La difesa di Cagnoni in Appello: "Se l'omicida fosse lui tante azioni incoerenti: serve perizia psichiatrica"

Nel giorno in cui a Ravenna viene presentato il libro "Delitto d'onore", che racconta dell'omicidio di Giulia Ballestri, in Tribunale a Bologna va in scena la seconda udienza del processo a Matteo Cagnoni

Omicidio Ballestri, seconda stangata per Cagnoni: l'Appello conferma il carcere a vita

Nel giorno in cui a Ravenna viene presentato il libro "Delitto d'onore", che racconta dell'omicidio di Giulia Ballestri avvenuto nel 2016, nell'aula di Corte d'assise d'appello del Tribunale di Bologna presieduta dal giudice Orazio Pescatore giovedì va in scena la seconda udienza del processo a Matteo Cagnoni che vede imputato il dermatologo ravennate condannato all'ergastolo per omicidio. Condanna da confermare, annullare o da rivedere: è questo il quesito che viene sostanzialmente posto ai giudici togati e popolari della Corte d'Assise d'Appello di Bologna, chiamati a riesaminare il caso per il secondo grado di giudizio. Per l'accusa, rappresentata dal procuratore generale Gianluca Chiapponi, non ci sono tentennamenti: la sua requisitoria mercoledì è terminata con una prevedibile richiesta di conferma dell'ergastolo.

L'accusa: "Perizia psichiatrica? Cagnoni era lucido"

Anche giovedì è assente in aula - un'aula molto meno affollata rispetto alle udienze del processo in Tribunale a Ravenna - Matteo Cagnoni. Il primo a prendere la parola è Giovanni Scudellari, avvocato della famiglia della vittima, che in sostanza ripete quanto già detto durante le lunghe udienze del processo in primo grado cercando di rafforzare le aggravanti di crudeltà e premeditazione. Parla della fuga di Cagnoni dopo l'omicidio, degli impacchettamenti delle prove, dei messaggi alla segretaria che annunciavano una "tragedia" quando ancora il corpo di Giulia non era stato ritrovato. Il legale ravennate ricostruisce con commovente drammaticità il ritrovamento del corpo di Giulia, ma non usa mezzi termini nel descrivere la brutalità dell'omicida: tanto che arriva a tracciare un parallelismo tra l'omicidio in questione e il delitto del "canaro della Magliana" (nel 1988 il proprietario di un negozio di toelettatura di cani uccise un ex pugile torturandolo a lungo, ndr): "Un omino bistrattato e umiliato che non ne può più e a un certo punto, con un pretesto, fa andare l'ex pugile nel suo negozio e lo ammazza - spiega Scudellari rafforzando l'aggravante della crudeltà - ma non lo fa subito: lo fa torturandolo in una gabbia e pensando "Adesso mi diverto, ora assapora la mia vendetta". Il 'canaro' alimentava il suo coraggio con la cocaina, Cagnoni lo fa con il narcisismo". E ancora fa un paragone forte con "Igor il Russo": "Lui è crudele, perchè ammazza; ma non ammazza con crudeltà, prende la pistola e ti spara. Qui, invece, Giulia è stata torturata facendole sbattere la testa contro lo spigolo del muro. Colpi tali da spaccare la testa di un toro. Le si voleva cancellare il volto". L'avvocato mostra alla corte una foto del volto insanguinato e irriconoscibile di Giulia: "Per me Giulia rimarrà sempre questa foto. Se solo il suo omicida pensasse un secondo a ciò che ha fatto, al terrore negli occhi di Giulia, allo strazio dei figli...".

Tutto ciò "perchè Giulia si era permessa di lasciare Matteo - spiega Scudellari - di avvicinarsi a un altro uomo, di offuscare la sua immagine di vincente, di dire che l'odore della sua pelle le faceva schifo". "Ora voglio vedere se ti fa schifo l'odore del tuo sangue". Non sono da sottovalutare, secondo la difesa, "gli atti che hanno preceduto l'omicidio: il bastone portato lì in anticipo, un tronco di mezzo metro grosso e duro come il marmo. Perchè quando Giulia poteva ancora essere salvata, lui si è invece accanito ancora di più. Non è l'azione dell'impeto di un minuto, ma un'azione premeditata". Poi ancora un paragone molto forte: "Quando immagino la scena di Giulia in ginocchio di fronte al suo assassino, mi vengono in mente i tagliagola dell'Isis. Ma anche loro, nella loro follia, hanno delle regole: devono usare un coltello appuntito e puntare alla giugulare, dando un colpo secco per far soffrire la propria vittima il meno possibile. Quanti colpi ha subìto invece Giulia contro quello spigolo? A pensarci mi vengono i brividi".

