video delle telecamere di Firenze, quello era un cuscino bagnato o un sacchetto con dei camici vecchi". "E la scheggia di legno insanguinata trovata nella tasca dei jeans?". "Avevamo trasportato la legna da Marina Romea a Ravenna, una scheggia mi sarà rimasta addosso". "E il sangue sulla torcia?". "L'avrà sporcata Giulia dopo essersi ferita in auto". Altro elemento decisivo sono le impronte insanguinate, che apparterrebbero a Cagnoni, trovate sul luogo del delitto: "Posso solo dire che non sono le mie. E poi scusate: Giulia rispose al telefono alle 10.05 e alle 11 io sono uscito dalla villa, come avrei fatto in meno di un'ora a ucciderla e anche a ripulire tutto?". Ma a quella chiamata Giulia non ha mai risposto. E non finisce qui: resta da capire chi possa aver portato il bastone del delitto nella villa, il bastone su cui sono presenti tracce di Cagnoni. "Le tracce sono dovute al fatto che lo trasportai io da Marina Romea a Ravenna - dice Cagnoni - Forse fu Giulia a portarlo nella villa, magari per difendersi in caso di ladri. Comunque mi sembra assurdo commettere un omicidio in una villa di proprietà, no?".

Le ultime ore prima dell'omicidio

Parlando di quel venerdì 'maledetto', Cagnoni ripete che Giulia rispose a due chiamate alle 10.05 da un centro medico mentre erano insieme nella villa: eppure dai tabulati telefonici, come sottolinea l'avvocato della famiglia Ballestri Giovanni Scudellari, Giulia avrebbe ricevuto effettivamente due chiamate da un centro ottico, alle quali però non avrebbe mai risposto: proprio intorno a quell'ora, infatti, avrebbe avuto luogo l'omicidio. E nella villa i due sarebbero andati per fotografare i famosi quadri da vendere: "Uscimmo senza mettere l'allarme, perchè entravano sempre topi e gatti e lo facevano suonare". "Non mette l'allarme in una villa in cui ci sono quadri da migliaia di euro?", domanda stupido Scudellari. "Non credo che i ladri porterebbero via i quadri", risponde Cagnoni. Dopo aver scattato quelle foto, secondo quanto racconta l'imputato, la coppia si fermò nel giardino per parlare delle divisioni dei beni; ed è lì che l'uomo avrebbe chiesto alla moglie di spegnere il telefono, per poter parlare con calma. E poi? "Giulia si incamminò verso i giardini, io salii in auto e mi soffermai a guardarla dal finestrino retrovisore: fu un momento intenso di riflessione, la guardai allontanarsi e realizzai che era davvero finita", dice Cagnoni abbasando lo sguardo. Da lì, il dermatologo sarebbe tornato a casa dove si sarebbe cambiato e fatto una doccia: "Io faccio sempre almeno due docce e cambi d'abito al giorno, ho la passione per i vestiti", spiega Cagnoni.

L'ultima domanda: "Perchè Giulia venne trovata morta in quella villa?"

Si parla poi delle ultime ore prima del ritrovamento del cadavere di Giulia, la lunga notte tra la domenica e il lunedì. "Ciò che mi stupisce e mi lascia perplessa è che lei non ha mai chiesto perchè la questura la stesse cercando a quell'ora della sera", spiega il pubblico ministero. "Sapevo benissimo che volevano interrogarmi, ero il marito in fase di separazione di una donna sparita - risponde Cagnoni - Logico che fossi allarmato".  Schiaretti irrompe: "La logica dice che se lei si fosse davvero allarmato, avrebbe preso l'auto e sarebbe andato subito a Ravenna". E invece Cagnoni, raggiunto a Firenze dalla Polizia, si lancia da una finestra e si dà alla fuga: "Mentre correvo mi cadde il telefono dalle tasche", spiega l'imputato. Quel telefono che, insieme al secondo che aveva a disposizione in quei giorni, non venne mai più trovato. Alla fine il Pm D'Aniello cerca di chiudere il cerchio: "Perchè Giulia viene trovata morta in quella casa?", chiede al marito della vittima. "Ci ho pensato tanto: capitava che lei andasse lì senza dirlo a nessuno, l'unico dubbio che ho è che abbia dimenticato lì il telefono e sia tornata a cercarlo". Ma Cagnoni ricorda anche la porta-finestra sul balcone della villa che, secondo lui, sarebbe stata aperta: "La aprimmo a luglio per cambiare aria, visto che avevamo trovato dei topi morti, e ce la siamo dimenticata aperta. Poi lavai tutto con l'acqua distillata che è stata trovata nella villa". E così troverebbe spiegazione anche quella tanica di acqua con cui l'asssassino, entrato dalla finestra, avrebbe provato a ripulire il sangue e le impronte dopo l'omicidio. Quella porta-finestra da cui avrebbe potuto intrufolarsi un estraneo, però, Cagnoni dice di non averla vista quel venerdì: "E' vero, ma noi la dimenticammo aperta: e chi altri potrebbe averla chiusa?".