Poi si sofferma sulla richiesta della difesa di ottenere una perizia psichiatrica: "Se Cagnoni durante il processo avesse detto 'Sono entrato in quella casa, ma poi ho un vuoto su cosa sia successo', allora potrebbe avere un senso - puntualizza Scudellari - Il problema è che invece Cagnoni ci descrive con precisione quello che lui avrebbe fatto in quella casa, con estrema lucidità. Certo, abbiamo individuato tratti narcisistici nella personalità dell'imputato, ma a noi interessa se questi tratti siano talmente gravi da causare episodi di dissociazione". Poi, prima di lasciare la parola all'avvocato della difesa Gabriele Bordoni, un ultimo augurio: "Spero tanto che la persona che ha deciso di "liberare" Giulia a modo suo decida di liberare anche i propri figli, raccontandogli perchè la loro madre non è più uscita da quella casa".

La difesa: "Non si può escludere un disturbo di personalità che abbia influito sulle sue intenzioni"

E' il turno della difesa dell'imputato, che si sofferma a parlare della "necessità di avere prove sicure", del concetto di "ragionevole dubbio" (come già faceva il precedente avvocato, Giovanni Trombini), delle "zone d'ombra" e delle "incompletezze" che secondo lui permeano questo caso, così come degli aspetti che "andrebbero approfonditi". Tira fuori le 370 pagine di motivazioni della sentenza di primo grado. Parla dell'allarme inserito nella villa dell'omicidio e cerca di insinuare il dubbio sul fatto che fosse effettivamente inserito o meno, sull'effettivo orario del decesso, sul dna estraneo trovato sotto le unghie di Giulia (l'elemento principale sul quale la difesa ha sempre fatto leva e tema che secondo Bordoni doveva essere esplorato meglio), su mancate verbalizzazioni, sul navigatore dell'auto di Cagnoni e sui messaggi Whatsapp (l'avvocato vorrebbe vedere il telefono vero e proprio e non le fotocopie delle conversazioni), e anche sull'utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche che, comunque, secondo lui in queste i genitori "stavano solo ipotizzando che il figlio fosse responsabile dell'omicidio in ragione della sua personalità, la loro opinione non dovrebbe rappresentare quindi elemento di prova".

Parla poi delle condizioni psicofisiche dell'imputato: "E' sottoposto a trattamenti farmacologici, c'è in lui un progressivo scadimento, credo sia impensabile non approfondire questo tema, anche perchè nella sentenza si parla di "percezione alterata dalla furia omicida". Non esiste anomalia della psiche a cui si possa negare il rilievo, al fine di valutare la facoltà di intendere e di volere. Abbiamo la possibilità di escludere che ci sia un disturbo della personalità che possa influire sulla valutazione della sua intenzione di intendere e di volere? Vogliamo rimanere in superficie o questo aspetto merita un approfondimento? E, se davvero fosse stato lui a uccidere Giulia, non sarebbe giusto questo approfondimento per sanzionarlo con un trattamento non repressivo e vendicativo, ma di rieducazione e adeguato al disturbo di cui soffre?".

Oltre alla richiesta di perizia psichiatrica, Bordoni cerca di fare cadere le aggravanti di crudeltà e premeditazione: per il legale la scelta di quel luogo per l'omicidio "non avrebbe una logica premeditativa. Se io uso la scusa di dover fare la foto a un quadro per ucciderla, che senso ha poi inviare effettivamente la foto al critico d'arte come Cagnoni ha poi fatto?". E anche il maldestro tentativo di ripulire la villa dal sangue per lui non ha senso: "Ogni medico sa che le tracce ematiche possono essere rilevate anche dopo il lavaggio; ma poi avrebbe lasciato lì il bastone? E avrebbe rimesso l'allarme? Farebbe così una persona non turbata dalla propria psiche? E perchè andare in aeroporto per scappare senza poi prendere un biglietto? Tutto ciò è plausibile con un gesto premeditato, ragionato e organizzato? A meno che non ci sia un uomo che fa certe cose e uno che ne fa altre". Una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde: "E allora serve la perizia".

Infine le richieste: l'assoluzione dell'imputato, o in alternativa la perizia psichiatrica per accertare il suo stato di semi-infermità oppure, ancora, la concessione delle attenuanti patologiche generiche per far sì che la pena venga rimodulata. Nel tardo pomeriggio, se non venisse ammessa la perizia psichiatrica chiesta dal legale del dermatologo potrebbe già arrivare la sentenza.

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