"Giulia reagì: il bastone? Forse lo usò lei. Ma il mostro non sono io"

L'avvocato dei Ballestri, Scudellari, cerca di capire quale idea possa essersi fatto il marito di quella donna uccisa con così tanta violenza. "Si è fatto una ricostruzione di come l'assassino possa avere agito?", domanda il legale. "Giulia era una donna forte: credo che il bastone lo abbia utilizzato lei per difendersi. Sicuramente gli aggressori erano piu di uno ed erano strafatti di cocaina, una 'banda di acrobati' che si sarebbe arrampicata sul balcone, sono persone che ammazzano per meno di cento euro". Il legale rivolge all'imputato una domanda molto diretta: Lei è d'accordo con me che solo un mostro avrebbe potuto commettere un omicidio così brutale?", domanda a Cagnoni. "Assolutamente sì", risponde deciso il dermatologo. "Ed è lei il mostro  che ha ucciso Giulia?", chiude Scudellari. Cagnoni non ci pensa un attimo: "No, non sono io il mostro, lo dico da sempre. Non avrei mai potuto ammazzare la madre dei miei figli".

La prossima udienza andrà in scena lunedì 26 alle 14, quando l'imputato dovrà rispondere alle domande del suo legale Giovanni Trombini.

Qui la prima parte della deposizione di Matteo Cagnoni

La prima udienza - Cagnoni in aula. La difesa: "Il processo va spostato da Ravenna"

La seconda udienza - Ammesse tutte le prove. Accusa e difesa chiedono oltre 200 testimoni

La terza udienza - Parla la migliore amica: "Matteo sempre più ossessivo, avevo paura per lei"

La quarta udienza - L'amante di Giulia: "Le diceva che presto l'avrebbe lasciata libera"

La quinta udienza - L'amico di Giulia: "Il marito le diceva 'Ti distruggo'"

La sesta udienza - Il dermatologo ha un malore durante il video del ritrovamento del cadavere

La settima udienza - Frase shock della madre di Cagnoni: "Matteo l'ha fatta grossa"

L'ottava udienza - Caos in aula al processo: Cagnoni offende la madre di Giulia, il fratello reagisce - IL VIDEO

La nona udienza - L'agente di Polizia amico di Cagnoni: "Tradì Giulia, diceva che le donne dovevano stare in casa"

La decima udienza - Cagnoni cedette al fratello ville e studi milionari per una cifra irrisoria: perchè?

L'undicesima udienza - "La madre di Cagnoni disse che Giulia era stata uccisa, ma ancora non poteva saperlo"

La dodicesima udienza - Colpi di scena: la madre non si presenta, l'amica nega la telefonata registrata - Il padre: "Mio figlio era tranquillo, come se 'giustizia fosse stata fatta'"

La tredicesima udienza - Sms shock di Stefano Cagnoni: "Mio fratello è l'assassino di Ravenna"

La quattordicesima udienza - Lo psicoterapeuta: "Giulia acquisiva autonomia, Matteo bloccò la terapia"

La quindicesima udienza - "Quel bastone non fu preso nella villa del delitto". La prova della premeditazione?

Il maltempo fa slittare la sedicesima udienza: la Corte respinge la richiesta per i domiciliari

La sedicesima udienza - Sul bastone il Dna di Cagnoni: ma sotto le unghie di Giulia quello di un altro

La diciassettesima udienza - Aggressione inaudita durata 40 minuti. Le impronte insanguinate? "Sono di Cagnoni"

La diciottesima udienza (mattina) - E' il giorno di Cagnoni: "Io innocente, non sono così cretino da lasciare questi indizi"

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